DuemilaCREDICI…o almeno provaci!

Il neonato 2013 va ribatezzato di gran fretta nell’acqua della fiducia: duemilaCREDICI. Per chi ha vissuto il “dramma” del 21 dicembre 2012 è proprio il caso di dirlo: l’anno che inizia oggi deve avere una marcia in più.   “21 dicembre 2012” potrebbe essere infatti il titolo di un nuovo film, uno di quelli che esorcizzano la [...]

Pubblicato da il 1 gen 2013 in

Il neonato 2013 va ribatezzato di gran fretta nell’acqua della fiducia: duemilaCREDICI. Per chi ha vissuto il “dramma” del 21 dicembre 2012 è proprio il caso di dirlo: l’anno che inizia oggi deve avere una marcia in più.

 

“21 dicembre 2012” potrebbe essere infatti il titolo di un nuovo film, uno di quelli che esorcizzano la fine del mondo paventata dai Maya. E se di fine del mondo non si parla già più, “21 dicembre” rischia di essere un bel film sulla fine del judo italiano: gli asteroidi incriminati si chiamanoPAF2013 e 78/2012.

 

Chi il 21 dicembre ha avuto il dispiacere di leggere i due documenti, le ha pensate tutte: dallo scherzo di carnevale fuori stagione, al frutto di un indigestione di panettone…non si trattava nemmeno di un incubo: tutto vero. Disappunto, delusione, rabbia non rendono l’idea delle reazioni che in poco meno di ventiquattr’ore hanno percorso l’Italia dei tecnici che il judo invece di “parlarlo” lo “zappano” ogni giorno, e dei non pochi atleti che hanno in breve progettato la fuga presso i cugini del Sambo o le dirimpettaie della lotta nel fango.

 

La domanda letta, scritta, detta e comunque ripetuta è stata solo una: ma dove vogliamo andare?

 

Nel brutale tentativo di rivedere il judo italiano in chiave europea o forse di migliorare la situazione pre-esistente, il 21 dicembre 2012 l’Italia del judo ha infatti assistito ad un violento testacoda capace di tagliare testa e gambe all’attività di base dei club: basti pensare alla modifica del sistema di ripescaggio – già criticato dall’Italia stessa al momento della sua introduzione su scala internazionale per l’alto livello – o al sistema di qualificazione alle finali nazionali per la classe esordienti introdotto con uno sforzo maldestro che non solo non centra l’obiettivo del lavoro per Ranking ma, alla luce della periodo di ristrettezze economiche, si rivela gravemente inadeguato in termini di giustizia sociale. E poi come non sussultare di fronte alla nuova regola del “gioco del silenzio” durante la gara o all’introduzione dell’inutile Gran Premio terzi dan con la revisione del sistema di punteggio in stile Equitalia?

 

Se il quadriennio olimpico da poco chiuso poteva rivelarsi un’occasione per ricominciare, il primo passo post-elettorale nel nuovo quadriennio, più che un passo falso, è stato una rovinosa caduta. Ci auspicavamo “più dialogo, più ascolto, più interazione” e ancora “progettualità, regole, dialogo, promozione, visibilità, formazione” come punti cardine di un percorso di crescita che alimentasse i settori giovanili e rinvigorisse l’attività degli atleti adulti “all’insegna di partecipazione, riconoscimento del merito e progettualità.”

 

Così non è stato, anzi il PAF 2013 e la circolare 78/2012, non solo si scontrano brutalmente con questi auspici ma non guardano nemmeno nella direzione del “lavoro corale” e della “collaborazione”, della “creatività” e della “tenacia”, auspicate dal Presidente Pellicone nel suo intervento del 13 dicembre.

 

Ancora una volta: cui prodest?

 

In questo grande “incidente”, in verità una nota positiva c’è stata: l’unione. Se mettere d’accordo dieci maestri di judo è un’operazione degna dei migliori strateghi, chi ha concepito il PAF 2013 e la circolare 78/2012 è stato un “Garibaldi in judogi” capace di promuovere un vero e proprio “lavoro corale”. In diretta e per telefono, per posta ed in rete, l’Italia del judo si è unita nel segno della protesta: con educazione ed in modo propositivo, per costruire pensando ciascuno ai propri ragazzi, ci si è sentiti parte di un’unica voce…si son mossi singoli allenatori, grandi e piccoli club, comitati regionali tutti uniti per discutere, scrivere, spedire e dire NO.

 

E’ un segno, a nostro avviso importante. E’ il segno che in tanti credono nel cambiamento e che per altrettanti un miglioramento è più che atteso.

 

Già si sente parlare di “retromarcia” ma domani è tempo di mettersi davvero al lavoro: non tanto per mettere una pezza ad una brutta bozza, quanto per ripartire da zero con l’obiettivo chiaro di far crescere e promuovere il nostro sport. Ma non basta: occorre pensare anche al meeting europeo diMalaga (12-13 gennaio), in cui non potremo essere soltanto spettatori silenti: occorrerà conoscere da vicino tanto i settori giovanili, quanto l’alto livello per cogliere appieno le proposte del nuovo – e non semplice – regolamento arbitrale, discuterlo e se necessario far la migliore battaglia, per restituire il nostro sport dalle mani di chi il judo lo “parla” a quelle di chi il judo lo fa.

 

DuemilaCREDICI…o almeno provaci!

 

By AC


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