Come i genitori distruggono un judoka

Come i genitori distruggono un judoka

KUZUSHI, rompere l’equilibrio. Rubrica a cura di Chiorbaciov   Il genitore che renderà la vita del piccolo judoka un vero inferno sarà facilmente riconoscibile fin dalla prima volta che il moccioso si legherà la cintura bianca alla vita. Di questi saccenti palloni gonfiati ne esiste una infinita tipologia: da quello che prova un piacere sadico [...]

Pubblicato da Chiorbaciov il 7 apr 2014 in Prato

KUZUSHI, rompere l’equilibrio.

Rubrica a cura di Chiorbaciov
 

Il genitore che renderà la vita del piccolo judoka un vero inferno sarà facilmente riconoscibile fin dalla prima volta che il moccioso si legherà la cintura bianca alla vita. Di questi saccenti palloni gonfiati ne esiste una infinita tipologia: da quello che prova un piacere sadico nello sminuire il figlio che in una gara ha osato arrivare secondo, fino all’ex judoka che entra in contrasto con l’allenatore distruggendo quelle poche certezze che un atleta può avere.

Mettersi da parte non è nella loro indole. Loro sono i genitori, quindi il figlio deve essere il meglio del meglio.

Tenetevi forte: il pupo, con ogni probabilità, sarà un altro judoka nella media, che al massimo parteciperà a qualche finale nazionale, sempre che non si rompa i coglioni prima di sentirvi pontificare su cose che non sapete e mandi affanculo sia voi che il judo.

I genitori che assillano i bambini sono ben riconoscibili da tutti, perchè si palesano negli allenamenti o nelle gare venendosene fuori con evergreen tipo “attento a farti male” o altre puttanate del genere.

Ma quelli più subdoli e pericolosi sono quelli che non si vedono, quelli che fanno capolino in palestra di tanto in tanto, ma generalmente smontano il figlio tra le quattro mura casalinghe.

Spesso l’allenatore è impotente. Nonostante il desiderio pulsante sarebbe quello di sventrare queste persone con un mestolo di legno, il bene verso il proprio atleta impedisce di giungere a pesanti sfuriate nella paura di ferire il ragazzo. L’inghippo è di impossibile soluzione, a meno che quei parameci non capiscano la situazione e decidano di dare il loro sostegno morale senza mettere bocca nella formazione del lottatore.

In Italia parlare contro i genitori è pericoloso. Sembra che il solo fatto di aver fecondato un ovulo o aver partorito un neonato promuova automaticamente gli individui a “brave persone” pronte a fare sacrifici e mai degne di critica. Per non parlare delle trasmissioni tv in cui ci si meraviglia di padri che vanno con prostitute minorenni e madri alcolizzate. E perchè mai? Una persona di basso spessore non migliora certo diventando genitore.

Ho frequentato adulti che mi avrebbero seriamente fatto votare a favore della castrazione chimica preventiva. Onora il padre e la madre. Come no, facile così eh? Il rispetto va guadagnato.

Se siete un judoka e mi state leggendo, tenete duro: arriverete in un età tale in cui l’incubo che è diventata la palestra a causa dei  vostri cari diventerà vero e proprio intrattenimento, perchè si defileranno impegnati, magari, col figlio più piccolo (sempre che non venga in palestra con voi. In tal caso fuggite. E portatevi anche lui).

Se siete genitori e vi riconoscete almeno in parte nelle mie accuse, per favore:  fatevi un serio esame di coscienza e domandatevi quanto la vostra premura non sia sbarbamento di palle, e quanto non stiate limitando la crescita di un bravo judoka, non solo nello sport, ma nella vita.


  1. GB says:

    Sempre molto interessanti i tuoi articoli. Si nota molta ironia ma condita ogni volta da un fondo di verità. Fantastici comunque sono quegli allenatori che si lasciano traviare dai genitori dei loro atleti i quali spesso non hanno mai messo un piedi sul tatami.
    Sfortunati quei ragazzi che si alleano in queste società dove continueranno ad illuderli dicendo frasi del tip: ” Sei trai favoriti della categoria” peccato però che vengano eliminati al primo combattimento.

    • Chiorbaciov says:

      Grazie GB.

      L’ironia ha sempre una base di verità.

  2. Marco Montanari says:

    Sono da circa trent’anno un judoka discreto..da qualche anno insegnate tecnico…e da solo qualche mese padre!!! Tutto vero quello che c’è scritto nell’articolo ma è anche vero che io mio figlio nelle mani di CERTI insegnanti tecnici non lo metterei nemmeno morto…meglio che cambi sport allora!!! E’ facile prendersela sempre con i genitori ma qualche volta bisognerebbe buttare un occhio anche dentro le palestre!!

    • Chiorbaciov says:

      Ciao Marco!

      Discreto? Non fare il modesto :)

      Hai ragione da vendere. Dammi il tempo. Scriverò un post anche sugli insegnanti. Ma forse ne servirebbero anche due o tre…

      • Marco Montanari says:

        :-D

    • Prai8Team says:

      Già… Anni fa vidi un genitore (un padre) cacciato dall’allenatore perchè stava non solo cazziando ma stracazziando il figlioletto di 6/7 anni perchè aveva perso contro una bimba.
      Ma ho anche visto più di una volta un “tecnico” (vorrei evidenziare le virgolette) stracazziare un suo piccolo atleta perche’ non ha vinto l’incontro. E stracazziare vuol dire che lo stava insultando. E in quel caso certo che io (genitore) mi metto in mezzo, mandando io affanculo tecnico e (forse) judo, a meno che, giustamente, non sia mio figlio a farlo prima di me.

  3. sonia says:

    sicuramente in molti casi le tue parole sono veritiere,e spesso i genitori si vestono da allenatori ,cercano il riscatto personale e riversano sui figli le loro carenze eccecc.
    E’ anche vero però che senza di loro noi allenatori non avremmo atleti quindi credo che anche in questo caso debbano essere educati così come educhiamo i ns atleti
    Naturalmente dipende tutto dall’onestà di chi sta dall’altra parte della barricata
    Spesso proprio gli allenatori non sono preparati quindi l’ ORCO GENITORE riesce ad avere la meglio
    Quindi signori Maestri siate professionalmente preparati e forse il risultato potrebbe cambiare e non illudete nessuno xchè la verità e l’onesta nella distanza pagano

  4. DMJudo says:

    Esistono pessime persone che sono inevitabilmente pessimi genitori. Ma non dimentichiamo che fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo, non esiste scuola che ti prepari adeguatamente! Le parole d’ordine, secondo la mia modesta opinione, sono pazienza e dialogo. Ricordiamo che un buon maestro è anche un buon educatore non solo per il bambino ma anche per il genitore. Ultima cosa ma non meno importante: esistono ottimi genitori che portano i figli in palestra e li seguono con passione e amore.. Non dimentichiamoci che i successi che un bambino-ragazzo-atleta-agonista sono anche merito loro!

  5. Ciccio says:

    Ciao, è la prima volta che commento, e cercherò di farlo con cognizione di causa…seguo da sempre italiaJudo, e ultimamente mi sto davvero divertendo con i tuoi articoli, ironici (tanto da poter sembrare appena fuori le righe), quanto veritieri…purtroppo la “piaga” dei genitori credo che sia una questione comunque un po’ in tutti gli sport, calcio su tutti, basti pensare ai genitori che la domenica mattina urlano ai figli di spaccare gambe a destra e a manca. Comunque il mio post è soprattutto per complimentarmi per questo articolo, che centra perfettamente il tutto, te lo dico per esperienza personale (di insegnate, non di figlio, ho la fortuna di avere dei genitori eccezionali sotto questo punto di vista) e non senza un pizzico di polemica…COMPLIMENTI

    • chiorbaciov says:

      Grazie Ciccio! Per il tema del confronto non c’è che da ringraziare ItaliaJudo per questa possibilità. Per quanto riguarda il “fuori le righe”, diciamo che ho dei confini linguistici ampi :)

  6. pietro mellone says:

    tante volte mi sono sentito come il genitore rompiballe dell’articolo. Mentre lo leggevo mi sono sentito in colpa per certi miei atteggiamenti,ma poi vedendo i commenti di Montanari e altri, mi sono risollevato il morale. Il Maestro deve sapersi guadagnare la fiducia ed il rispetto per poter lavorare senza intromissioni. GRAZIE per l’occasione di confrontarci che questa rubrica ci da’.

  7. JCR says:

    Ciao a tutti, sono un insegnante di judo per passione e un educatore per professione. Spesso mi capita di osservare dei bambini e pensare che sarebbero fortunati ad essere orfani. Credo anche però che i nostri tecnici, se non per propensione personale, non siano preparati e formati all’approccio pedagogico della nostra disciplina, nè al “tatto” da usare nelle relazioni con i genitori: come insegnanti ci troviamo in trincea, investiti di un ruolo educativo per cui spesso non siamo pronti e che viene periodicamente distrutto e ricostruito a seconda degli umori del momento. Credo che a parte gli importantissimi aspetti tecnici, che ognuno ha fatto più o meno propri nella sua storia judoistica, i corsi di formazioni e di aggiornamento dovrebbero curare molto di più l’aspetto della relazione, che è alla base della riuscita di qualunque insegnamento. Dopo 15 anni, pur sentendomi un privilegiato a causa della mia formazione personale, non ho mai assistito ad una SERIA lezione di educazione e credo che intervenendo sull’educazione e la formazione dei tecnici potremmo limitare di molto le situazioni equivoche e dannose nel nostro dojo.

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