Intervista ad Antonio Di Maggio (quinta parte)

Intervista ad Antonio Di Maggio (quinta parte)

Dopo una settimana di stop, torna l’appuntamento con il maestro Antonio Di Maggio. Dopo averci raccontato importanti news in riferimento alle proprie dimissioni dalla Commissione Organizzazione Gare della FIJLKAM, il maestro Antonio Di Maggio si esprime quest’oggi sull’arbitraggio denunciando, tra le altre cose, ufficiali di gara che gestiscono club di judo in modo ufficioso. Ribadendo l’importanza di una pluralità di punti di vista, in linea con i nostri principi, Italiajudo apre il confronto a chiunque sia interessato al tema, ivi incluso chi dovesse avere una opinione differente rispetto al pensiero espresso dal maestro Di Maggio. Guai, se cosi non fosse!

Pubblicato da Ennebi il 13 dic 2018 in Buenos Aires, Argentina

Maestro Antonio Di Maggio, Lei in passato ha ricoperto il ruolo di Presidente della Commissione Nazionale Ufficiali di Gara (UDG). Secondo Lei, perché una persona sceglie di fare l’arbitro?

A dire il vero, le motivazioni che, almeno in passato, spingevano un judoka ad intraprendere la carriera arbitrale non possono certamente essere definite nobili. Difatti, coloro i quali si affacciavano a tale percorso erano, nella maggior parte dei casi e a giudizio dei loro stessi dirigenti e/o tecnici, coloro che non mostravano una particolare predisposizione all’insegnamento o coloro che non riuscivano ad ottenere risulti agonistici di un certo rilievo. Nella realtà, la figura dell’Arbitro, proprio in virtù della particolare funzione che è chiamato ad assolvere, richiede delle conoscenze tecniche approfondite e delle capacità psicologiche ben definite. Egli, infatti, deve essere in grado di decifrare correttamente l’andamento tecnico dell’incontro, avere una spiccata capacità decisionale e, pur lavorando in team, leggasi pure terna arbitrale, mantenere la sua autonomia di giudizio, ovvero, non subire l’influenza di terzi. Se ci trovassimo di fronte ad un Arbitro con tali caratteristiche, certamente, non assisteremmo ad incontri in cui i famigerati “Golden Score” superano di gran lunga i tempi regolamentari, né tanto meno, ad “incontri telecomandati”, che mirano esclusivamente ad una possibile “accelerazione” della propria carriera arbitrale. Senza dubbio, una federazione che vuole puntare in alto deve necessariamente puntare alla massima professionalità e competenza della propria classe arbitrale, e soprattutto, deve far sì che non sia collegata o assoggettata a dinamiche politiche.

Come viene formata la figura professionale dell’arbitro a livello internazionale?

Consapevoli della rilevanza della figura arbitrale, l’indirizzo degli organismi di riferimento internazionali e continentali, mi riferisco rispettivamente ad IJF ed EJU, già da diverso tempo hanno posto in essere tutta una serie di iniziative atte al coinvolgimento di figure di altissima professionalità e competenza. Molti campioni sono stati coinvolti in percorsi dedicati. Basti pensare che per i 30 arbitri selezionati per il Progetto Tokyo 2020 , tra i quali  è doveroso citare la presenza dell’italiana Roberta Chyurlia, l’IJF ha predisposto un particolare corso a cura dell’IJF Academy nell’ottica della loro formazione a 360 gradi. Corso che li ha qualificati a loro volta quali formatori per le loro nazioni.

Che momento stiamo vivendo in Italia dal punto di vista dell’arbitraggio?

Carissimo direttore, l’arbitraggio è sempre stato il settore più delicato di ogni Federazione Sportiva, perché attraverso i risultati agonistici si determinano i punteggi federali. Durante una competizione a punteggio, si registra chiaramente la massima attenzione delle società sportive. Appare, quindi, evidente come gli arbitri italiani siano costantemente sotto la lente di ingrandimento delle società sportive e quando questo ponga gli arbitri in una condizione di forte pressione.

Maestro Di Maggio, tornando alla possibile influenza della politica sugli arbitri, come vede la composizione di una commissione nazionale UDG?

Attualmente, proprio in riferimento a quanto esposto precedentemente, la Federazione Internazionale ha emanato tutta una serie di normative che definiscono le linee guida per le composizioni di tali commissioni. Senza ombra di dubbio serve trasparenza e chiarezza nei ruoli, va abbandonata la falsa moralità che stabilisce la sottile linea delle incompatibilità tra la carriera di tecnico, di atleta e di arbitro e puntare invece sulla professionalità e competenza. È certamente sotto gli occhi di tutti, come in Italia diversi arbitri abbiano le loro società sportive, che potrebbero essere definire “sotto copertura”. Magari approfondiremo in un’altra occasione quanto stabilito dalla Commissione Internazionale Arbitri.

Che cosa farebbe Lei per migliorare la situazione in Italia?

Migliorerei il rapporto Federazione-Ufficiali di Gara. È importante non dimenticare che i Presidenti di Giuria arrivano in sede di gara prima di tutti e vanno via per ultimi. Cambierei poi i rimborsi in modo che siano più adeguati all’impegno, in modo da creare poco a poco dei professionisti del settore. Tuttavia, questi cambiamenti vanno accompagnati da cambiamenti organizzativi. Da un lato, allineerei le regole di comportamento da parte di chi riceve un incarico nelle commissioni ai principi imposti dall’IJF, cosi come spiegato in precedenza; dall’altro cambierei alcune regole in riferimento alle competizioni, che non possono durare all’infinito come accade oggi. So che non è una facile soluzione, in quanto bisognerebbe far partecipare meno atleti alle gare e ciò si scontra con le spese che devono sostenere gli organizzatori. A tal proposito bisogna capire come la FIJLKAM possa sostenere di più chi organizza una gara. Ritengo che la Federazione abbia due possibilità, che possono essere combinate tra loro: da un lato prevedere nel bilancio stanziamenti per l’attività agonistica di base; dall’altro dividere la gare in fasce. Giusto per fare un esempio, da prendere con la massima flessibilità, gli Assoluti e la Gara a Squadre potrebbero rappresentare la prima fascia; i Campionati Italiani Juniores, Cadetti ed Esordienti la seconda; Gran Premi, Trofeo Italia e altri Tornei rientrerebbero nella terza fascia. Ovviamente per ogni fascia va previsto un impegno diverso di mezzi e di uomini, regolamentato da criteri chiari per tutti, magari definiti una volta per tutte ad inizio quadriennio.


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