Il judo è bello ma i miei amici fanno zumba

Il judo è bello ma i miei amici fanno zumba

Il judo è bello ma i miei amici fanno… Zumba! Solitamente quando qualcuno fa qualcosa pensa che quella cosa sia la migliore del mondo. Ad esempio, per un pescatore alzarsi alle 5 del mattino per andare a sedersi all’umido di un lago ad un centinaio di km di distanza dal suo letto, cercando (spesso invano) [...]

Pubblicato da Chiorbaciov il 23 mar 2014 in Prato

Il judo è bello ma i miei amici fanno… Zumba!

Solitamente quando qualcuno fa qualcosa pensa che quella cosa sia la migliore del mondo. Ad esempio, per un pescatore alzarsi alle 5 del mattino per andare a sedersi all’umido di un lago ad un centinaio di km di distanza dal suo letto, cercando (spesso invano) di pescare pesci infiacchiti dall’inquinamento circostanze, è la cosa più rilassante che esista. Per me sono solo degli idioti.

Ma il mondo è bello perchè vario: come non citare i collezionisti di francobolli, gli ultras di una squadra di calcio, i dirottatori d’aerei, chi va a cantare ad XFactor nella speranza di essere scelto fra l’altra decina di migliaia di ugole dalla voce alla Giusy Ferreri. Insomma, ogni uomo su questa terra ha delle passioni più o meno forti, che spesso servono per scaricarsi dallo stress accumulato a lavoro e che, quando va tutto alla grande, diventano esse stesse il lavoro. I judoka però avrebbero tutte le ragioni del mondo per considerare il loro sport il più bello, e la loro passione probabilmente quella in cui le energie sono meglio riposte.

Anzitutto, l’Unesco avrebbe dichiarato il judo come sport più completo nella fascia d’età fra i 4 ed i 21 anni (ad onor del vero il documento ufficiale è introvabile su internet, almeno per le mie ricerce). Senza contare, poi, che il judo è aperto a chiunque: dai marmocchi appena nati agli anziani, dalle persone sane a quelle con disabilità fisiche e psichiche. E’ questo il motivo per cui è sviluppato in qualunque punto del mondo, diventando l’arte marziale senza dubbio più diffusa. La coordinazione che ne vien fuori è totale (anche se qualcuno pensa ancora che il nuoto ti faccia coordinare: avete mai visto un nuotatore correre?), le capacità fisiche importanti. I bambini che fanno judo, essendo esso uno sport di situazione, vanno molto meglio a scuola degli altri. In pratica, uno sport come la maratona, il lancio del peso, il salto in alto, sono discipline che potresti fare ripassandoti nel frattempo l’ultima inutile lezione di filosofia, visto che il tuo scopo è solo battere un determinato limite. Mentre si combatte, invece, è come se si facesse una breve partita a scacchi, con decisioni pressochè istantanee, abituando la mente alla risoluzione dei problemi.

Quindi la domanda è lecita: perchè si parla solo di calcio ed il judo non se lo caga nessuno?

La risposta che viene sempre data è superficiale, di una banalità disarmante: nel calcio ci girano i soldi. Al che rispondo con una sola parola: zumba.
Ora, è mai possibile che una attività fisica come lo zumba sia più famosa di una disciplina totale come un’ arte marziale? E’ mai possibile che il judo non riesca ad essere attraente per quei milioni di donne (solitamente trentenni frustrate che odiano gli uomini), che si mettono a muoversi a casaccio con l’ultimo remix di Pitbull? Come al solito, quando si cerca dei responsabili, non possiamo far altro che guardarci allo specchio (ho citato V per Vendetta. Mi sento tostissimo).

Il problema dei judoka è che devono scendere dal piedistallo che si sono creati: ok, siamo i migliori del mondo, ma se non ci avviciniamo alla gente rimarremo gli ultimi migliori del mondo. Quindi vediamo come fare.

Elio1

In primis dovremmo assolutamente smetterla di considerarci come uno sport: come ho spiegato sopra non esistono solo agonisti che ci fanno ben figurare alle gare e che portano punti al kodokan, ma la nostra è un’arte marziale aperta a tutti quanti. Cerchiamo di puntare a quella fetta di donne che pagano una salassata in palestra per fare spinning o fit box, diamo loro uno scopo, facciamoci sentire vicini. Stessa cosa vale per i disabili: i ciechi, ad esempio, che oltre al judo possono fare poco altro. Muoviamoci in tutte le direzioni senza pensare di essere dei supereroi, e non mi riferisco agli allenatori, ma ad i praticanti stessi.

Pensate che fare ciclismo comporti meno sacrifici dei nostri? Pensate che un calciatore professionista non debba tenere il peso? O pensiamo che siano tutti come Balotelli?

Altro discorso quello che riguarda l’emorragia di iscritti nelle nostre palestre: perchè? Spesso è causata da fattori che non possiamo controllare (es. adolescenti maschi che scoprono la figa), altre volte è causata all’interno della palestra stessa. Gelosie, litigi, divergenze con l’allenatore. Tenere un gruppo unito è fondamentale, probabilmente il vero segreto per la sopravvivenza sulla piazza. Avere tanti atleti in palestra comporta di per sè una buonissima pubblicità, con genitori più che disposti a mandare i propri figli in un ambiente sereno. Altro appello: non rompete i coglioni con il peso. Spesso i ragazzi non fanno gare perchè non se la sentoni di fare una dieta: hanno ragione. Il 99.99% di noi non farà mai un Mondiale, quindi judo lo facciamo per divertirci. Se l’alteta perderà nel peso sopra, pazienza. L’importante è che faccia gare e continui a rimanere nel gruppo. Infine il rapporto coi genitori: coinvolgeteli, fate in modo che alle gare tifino anche per i ragazzi che non derivano dai loro organi genitali. Se riuscirete ad ottenere questo, sarete già un bel passo avanti.

Per concludere: smettiamola di sperare che i nostri atleti facciano medaglia alle Olimpiadi per elemosinare un po’ di visibilità mediatica, e non speriamo che l’ultimo film su Maddaloni (che ad un certo punto sembrava una fiction su Padre Pio) possa portarci tanti iscritti. Domandiamoci seriamente, invece, quanto le responsabilità per un mancato sviluppo del judo e per l’emorragia di atleti non siano nostre.

Altrimenti la prossima generazione di judoka lascerà gli ultimi kodokan rimasti per andare a fare zumba.

 

 

Visita il blog di Chiorbaciov, autore di satira del celebre Lercio.it


Chiorbaciov

 


  1. Claudio Zanesco says:

    ahahaha bello, divertente, ironico, condivisibile, bravo all’autore di questo spaccato di realtà

  2. GB says:

    Un bell’articolo che dovrebbe far riflettere i vertici del judo nazionale. Spesso le “guerre” fra piccole società non fanno altro incrementare il fenomeno dell’abbandono. L’autore dell’articolo dimentica però una cosa, una delle cause principali dell’abbandono giovanile del judo è da ricercarsi nella carenza di risultati agonistici ( a nessuno piace perdere sempre ) e finchè si continuerà a far gareggiare dei professionisti con gli amatori nulla si potrà fare. Pensate al confronto fra una squadra di calcio di terza categoria e una di serie A oppure ad una corsa ciclistica fra amatori e i prof. del giro d’Italia. Anche nel judo andrebbero introdotte le gare di serie A – B ecc e solo dopo aver vinto nella categoria inferiore si potrebbe passare a quella superiore. Sicuramente tanta gente sarebbe più motivate a gareggiare sapendo di confrontarsi con dei pari livello e piano piano i migliori emergerebbero.

  3. Chiorbaciov says:

    Grazie Claudio.

    GB, non mi sono dimenticato. Però tieni conto che l’emoraggia grossa è nella fase adolescenziale, quella cioè in cui ancora non c’è distinzione fra professionisti e dilettanti (e in cui si scopre la figa).
    Detto questo, sono favorevole ad una divisione a fasce. Anzi direi che sarebbe una cosa assolutamente logica e di buon senso.

  4. Lory says:

    Condivido il pensiero di GB.

    A mio parere ci vuole un circuito locale (che in alcuni casi puo’ accorpare piu’ regioni, se pensiamo a regioni come basilicata, valle d’aosta o molise) in altri casi puo’ sussistere all’interno di una provincia, si pensi a milano e ai territori limitrofi, oppure a torino o roma. Questo circuito locale si esaurirebbe all’interno della propria zona, senza avere ripercussioni di qualificazione a livello nazionale. Con quale vantaggio? Bassi costi di spostamento, bassissimi direi, torneo accessibile a tutti, anche gli alteti non da campionato italiano, accessibile perfino a quegli ex atleti di medio o alto livello che vogliono solo divertirsi senza per forza confrontarsi con gente che si allena due volte al giorno, praticabile ogni week end all’interno della propria palestra nel 90% dei casi ( se pensiamo ad una formula andata e ritorno, e tanti tanti altri…

    Diciamo che potrebbe essere una serie c. La serie b la farei solo in secondo momento, quando dover fare la gara di judo nel week end verra’ considerata una cosa normale, essendosi diffusa questa pratica. Un progetto che dura qualche anno, con risultati sul lungo periodo. Insomma, quella che nelle aziende si chiama STRATEGIA.

    • Zecchimotosan says:

      In italia il judo è la fotocopia della politica italiana quindi è difficile intravvedere un cambiamento . Pochi eletti hanno in mano le sorti e il futuro del nostro sport in italia .

  5. berny says:

    complimenti all’articolista,
    si ragiona solo in termini agonistici, e dice una SACROSANTA VERITA’ siamo noi i detrattori della nostra amata disciplina, ci nascondiamo dietro la cintura nera o addirittura rossa e bianca e non andiamo oltre per nascondere la personale ignoranza. Ricercare la colpa di questo smacco sarebbe troppo lungo e ognuno di noi troverebbe argomentazioni in merito, quindi non ci resta che rimboccarci le maniche e lavorare, lavorare e ancora lavorare.Come lavorare, in primis modificare lo statuto, poi ricercare visibilità e il nostro sport ha una sola possibilità di visibilità quella dei campionati a squadre ( ma con andata e ritorno e dislocate nell’arco dell’anno e non la solita ammucchiata che scoccia anche a noi interessati) dando la possibilità agli atleti di tesserarsi con chi vogliono in accordo con la società di appartenenza , e arrivare a fare le finali dando il punteggio solo ai primi otto quindi trovare la soluzione che potrebbe essere punteggio a livello REGIONALE in maniera che chi sa che non passerà neanche ai 16 non va. by

  6. mimmo says:

    Un articolo simpatico. Ribadisce ciò che viene scritto e gridato da molti. Il paragone con il “ZUMBA” forse è inopportuno. Non credo che il ZUMBA debba definirsi uno sport, così come a mio avviso il calcio…che non me ne vogliano ma credo che il ZUMBA è solo un ballo ben ritmato per sudare e il calcio è un lavoro (milionario). Il JUDO si può definire sport in quanto completo, competitivo, formativo e con caratteristiche sociali uniche. Sono vicino a tutte le ipotesi proposte come tutte le nuove idee proponibili per avvicinare i ragazzi a questa nobile arte, ma se non guardiamo il futuro con occhi imprenditoriali non credo che i nostri ragazzi andranno molto avanti, se non per formazione e/o soddisfazione personale. Quante…forse troppe belle parole…ma voglio evidenziare che l’invidia…la figa…la gelosia…fare gruppo…perdere e vincere fa parte del gioco e della crescita dell’atleta e dell’uomo sportivo che si mette in gioco e vuole crescere. Tutti e tutto in questo gioco sono importanti ma nessuno o tutto è indispensabile…un atleta di JUDO può diventare campione o comunque imparare a crescere dalle sconfitte…il ZUMBA e il CALCIO non credo abbiano questa caratteristica quindi non possono essere da paragonare. A noi serve una federazione che abbia funzioni imprenditoriali e che faccia dei suoi operai (atleti) i leader…la visibilità arriverà di conseguenza.
    Passiamo alla fiction su Maddaloni…. non credo che 7 milioni di telespettatori la pensino come te anche se Padre Pio con un’altro vestito abbia fatto ciò che il maestro Gianni Maddaloni e tanti altri bravi maestri fanno giornalmente nelle loro palestre. La fiction era solo, almeno credo, un pezzo di storia sportiva e sociale italiana, dove sono stati raccontati pezzi di vittorie e sconfitte…sociali e agonistiche. Sicuramente è stato un modo di gridare al mondo che il JUDO esiste e serve a qualcosa, infatti il solo motivo di paragone e una dato che del JUDO se ne parla.
    Che buffo, nell’articolo la foto di Elio Verde, un ragazzo della periferia napoletana, un ragazzo nato dal nulla, un ragazzo che oggi è un leader del JUDO italiano e nel mondo, un ragazzo che non ha mai fatto ZUMBA, un ragazzo che timidamente ha solo dato quattro calci ad un pallone…io alla luce di questo sono fiero che mio figlio faccia JUDO anche per questo motivo…..
    In conclusione…lasciamo che i nostri amici facciano ZUMBA…lasciamo pure che facciano CALCIO… NOI siamo superiori…noi siamo judoka…noi facciamo JUDO…con o senza sudare…con o senza soldi…noi lo facciamo per il gusto di sacrificarci e crescere sani.
    ciao…..

  7. Chiorbaciov says:

    Ciao Mimmo!

    “ZUMBA è solo un ballo ben ritmato per sudare e il calcio è un lavoro milionario”. Si, lo zumba è qualcosa che non ha niente a che vedere con lo sport, ma ha più successo di noi nonostante lo scopo sia tenersi in forma. E NO. Il calcio è uno sport, con I suoi valori. Lascia perdere la serie A e gli ultras: solo il numero di tesserati UISP toscani supererà quello della Fijlkam. Non semplifichiamo le cose.

    “Passiamo alla fiction su Maddaloni…. non credo che 7 milioni di telespettatori la pensino come te”. E menomale! L’articolo è ovviamente un’opinione personale.

    “Sicuramente è stato un modo di gridare al mondo che il JUDO esiste e serve a qualcosa”. Verissimo. Infatti non nego questo, anzi. Solo che vorrei ci muovessimo un po’ tutti senza elemosinare attenzione mediatica (che solitamente vuol dire un basso prodotto, al di là della fiction)

    “In conclusione…lasciamo che i nostri amici facciano ZUMBA…lasciamo pure che facciano CALCIO… NOI siamo superiori…noi siamo judoka…noi facciamo JUDO…con o senza sudare…con o senza soldi…noi lo facciamo per il gusto di sacrificarci e crescere sani”.
    Certo. E poi magari ci verranno le stimmate. Noi siamo sportivi e artisti marziali come altri migliaia in altre discipline. Facciamo vedere la bellezza della nostra senza snobbare le altre :)

  8. 8FJUDO says:

    Lo sport è l’attività fisica , perciò il calcio è senza dubbio lo sport per eccellenza , che il judo sia migliore per completezza è scontato. Il “zumba” può considerarsi un pseudo-sport, principalmente perchè gli mancano molti aspetti dello sport come quello competitivo. L’articolo è davvero divertente da leggere, e sono molto d’accordo soprattutto sul fatto che la maggior parte di chi lascia il judo lo fa per divergenze all’interno della sua palestra. Verissimo

  9. SONIA says:

    credo che la cosi detta emorragia non sia da imputarsi a molti fattori se non a quello principale La ns federazione deve cambiare le regole
    deve cambiare i sistemi di gareggiare e soprattutto deve dare ai suoi giovani il modo di mettere a frutto gli anni che passano nelle palestre
    se si facesse qualcosa x aiutare i giovani a guadagnarsi dei soldini credo che molti ,in questo momento resterebbero.
    quando in una società ci sono i senior la stessa riesce ad avere anche più junior xchè sono trainanti e da esempio
    sono d’accordo che debbano (come era in passato e come è ancora all’estero vedi la francia) esistere le divisioni dentro le quali tutti gareggiano prima a livello regionale (e magari sono i comitati che devono trovare il modo di premiare questi atleti ) che poi potranno se lo vogliono e hanno le prerogative passare nelle divisioni successive
    ricordo a tutti che da quest’anno i campionati Italiani a squadre cambieranno introducendo proprio le divisioni A/B e vediamo come finirà

  10. SONIA says:

    aggiungo solo un pensiero
    in Italia deve soprattutto cambiare l’idea dello sport
    non è un optional ma qualcosa di istruttivo e utile alla comunità
    oltre che alla prevenzione
    si dovrebbe dividere le società (come nel nominato calcio) x serie e che ognuna faccia la propria parte
    chi si specializzerà nelle categorie più basse (es. la serie D del calcio la promozione ecc.ecc )e chi farà la serie A
    anche perchè così facendo si potrà regolamentare meglio i vari passaggi da una società all’altra magari senza che la prima ci perda e ci guadagni solo la seconda non crede?

  11. Bonfy says:

    Ottimo articolo, la colpa dell’emorragia nelle palestre è assolutamente tutta nostra, mi ritrovo spessissimo a dire: “si faccio judo” e il mio amico/conoscente di turno mi risponde: “anche io facevo judo da piccolo, sono arrivato fino a cintura verde” se va bene, altre volte si fermano prima !
    Ma scusate di chi è la colpa se un bambino di circa 8/10 anni smette a cintura verde…no di certo colpa della figa (almeno spero!).
    Colleghi tecnici e società prendiamoci le nostre responsabilità, se non sappiamo trasmettere il judo ai nostri piccoli judoka è solo colpa nostra, dire diversamente è come se un agonista dice che ha perso per colpa dell’arbitro…
    Certo il calcio non aiuta a diffondere il nostro sport, ma siamo judoka dobbiamo essere capaci di affrontare le situazioni ostiche!
    Anche il rugby 10 anni fa non l’ho conosceva nessuno e non possiamo dire che l’Italia eccella in questa disciplina, ma è comunque molto seguita!
    In conclusione, diamoci da fare e buon lavoro a tutti quanti !!!

  12. GB says:

    Come giustamente sostiene qualcuno, la perdita di ragazzi in palestra è anche colpa di noi insegnanti che non sappiamo stimolare l’interesse e la passione per uno sport.
    E’ impensabile continuare a creare aspiranti allenatori,, maestri ecc che molte volte acquisiscono questi titoli senza la necessaria preparazione. Ovvio questo porta soldi attraverso i corsi di “aggiornamento” obbligatori. Che dire poi dei tanti dan regalati grazie alle conoscenze è scandaloso. Un ottimo esempio viene dagli Amici del judo, ma ovviamente i vertici federali non li riconoscono e sapete il perchè? Semplicemente per la paura del confronto.
    Lo sport si è evoluto ma in tante società gli allenamenti sono nelle mani di persone rimaste all’età della pietra che nulla sanno e neppure vogliono sapere cosa sono le nuove metodologie di allenamento, questo annoia i praticanti che così si rivolgono ad altri sport.

  13. Gennaro says:

    Complimenti.

  14. Gennaro says:

    Ottimo da poter fare formazione. Oggi quello che manca e la formazione. E come dice un detto: senza formazione non crei l’azione. Felice Giornata.

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