Intervista ad Antonio Di Maggio (Seconda Parte)

Intervista ad Antonio Di Maggio (Seconda Parte)

Pubblichiamo la seconda parte dell’intervista effettuata al maestro Antonio Di Maggio. Nella prima parte, pubblicata martedì scorso, Di Maggio ci ha spiegato le ragioni che lo hanno portato a rassegnare le proprie dimissioni da Presidente della Commissione Organizzazione Gare. La chiacchierata aveva toccato diversi temi, tra cui il rifacimento dello Statuto della FIJLKAM. Quest’oggi Antonio Di Maggio ci parla della sua visione di Comitato Regionale e dell’autonomia dei settori che, secondo lui, andrebbe ristabilita. Il maestro Di Maggio è un ottimo conoscitore degli ambienti federali e ha un trascorso importante in diverse federazioni sportive.

Pubblicato da Ennebi il 12 nov 2018 in Parigi, FRA

Maestro Antonio Di Maggio, Lei parla di una nuova organizzazione dei comitati regionali quale una delle tre priorità nel rifare lo Statuto della FIJLKAM. In che modo li riformerebbe?

Il problema dei Comitati Regionali viene da lontano, anni fa l’allora presidente Matteo Pellicone immaginò e realizzò un comitato per ogni regione con la stessa impostazione della federazione e cioè tre settori e un presidente.

Per quale motivo Pellicone fece quella scelta?

Il primo motivo era dovuto al numero di rappresentanti regionali: si doveva dialogare con sessanta comitati, venti per settore. Ciò era molto faticoso. Pellicone pensava che facendo quell’operazione avrebbe avuto a che fare con venti presidenti in tutto, riducendo di due terzi gli interlocutori. Non è stato così perché di fatto sono diventati ottanta, venti per settore più i venti presidenti. Il secondo motivo era che il CONI voleva questa situazione che portava al voto all’interno del CONI regionale un solo rappresentante per regione e non tre (Judo, Lotta, Pesi e poi Karate). A livello economico (fatte salve alcune regioni) si è aggiunta una sede con tutto ciò che essa comporta, specialmente a livello economico. E comunque di questo sarebbe interessante sentire i comitati regionali di settore.

Probabilmente per ridurre il numero di interlocutori basterebbe dare più autonomia, economica e decisionale, ai Comitati Regionali, che spesso si trovano con le mani legate. Non trova? 

Sono d’accordo. La sede centrale tende ad avere il controllo su tutto e chiaramente ciò si traduce in dispendio di risorse, specialmente umane. Dal punto di vista economico, bisogna fare in modo che i Comitati Regionali non si sovvenzionino in maniera rilevante con i corsi di aggiornamento o con i passaggi di Dan. Ciò è molto pericoloso perché incide direttamente sulla qualità della classe insegnanti, che rappresenta il nostro biglietto da visita di fronte a chi si affaccia per la prima volta alla nostra amata disciplina sportiva.

Veniamo alla Sua proposta: di cosa si tratta?

Rifarei tre settori per regione, con i consigli regionali eletti e non nominati dal vice presidente.

Lei eliminerebbe il ruolo del presidente del Comitato Regionale, ho capito bene?

I tre presidenti di settore potrebbero nominare al loro interno chi delegare a rappresentarli presso il CONI. Ripeto il concetto: abbiamo bisogno che i consigli regionali siano formati da persone votate e non nominate. C’è una grande differenza.

Se non ho capito male, Lei vorrebbe ridare autonomia ai settori. In tal caso, non si dovrebbe partire a livello nazionale, prima ancora che a livello regionale?

Sono d’accordo. Oggigiorno un settore che non sia soddisfatto del lavoro dei propri consiglieri, sia a livello nazionale che regionale, non può sfiduciarli senza trovare la maggioranza anche nel settore karate e nel settore lotta. Dato che le società sportive dei diversi settori non si conoscono, con rare eccezioni, diventa difficile avere voce in capitolo senza autonomia dei settori. Paradossalmente, se tutti i club di judo fossero d’accordo su una proposta di qualunque tipo, per esempio aprire alla libera partecipazione dei club i tornei del world tour dell’IJF (International Judo Federation), ciò non sarebbe possibile senza coinvolgere i club di karate e di lotta. Ciò vale tanto a livello nazionale, quanto a livello regionale.

Secondo Lei tale riforma comporterebbe un maggiore coinvolgimento dei club di ogni “ordine e grado” in tutte le decisioni, che siano a livello nazionale o regionale?

Assolutamente si. Hai centrato il nocciolo della questione. In un contesto dove il 100% dei club di un settore non conta nulla senza avere l’appoggio dei club del karate e della lotta, diventa poco interessante per i dirigenti che ci governano prendere delle decisioni condivise dalla base. Del resto la FIJLKAM è una confederazione, nel senso che mette assieme tre federazioni, rappresentando in totale tre sport olimpici. Se da un lato vedo il vantaggio di essere uniti al karate e alla lotta, quanto meno dal punto di vista amministrativo, non capisco perché ogni settore non si possa gestire in maniera autonoma. In una confederazione con autonomia dei settori, l’importanza delle società sportive aumenterebbe e ciò si tradurrebbe inevitabilmente in una democrazia molto più partecipata rispetto al caso attuale. Faccio un esempio molto sentito, quello del PAAF. Oggi abbiamo un Programma dell’Attività Agonistica Federale (PAAF) che non funziona e sopratutto che non piace a parecchi club. Sono convinto che con una struttura differente a livello regionale e nazionale, si possa avere un incaricato di buon senso (non mille!) che dialoga con il direttore tecnico e non con chi fa politica, che prepara una bozza, che la condivide con i comitati regionali, che a loro volta coinvolgono le società sportive; questi recepirà poi i commenti di tutte le parti, provenienti da tutta Italia e li includerà nel PAAF affinché sia approvato dai consiglieri nazionali. Alla fine al Consiglio di settore non può che arrivare un PAAF condiviso a tutti i livelli. Solo in questo caso le società possono partecipare attivamente e possono far presente quali sono le problematiche che hanno nel partecipare alle gare con costi non più sopportabili. Credo che questo potrebbe dare una grossa mano per il miglioramento del Judo. Ed è questo che mi sta più a cuore.

Ritiene giusto che le elezioni dei Consigli Regionali si svolgano solo in seguito al rinnovo delle cariche nazionali?

Questo è un altro grande problema. Il rinnovo delle cariche regionali dovrebbe avvenire prima delle elezioni nazionali e ciò dovrebbe essere normato, ovvero messo per iscritto. Accade in ogni democrazia che si rispetti e non vedo perché nella FIJLKAM debba essere diverso. È importantissimo che le elezioni locali avvengano prima delle nazionali al fine di ridurre ogni influenza da parte di chi vince le elezioni a livello centrale. All’Assemblea Nazionale andrebbero un numero limitato di votanti, risparmiando anche tanti soldi.

Secondo Lei oggigiorno chi vince le elezioni a livello nazionale influenza ciò che succede a livello regionale?

Certo che si.

Parliamo delle deleghe. Lei è a favore o contro?

Le deleghe sono vietate dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale) e dall’IJF (International Judo Federation). Inoltre, sono convinto che rappresentino una minaccia alla democrazia. Sono contro le deleghe, andrebbero vietate. Dovrebbe essere già così.

 

Documento IJF: Disposizioni obbligatorie per le Federazioni Nazionali in relazione ai propri Statuti, tra cui il divieto di elezioni tramite deleghe (proxy in inglese)

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