Gare d’Italia: migliorare si può!

Gare d’Italia: migliorare si può!

Siamo forse petulanti, ma ci piacerebbe che il judo uscisse dal provincialismo per diventare uno sport vero. Se pensiamo però alle nostre gare, l’Italia è lontana anni luce da questa meta: standard qualitativi bassissimi, strutture inadeguate o poco capienti, giornate lunghissime nei palazzetti per pareggiare le spese organizzative… atleti estenuati, genitori seccati, allenatori rassegnati ed [...]

Pubblicato da AC il 30 ott 2014 in Monza

Siamo forse petulanti, ma ci piacerebbe che il judo uscisse dal provincialismo per diventare uno sport vero. Se pensiamo però alle nostre gare, l’Italia è lontana anni luce da questa meta: standard qualitativi bassissimi, strutture inadeguate o poco capienti, giornate lunghissime nei palazzetti per pareggiare le spese organizzative… atleti estenuati, genitori seccati, allenatori rassegnati ed arbitri sconvolti.

Troppi eventi, senza volerlo, danno in verità una pessima immagine del judo in Italia.

Ci sono stati esempi recenti a ridosso dei Grand Prix e del Torneo Italia che hanno fatto purtroppo da “capri espiatori”: accanirsi è scorretto soprattutto nel rispetto del tempo profuso da decine di volontari. Diversamente è fondamentale mettere in luce delle carenze gravi avvallate da chi autorizza le gare: il punto non è “negare l’autorizzazione” ma pretendere che siano garantiti degli standard tali da poter conferire a questa o a quella gara il “titolo” di “Grand Prix”…lo stesso “al quadrato” dovrebbe valere per le finali nazionali.

In verità, già nel 2009 la Federazione predicava nella stessa direzione con la Circolare n.° 2/2009 del Consiglio di Settore Judo datata 13 febbraio: “Organizzazione Gare Federali: Individuazione e studio delle soluzioni più idonee atte a garantire, a tutte le manifestazioni inserite nei calendari federali, un alto standard qualitativo, elemento indispensabile per creare un positivo ritorno di immagine.”

Oggi, ottobre 2014 non so quali siano i frutti di oltre cinque anni di studio, ma di questo passo sono certo che a breve saremo “fuori corso”.

In occasione della ultime gare dei circuiti di qualificazione, molti tecnici si sono confrontati sul tema e sono emersi alcuni spunti semplici che potrebbero rappresentare un punto di partenza per arrivare ad un organizzazione migliore.

E’ comune l’idea che le gare dei circuiti debbano essere organizzate in strutture sufficientemente capienti dotate di spalti per il pubblico e per l’attesa degli atleti; in base al numero dei partecipanti andrebbe stabilito un numero minimo di aree di gara in modo da garantire uno svolgimento della manifestazione entro tempi contenuti: sembra che sei aree di gara, siano al momento ideali per non prolungare eccessivamente le manifestazioni; sarebbe dunque fondamentale attenersi alle indicazioni federali circa le dimensioni delle aree che in più occasioni non sono state garantite. Laddove vi siano operazioni di peso scaglionate nell’arco della giornata è fondamentale provvedere ad allestire un area di riscaldamento diversa dalla materassina della gara. A proposito degli scaglioni per il peso, sarebbe opportuno suddividere ulteriormente le categorie, in modo da diminuire i tempi d’attesa ed agevolare le operazioni di peso. Andrebbe sempre garantita la presenza di un care-system idoneo, gestito da un programma conosciuto agli arbitri, con telecamere mobili per lo più disposte lungo il lato opposto a quello della giuria così da restituire una prospettiva ulteriore sul combattimento. Gli incontri di finale e le relative premiazioni andrebbero separati dal resto degli incontri, in modo da valorizzare gli atleti e restituire un’immagine migliore del nostro sport.

Al buonsenso degli organizzatori dei tornei, indifviduare le forme migliori per non sovraccaricare le giornate precedenti alle gare di Grand Prix, per non gravare sugli ufficiali di gara ma anche su tecnici e sugli atleti che sono soliti affrontare il week-end intero in gara. Benché sia difficile uscire dall’ombra dei vecchi campanili e cambiare le abitudini trentennali dei tornei “tradizionali”, oggi è fondamentale sperimentare nuove forme più idonee a guadagnare come movimento in termini di qualità che come singoli in termini pecuniari.

Altrove, pur senza soldi come noi, poco per volta ci stanno riuscendo: all’inizio del mese ero in Spagna con un gruppo di cadetti per partecipare ad una delle tappe del circuito spagnolo di qualificazione al campionato nazionale…l’equivalente del nostro Grand Prix. Impianto con sei aree di gara, spalti capienti su quattro lati, area di riscaldamento; care system, accesso al parterre, final block e sistema di sorteggio e gestione della gara tarato sugli standard internazionali; peso la sera prima della gara, hotel a disposizione a costi modici; la gara è iniziata il sabato mattina alle 10 ed è terminata alle 19.00: poco più di 400 i partecipanti. La domenica per chi voleva, stage organizzato dallo staff “regionale”: duecento atleti sul tatami. A mezzogiorno tutto finito. Dicono che questi siano gli standard imposti dalla Federazione.

Le possibilità per migliorare possono essere molteplici e sarebbe oportuno che ciascuno si impegnasse da un lato a migliorare gli standard degli eventi organizzati, dall’altro a proporre soluzioni alternative più idonee a creare un’immagine del judo italiano più coerente con i tempi attuali ed al passo con le migliorie apportate a livello internazionale.

L’invito ad ogni tecnico, a questo proposito, è quello di fornire il proprio contirubuto scrivendo all’indirizzo e-mail cnit.judo@fijlkam.it dedicato a raccogliere gli spunti degli “addetti ai lavori” per renderli proposte concrete volte a migliorare le attuali modalità di gara.


  1. Vittorio Serenelli says:

    Personalmente credo ci sia un peccato originale nel problema “organizzazione gare”.
    Perché un club inizia ad organizzare una manifestazione agonistica?
    Spesso si inizia con manifestazioni giovanili e poi via via si cresce in ambizioni.
    Le motivazioni possono essere varie od un mix di diverse ragioni.
    Tra quelle dichiarate e quelle nascoste possiamo trovare: far fare esperienza ai propri ragazzi, fare cassa per il proprio club, avere visibilità nel proprio territorio con contatti con le autorità locali ed altro.
    Ma se le andiamo a vedere una alla volta vediamo che spesso non sono realmente mirate all’obiettivo dichiarato.
    1) Far fare esperienza ai ragazzi. Poi con le formule più diffuse i ragazzi, se va bene, fanno 2 incontri di media a testa. Ovviamente formule con gironi successivi permetterebbero meno quote di iscrizione…
    2) Visibilità sul territorio. Sappiamo tutti che nemmeno gli addetti ai lavori vanno a “vedere” una gara di judo specie se dura 8-10 ore. Alternative? Gara a squadre, bianchi e rossi, ecc. Problema? Poche quote iscrizione.
    3) Fare cassa? È l’aspetto più facilmente raggiungibile attraverso tanti atleti per tatami, pochi arbitri che lavorano tante ore.
    Da atleta ho avuto la fortuna di poter partecipare a brevi manifestazioni come quadrangolari per squadre regionali (o di interclub) con durata limitata, presenza di pubblico e ritorno d’immagine del Judo e gratificazione degli atleti solo per il fatto di “esserci”.
    Come tecnico e genitore ho assistito mio figlio nella sua partecipazione ad una Bianchi contro Rossi nel milanese con palestra piena di gente anche di non addetti ai lavori.
    Credo che se tante gare minori avessero non solo libertà ma addirittura la spinta a cercare formule alternative si faciliterebbe la disponibilità di tutti a collaborare con chi nello stesso territorio organizza una gara di Gran Prix pretendendo a quel punto il rispetto assoluto dei dettami federali.

  2. pat says:

    sono assolutamente d’accordo con tutto quanto scritto da Comi frequentando le competizioni internazionali vedo spesso cose che potrebbero essere adottate anche in un trofeo più casalingo ,come presidente di giuria mi ritrovo spesso di fronte a situazioni non consone al rispetto degli atleti spettatori ecc.ecc
    proposte :1° competizioni divise x classi (non tutte le categorie x fare cassa) 2° supporto del comitato regionale alle società che si caricano l’onere dell’organizzazione (es il rimborso che viene dato agli arbitri e presidenti) fornitura dell’attrezzatura adatta –3°quando si richiede l’autorizzazione a organizzare una competizione elenco e foto della struttura –4° relazione finale del responsabile gara e arbitri e presidenti di giuria non che firma del comitato regionale
    così facendo si responsabilizzerebbero di più sia gli organizzatori che i comitati regionali naturalmente non ho ripreso le idee che già hai inserito tu nel tuo articolo
    Aggiunta di uno stage finita la competizione magari seguito da qualche insegnante della società organizzatrice non lo vedo male permetterebbe un ulteriore scambio sopratutto a quei istruttori che portano varie categorie e che magari i propri atleti fanno uno o due incontri e attendono tutta la giornata x tornare a casa ,così facendo si uniscono le due cose e si possono anche alzare le quote di iscrizione
    anche in altre nazioni si fa e non sono francia germania ma nazioni cosiddette più povere

  3. Claudio Zanesco says:

    Al tempo, nella mia vita sportiva ho organizzato gare per bambini, per adulti, di judo e di jujitsu, due finali nazionali, 10 judoboy all’interno di 10 trofei A.Oldrini, gare con AISE, da atleta partecipato a qualche campionato Italiano, gare all’estero, ecc. ecc. qualche problema c’è ma bisogna uscire dal pantano delle abitudini e guardarsi attorno; chi fa gare lunghe nello sport con molti atleti di età categorie, diverse ecc. ecc.? non molti sport, nuoto, ginnastica, scherma?, . Un organizzatore deve far quadrare i conti e oggi è difficilissimo, infatti alcune gare storiche sono sparite, qualcuno si ricorda ad esempio il Guido Sieni o il Trofeo Tre Torri? oggi vi sono i circuiti grand prix negli anni 80 le interfasi che però organizzava la federazione e i relativi comitati.
    far quadrare i conti in un bell’impianto ecc. ecc. senza l’aiuto federale è quasi impossibile, e infatti si taglia andando magari in strutture che costano poco o sono obsolete, contributi pubblici scarsi, sponsor privati un miraggio,ALLORA BISOGNA CAMBIARE TUTTO ad esempio con manifestazioni per poche categorie e un contorno spettacolare (OLDRINI Docet) oppure una serie di tornei ad arbitraggio degli insegnanti per farer “esperienza” poi ogni tanto la vera manifestazione federale in pompa magna, perchè per arrivare ai grand prix in spagna ne passa di acqua sotto i ponti

  4. Carlo Grava says:

    Non credo molto al grado di ascolto delle persone che hanno incarichi pubblici, quali ritengo siano i rappresentanti federali e non, ma invierò all’ indirizzo e-mail le cose che mi permetto di scrivere qui di seguito. Quello che scrivo sono cose che più volte ho sentito proporre e a volte mi sono provato a proporre.
    Gare per :BAMBINI-FANCIULLI-RAGAZZI–gestione meno vincolata ad attività federale, con tecnici e genitori che partecipano nell’ organizzazione-svolgimento ed intrattenimento per una giornata da svolgere in un raggio di 50-80 km di distanza mentre di 2 giornate con distanze superiori ai 150-200 km con una giornata dedicata a giochi-scambi e simili; ESORDIENTI A e B-1- ci sia una seria e professionale coordinazione tra CONI- FEDERAZIONI e sistema del trasporto pubblico e privato per avere una gestione conveniente e convenzionata degli atleti-istruttori-arbitri che durante i fine settimana si muovono ;-2- codificare un sistema tramite dati statistici che dia modo al peso/iscrizione di avere il numero del tatami e l’ora di inizio della categoria;-3-avere sistemi tecnologici che possano garantire un’ aggionramento in tempo reale; -4- dare dei punti di locazione precisi alle società per tecnici e atleti nelle strutture delle competizioni per evitare “ricerche disperate”;-d- fornire intrattenimenti e zone di riscaldamento evitando bivaccamenti e sovraffolamenti che a volte risultano drammatici;-e- aumentare le gare a squadre permettendo anche con squadre miste, creando anche un circuito di tornei regionali/nazionali a scapito di prove individuali;-f- possibilità di uso diretto di sistemi tecnologici e di interazioni dirette, anche informali, ma atte ad ottenere il massimo chiarimento diretto tra arbitri e atleti-tecnici; CADETTI-JUNIOR-1-ovviamente una inversione di carico tra gare a squadre e individuali ;-2- una compilazione anonima fatto da tutti i tecnici-arbitri-atleti presenti ad ogni fine trofeo da consegnare ai tecnici/responsabili federali e all’organizzazione per commentare organizzazione/atleti/tecnici;-3-stage,incontri e simili da organizzare prima o dopo la gara non solo mirato agli atleti ma anche valutando l’andamento di un trofeo-gara-campionato .Inoltre credo che si dovrebbe puntare ad una Federazione Italiana con tutti coloro che vogliono condividere un percorso agonistico e non quello di Federazioni Regionali che si organizzano in maniera leopardesca sul territorio Italia. Per cui se non c’è la possibilità di condividere e collaborare (credo che un signore giapponese lo pensava…), in maniera allargata e coordinata avremo qualcuno che cresce di più degli altri e non una crescita comune e ovviamente di maggior livello!!! Grazie per lo spazio.

  5. Pitrelli says:

    Sono Pitrelli Antonio Presidente e direttore tecnico dell’ASD Ken Kyu Kai Sporting Libertas, i problemi sono sempre gli stessi: la cattiva
    organizzazione delle gare di judo; gran Prix e tornei privati hanno raggiunto un livello veramente vergognoso che demotivono sempre di più atleti genitori e noi maestri a partecipare alle competizioni di judo.
    Problemi: Tempi biblici di attesa
    Arbitri e presidenti di giuria costretti a svolgere le loro funzioni anche 12-14 ore di seguito
    Regolamenti non rispettati !!! per accorciare i tempi di gara
    Risoluzione (come proposto dal sottoscritto 12 anni fa per le finali nazionali)
    Divisione obbligatoria dell’orario del peso con categorie pari al numero dei tatami allestiti
    Obbligo d’inizio gara mezzora dopo il peso (gli atleti hanno diritto di sapere con certezza quando completare il riscaldamento)
    Avvisare se eventualmente ci fossero dei ritardi con esposizione delle poole con ora d’inizio gara.
    Vietare gare con promiscuità di categorie dividere NA Da AG in giorni differenti.
    Vietare variazioni di regolamento (accorciare tempi di gara o golden score)
    Multare le società che non si attengono alle regole che per far cassa prendono più iscritti di quelli che l’impianto allestito può sostenere mettendo in serio pericolo l’incolumità degli atleti e l’immagine del judo e della federazione che dà il patrocinio !!!!
    Dare un tempo massimo alle gare ad es. quattro ore dal peso.
    Per le gare lunghissime prevedere due turni di arbitri.
    Colgo l’occasione per i miei sportivi saluti.
    PS io sono anche l’organizzatore dei famosi bianchi e rossi che si svogevano a Somma Lombardo.

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