Gare d’Italia: pubblico degrado?

Gare d’Italia: pubblico degrado?

Continuano ad esserci occasioni di pubblico degrado, degrado che non cesserà fino a che troppe gare, manifestazioni e stage continueranno ad essere “merce” e non occasione di crescita. A perderci è l’immagine del judo. Si vedono e si sono visti stage annullati perché questo o quell’altro tecnico urtavano la sensibilità di questa o quell’altra “autorità”, si vedono e [...]

Pubblicato da AC il 4 nov 2015 in Monza

Continuano ad esserci occasioni di pubblico degrado, degrado che non cesserà fino a che troppe gare, manifestazioni e stage continueranno ad essere “merce” e non occasione di crescita. A perderci è l’immagine del judo.

Si vedono e si sono visti stage annullati perché questo o quell’altro tecnico urtavano la sensibilità di questa o quell’altra “autorità”, si vedono e si sono viste gare organizzate in barba agli standard minimi di accettabilità.

Perché?

Perché cambiare fa paura, perché cambiare è scomodo, perché cambiare costa fatica: perché siamo una nazione di vecchi, vecchi dentro – anziani e meno anziani.

In troppi ci stiamo ancora riprendendo da un week-end infernale in cui ci siamo rinchiusi in un nordico palazzetto ad aspettare, aspettare e ancora aspettare per trovarci infine a “combattere” con i nostri atleti estenuati, con i loro genitori seccati e con gli arbitri evidentemente sconvolti. E’ stata l’ennesima occasione da cui il judo è uscito sconfitto, vendendosi come una “cosa da pazzi”: trascorrere quindici ore in un palazzetto il sabato, uscirne in piena notte, rientrarci il mattino seguente all’alba non è passione, è idiozia, non è dedizione è assurdità: è inumano da una parte ed anche irresponsabile a monte. È inaccettabile rassegnarsi al “s’è sempre fatto così” per giustificare che l’assenza di strategie e di pensiero critico siano le uniche modalità per compensare un grave vuoto normativo. È inaccettabile e irrispettoso nei confronti di tutti: atleti, tecnici, accompagnatori ma anche delle di decine di volontari che hanno dedicato il loro tempo all’organizzazione e dei coordinatori di gara indefessi che si sono prodigati con abnegazione per salvare la situazione.

Un anno fa, di questi stessi tempi scrivevamo che era necessario migliorare in materia di “gare”: oggi ribadiamo che è URGENTE e DOVEROSO correre ai ripari per proteggere il judo e i judoka; è fondamentale mettere in luce le gravi carenze qualitative, logistiche o strutturali avvallate nostro malgrado da chi autorizza le gare e pretendere che siano garantiti degli standard elevati almeno nelle manifestazioni a punteggio.

Un anno fa, sentito il parere di numerosi tecnici sociali, riportavamo alcune proposte che potevano rappresentare un punto di partenza per elevare qualità, funzionalità ed organizzazione. Da allora, poco è in verità cambiato e quel poco è merito soltanto di pochi organizzatori dotati di buonsenso. Torniamo a ribadire le stesse osservazioni con l’augurio che – constatato il fallimento delle figure intermedie – questa volta siano direttamente i massimi vertici federali a metterci mano prendendone auspicabilmente spunto.

E’ comune l’idea che le gare dei circuiti qualificanti debbano essere organizzate in strutture sufficientemente capienti dotate di spalti per il pubblico e per l’attesa degli atleti; in base al numero dei partecipanti andrebbe stabilito un numero minimo di aree di gara in modo da garantire uno svolgimento della manifestazione entro tempi contenuti: sembra che sei aree di gara, siano al momento ideali per non prolungare eccessivamente le manifestazioni; sarebbe dunque fondamentale attenersi alle indicazioni federali circa le dimensioni delle aree che in più occasioni non sono state garantite. Laddove vi siano operazioni di peso scaglionate nell’arco della giornata è fondamentale provvedere ad allestire un’area di riscaldamento diversa dal tatami di gara che si anache sufficientemente capiente. A proposito degli scaglioni per il peso, sarebbe opportuno scandire ulteriormente la suddivisione oraria per categorie, in modo da diminuire i tempi d’attesa ed agevolare le operazioni di peso. Andrebbe sempre garantita la presenza di un care-system idoneo, gestito da un programma conosciuto agli arbitri, con telecamere mobili per lo più disposte lungo il lato opposto a quello della giuria così da restituire una prospettiva ulteriore sul combattimento. Gli incontri di finale e le relative premiazioni andrebbero separati dal resto degli incontri, in modo da valorizzare gli atleti e restituire un’immagine migliore del nostro sport. Al buonsenso degli organizzatori dei tornei, individuare le forme migliori per non sovraccaricare le giornate precedenti alle gare di Grand Prix, per non gravare sugli ufficiali di gara ma anche su tecnici e sugli atleti che sono soliti affrontare il week-end intero in gara.

Le possibilità per migliorare possono essere molteplici e sarebbe opportuno che ciascuno si impegnasse da un lato a migliorare gli standard degli eventi organizzati, dall’altro a proporre soluzioni alternative più idonee a creare un’immagine del judo italiano coerente con i tempi attuali e  al passo con le migliorie apportate a livello internazionale.

Benché sia difficile uscire dall’ombra dei vecchi campanili per cambiare le trentennali abitudini dei tornei “tradizionali” e le convinzioni secolari dei “Jigorokani” più testardi, oggi è fondamentale sperimentare nuove forme più idonee a guadagnare come movimento in termini di qualità  e non eminentemente come singoli in termini di denaro, prestigio o popolarità: oggi pare impossibile…domani bisogna volerloesigerlo, pretenderlo.



  1. marco bottinelli says:

    Le proposte sono tutte condivisibili e note, la realtà é quella scritta nelle prime righe SIAMO VECCHI anagraficamente e mentalmente, e come tutti gli anziani testardi e attaccati a quel poco che ci resta. Dalle gare (come poteva essere forse un tempo) ci si aspetta un ritorno economico e quindi il numero degli iscritti deve essere altissimo e l’impianto costare il meno possibile. Non si é capito che oggi é quasi impossibile,se va molto bene si tira al pareggio ma con l’ausilio di molti sponsor.
    Per fare una gara in maniera decorosa oggi più di un tempo servono essenzialmente doti di gestione non banali e capacità di trovare denaro extra iscritti da riversare nell’iniziativa.
    Organizzare e gestire i tempi tenendo conto degli imprevisti poi diventa fondamentale per tutti e per l’immagine dell’iniziativa e questo é uno dei risvolti più complicati e costosi (servizio ambulanze e medici ampio, tanti arbitri, tanto personale di segreteria,tanta preparazione e studio dei tempi, numero chiuso degli iscritti,ecc.).
    Tutto mettendoci probabilmente di tasca propria, sicuramente senza guadagnare (ovvio per la propria società). Questi i presupposti senza i quali non vi é possibilità di cambiamento, comunque impresa non semplice.

  2. ghiringhelli marco says:

    non hai parlato nel tuo articolo dei numerossimi infortuni accaduti.
    c’e molto da riflettere su questo argomento!!!!!!!!!!!!!!!!

  3. GB says:

    Sono anni che si conoscono queste cose ma non importa a nessuno.

  4. Claudio Zanesco says:

    Guadagnare in una gara di judo? abbastanza dura direi, si dovrebbe cambiare, ma come ben detto come si può pretendere il cambiamento da parte di persone “vecchie” (io compreso), i giovani poi spariscono a 18 anni dai tatami, se parli loro di JUDO si annoiano, se parli dello sport del judo devono studiare, va be che dire, siamo finiti? forse no ma le soluzioni fanno fatica ad emergere

  5. pietro mellone says:

    Salve,penso basterebbe del semplice buonsenso!IL Comitato Regionale dovrebbe vigilare ed autorizzare solo gare che possano gratificare i praticanti ed accompagnatori. Chi sbaglia dovrebbe pagare ma si dice che “tanto e’solo una gara di judo” e tutto finisce nel dimenticatoio….ed il prossimo anno e’ ancora uguale,se non peggio!.Dopo tanti anni di judo,ora come genitore,devo dire che la passione e’ davvero forte per sopportare tutti questi disguidi. Saluti.

  6. Andrea Di Nicolantonio says:

    NEL NOSTRO MONDO DEL JUDO CI SON TANTE COSE DA CAMBIARE NON SOLO L’ORGANIZZAZIONE DELLE GARE PER I LUNGHI TEMPI.BISOGNA COMINCIARE DALLA BASE DAI CLUB,STRUTTURASI IN MODO PIù EFFICENTE NEI CORSI CERCARE DI CREARE I LIVELLI APRIRE LE COLLABORAZIONI TRA PROVINCIE E REGIONI.SAREBBE LOGICO FORMARE LE DIVISIONI COME IN FRANCIA AD ESEMPIO.E’PIù COERENTE CREARE DELLE DIVISIONI DI MODO CHE CI SIANO GARE DI SERIE A E GARE MINORI.COME IN TUTTI GLI SPORT CI SONO GARE DI UN CERTO LIVELLO ED ALTRE DI ALTRO LIVELLO,COME NEL BASKET,PALLAVOLO EC…IL CAMBIAMENTO ANDREBBE FATTO DALLA BASE.E POI UN’ALTRA LACUNA E’ IL TRASFERIMENTO DI SOCIETA’DELL’ALTETA MILTI DI NOI CRESCONO ATLETI CHE POI VANNO IN ALTRI CLUB SEMPLICEMENTE CON IL CAMBIO SOCIETA’ SECONDO LE DSPOSIZIONE FEDERALI CHE NON SEMPRE VENGONO RISPETTATE.NON ESISTE NESSUN PREMIO PREPARAZIONE DA DISPORRE ALLA SOCIETA’ CHE TRASFERISCE UN’ATLETA AD ALTRO CLUB.NEGLI ALTRI SPORT DANNO SEMPRE UN VALORE AL LAVORO SVOLTO AL CLUB DI APPARTENEZA IL TESSEINO ASSUME UN VALORE. PER NOI E’ SOLO SACRIFICIO,PASSIONE, E POI GRAZIE ED ARRIVEDERCI.MA I TEMPI ORAMAI SONO CAMBIATI ED ORA DI CAMBIARE,MA SIAMO CHE DOBBIAMO AVERE IL CORAGGIO DI CAMBIARE E PRENDERE SPUNTO DOVE LE COSE FUNZIONANO DIVERSAMENTE.CERTO ANCHE L’ORGANIZZAZIONE GARA DEVE CABIARE QUANTI LASCIANO IL JUDO PER LE LUNGHE ATTESE NELLE GARE,I GENITORI NON SONO QUELLI DI TRENTANNI FA’ …..

  7. Lallo says:

    infatti ricordiamoci anche di cosa è successo ai campionati italiani universitari di 2 anni fa a Milano. Il comitato regionale Lombardia cosa ha fatto?? tanto è solo un campionato (italiano) universitario!!.
    Credo che quello che ci penalizza è essere (italiano), avere una federazione che non tutela e non investe sul futuro del judo. ed un (CONI) inesistente per il nostro sport. un genitore . Saluti

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