Cronaca e Storia del Judo Italiano 14

Cronaca e Storia del Judo Italiano 14

Come ogni giovedi’ sera, anche oggi vi regaliamo la lettura della rubrica curata dal Maestro Silvano Addamiani, VIII Dan, dal titolo: “Cronaca, Commenti e Storia del Judo Italiano” giunta alla sua quattordicesima uscita. Buona lettura! Fummo i primi, nel 1955, ad acquisire la cintura nera, con l’avvento del G.A.J. (gruppo autonomo judo) nella F.I.A.P. (federazione [...]

Pubblicato da S. Addamiani il 15 gen 2015 in Roma

Come ogni giovedi’ sera, anche oggi vi regaliamo la lettura della rubrica curata dal Maestro Silvano Addamiani, VIII Dan, dal titolo: “Cronaca, Commenti e Storia del Judo Italiano” giunta alla sua quattordicesima uscita. Buona lettura!

Fummo i primi, nel 1955, ad acquisire la cintura nera, con l’avvento del G.A.J. (gruppo autonomo judo) nella F.I.A.P. (federazione italiana atletica pesante).

Prima, con il G.A.L.G. (gruppo autonomo lotta giapponese) c’erano tutti i vecchi e storici maestri che avevano la cintura nera giunta al massimo di terzo dan, che cingeva il maestro dei maestri del judo italiano, Carlo Oletti.

C’erano poi, sei giovani cinture nere, che sul tatami, ci sapevano proprio stare: Volpi Elio più volte campione d’Italia assoluto, Ceracchini Augusto cinque volte campione d’Italia pesi leggeri, Sarrocco Mario campione d’Italia assoluto, Moraggi campione d’Italia pesi medi, Cecchini Alvaro campione d’Italia cinture nere, Volpi Vinicio campione d’Italia cinture nere.

Questi sei sportivamente bravi, erano sempre disponibili nel dare quello che sapevano di judo non solo nei loro dojo, ma ovunque essi si trovassero. Sono stati un esempio per tutti noi che ne avevamo grande stima, e ne riconoscevamo la loro bravura tecnica.

Loro rappresentavano il judo pratico, seppur nei limiti del judo di quei tempi.

La teoria dei vecchi maestri, era la nostra culla del judo storico.

Così nel 1955 si decise l’esame ai nuovi dan, la pattuglia,piuttosto ristretta, era rappresentata da: Limongelli, Gaddi, Addamiani, Genolini, Decrescenzi, Tempesta. Non c’era un programma, quello che si sapeva si spiegava, il tutto accompagnato da una prova pratica e dalla storia agonistica che noi presentavamo.

Con l’avvento del maestro Otani vedemmo un altro judo e dovemmo ricominciare da capo.

Il maestro Otani, in questo nuovo lavoro di conoscenza del judo, mi dette un forte stimolo con il ricevimento del mio primo dan rilasciatomi dal Kodokan di Tokyo. Era il 1956, Presidente era Risei Kano. Per me fu un sogno, divenuto realtà.

Nel 1958 la F.I.A.P. indisse, per la prima volta, gli esami a secondo dan. La commissione era composta da: Maestro Cuzzocrea, mitico maresciallo della scuola militare di Orvieto, insegnante di judo, il Maestro Santarelli, ironico romano fondatore del judo nel C.U.S. Roma, già segretario generale del G.A.J. ed il maestro Otani il “vento divino” di nome e di fatto, sbarcato da poco in Italia.

Superarono la prova:

Lazio:  Addamiani, Volpi E, Ceracchini, Cecchini, Gaddi, Volpi V, Genolini, De Crescenzi.  Umbria:  Giaverina.  Sardegna:  Porceddu V.  Marche:  Limongelli.  Emilia Romagna:  Zanatta.

Nel 1962 effettuammo la prova per il passaggio a terzo dan. Nel contempo le tensioni, tra i giovani emergenti e l’organismo centrale federale , si fece più acceso.

Noi, tra i giovani, avevamo un punto debole, essere colpiti sul judo; sia nelle convocazioni nazionali sia nei passaggi di grado. Lascio a voi immaginare il comportamento delle commissioni nei nostri confronti, che erano sempre coperte dalla presenza tecnica del maestro Otani.

Ripeto, non c’erano programmi, quindi, ogni cosa, era discutibile e variamente interpretata, tuttavia alcuni di noi superarono la prova. Nel contempo era giunto in Italia, un altro grande maestro: Tadashi Koike, che prese la residenza a Milano.

Dobbiamo aprire una parentesi su come si conosceva il judo in Italia negli anni 50/60.

Il centro Sakura di Roma, guidato dal maestro Betti Berutti Tommasi era , in assoluto, il più forte, judoisticamente in Italia. Per più di un decennio vinse tutto e su tutti, perché? Perché il maestro Betti Berutto portava a sue spese, in giro per l’Europa, i suoi atleti migliori, facendo sì, che questi, imparassero praticamente le tecniche di judo che fino ad allora erano state viste solo sulle tavole francesi del Go-Kyo.

Ad esempio conobbero, questi fortunati, l’O-Goshi e l’Ashi-Guruma.

Fummo i primi a conoscerle in Italia nella nostra palestra ed i primi ad applicarle, vincendo facilmente contro i nostri indifesi avversari. Questo era il judo pratico dell’epoca.

Un evento particolare fece indire alla F.I.A.P. un esame a quarto dan, nell’anno 1964 anziché nel 1966, come da regolamento organico federale e ciò fu fatto improvvisamente alla fine del mese di Luglio.

In commissione c’erano il maestro Otani ed il maestro Koike.

La regola, per questa prova, era quella giapponese: Gonin-Nuki ( uno contro cinque avversari ) anch’essi concorrenti per l’acquisizione di un dan inferiore.

Solo se vincevi tutti gli incontri o ne pareggiavi uno soltanto eri ammesso alla prova orale. Desidero sempre ricordare che era l’epoca delle lotta giovanili judoistiche per rivendicare i diritti che il nostro sport aveva.

Il sottoscritto superò l’ostacolo, ma il mio amico Ceracchini che aveva circa 40 anni, all’epoca, dopo il quarto incontro vinto, si fermò e disse :” Ceracchini è stanco e se ne và.” Ed effettivamente se ne andò dal tatami. Successe il finimondo; bocciato, promosso, ricorso, commissione, segreteria federale, presidente, non sapevano più che pesci pigliare.

Ceracchini era anche il capo della rivolta giovanile, quindi…

I maestri giapponesi, erano stati incastrati in questo gioco politico, così come noi, con l’anticipo motivato degli esami, per colpirci sul piano tecnico. La cosa si risolse a nostro favore e andammo avanti.

Le prove di passaggio di dan si erano avviate e periodicamente si svolgevano a Milano e a Roma come normale routine. Noi eravamo inseriti nello staff delle commissioni insieme al maestro Otani.

Arrivammo al 1970 dove ci attendeva l’esame a quinto dan. Una tesina scritta, ne era la prova ed era anche la prima volta che in Italia si facesse un simile esame a così alto livello.

I partecipanti furono: De Crescenzi, Gaddi, Limongelli, Genolini, Addamiani, Ceracchini e tutti superarono la prova.

Non parlo mai di Tempesta perché lui non faceva gli esami, vinceva solo, si fa per dire, i campionati europei, periodicamente, e con essi avanzava di grado.

Notazione: mentre i quinti dan in Italia comparivano negli anni 70’, nelle altre nazioni europee come Francia, Inghilterra, Olanda, la loro presenza si era già avvertita negli anni 50’, e questa differenza si era fatta sentire anche negli anni 2000. Nella nostra nazione, se ne subisce ancora gli effetti di tale Gap, perché la voglia di recuperare non ha permesso al judo nostrano, il rispetto delle regole, il rispetto dei tempi e lo studio di conseguenza, del judo, per definire gli alti gradi conseguiti.

Già dal 1967 noi avevamo fatto passi da gigante: in primis, avevamo vinto la nostra battaglia federale; Ceracchini era divenuto presidente del judo e alle Olimpiadi del 1976 l’Italia, per la prima volta, era salita sul podio olimpico a Montreal.

Alcuni tecnici italiani ebbero riconoscimenti internazionali, ciò a dimostrare che il lavoro fatto cominciava a dare i suoi frutti.

Poi, altri, decisero che bastava avere il grado per essere stimati dei buoni judokas (beati loro!) e così fu fatto.

La scala dei valori del judo doveva essere preservata e definita. Fino ad allora, nella distribuzione del dan c’eravamo riusciti, ma, avevamo uno scarto di venti anni, rispetto all’Europa ed era un handicap difficile da pareggiare in breve tempo, e fu così che per creare una gerarchia tecnica e di valori, che fosse aperta anche negli alti gradi in Italia che Ceracchini, in quanto capo del judo, si concesse il settimo dan, per poi premiare i suoi collaboratori, che avevano particolarmente contribuito praticamente sul tatami e organizzativamente alla costruzione delle prime pagine federali di judo, con un sesto dan.

Anche questa volta, era la prima volta, che nell’Italia judoistica si videro le cinture bianche e rosse.

Questi pionieri degli alti gradi furono: Tempesta, Gaddi, Addamiani, De Crescenzi, Genolini, Volpi V., Volpi E., si aggiunsero in seguito, dopo circa un anno, Archetti, Polverari e Monti.

A seguire con l’avvento del nuovo presidente eletto dottor Matteo Pellicone, nel regolamento organico, comparve la norma che demandava, solo al presidente federale, la nomina degli alti gradi di judo e del karate.

Il resto è attualità e non sta a noi commentarla.

continua…

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  1. Porcari Giuseppe says:

    Grazie M. Addamiani la storia ci porta a non dimenticare.
    A tale proposito, e per quanto riguarda i dan, desideravo sapere se le voci che si sentono circa il 10 Dan conseguito dal sig. Cappelletti ha del fondamento.
    Non che mi dispiaccia che tale riconoscimento vada ad un Italiano ne provo invidia per la persona menzionata,provo solo un certo malessere e amarezza per le tante opportunita’che il Judo Italiano ha perso sotto la guida della sua Vicepresidenza a beneficio dei suoi egoismi personali incontrollati.
    Mi chiedo quali benefici hanno portato al Judo Italiano i traguardi internazionali raggiunti e di Dan riconosciuti a questa persona? Qualcuno mi dice e’ stato bravo, io dico e’ stato bravissimo a fare,pero’, i suoi interessi.
    Viviamo un momento di malessere federale, qualita’ dei corsi di formazione di basso livello e sessione di esame di Dan conseguiti per corrispondenza o per grazia ricevuta( io i miei gradi li ho gia’ dati indietro alla federazione per protesta gia’ nel 2002 con R/A ) Il V.P. Cappelletti ha mai proposto al consiglio di settore una profonda revisione dei programmi tecnici, per riqualificare la base di formazione? Ha mai pensato di lavorare per il nostro Judo impegnandosi a far modificare uno Statuto ormai obsoleto e antidemocratico? Si e’ impegnato a far riconoscere i valori Italiani( arbitrali e tecnici ) a livello internazionale ? Che mi risulti ,a parte l’ interesse( le altre nazioni non volevano organizzarli) di far ospitare all’Italia piu’ campionati europei di Kata possibili altro non mi sebra abbia fatto. Vorrei precisare che io non ce l’ho con Cappelletti e che sono contento dei suoi traguardi dei suoi Dan dei suoi riconoscimenti e successi. Desidero solo che visto che ricopre la carica di Vice Presidente del Judo Italiano o si impegna a fare qualcosa per NOI o dia le dimissioni come la Dignita’ richiede
    Un saluto a Tutti

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