Cronaca e storia del judo 3

Cronaca e storia del judo 3

Siamo giunti al terzo appuntamento della rubrica “Commenti, Cronaca e Storia del Judo Italiano” curata dal M. Silvano Addamiani. Buona Lettura! Ai primi campionati di judo europei, svoltisi a Parigi nel 1951, vincemmo anche delle medaglie, poi, per ottenere simili successi, dovemmo aspettare otto anni per vincere nuovamente ed unicamente con il fenomeno Tempesta, che [...]

Pubblicato da il 26 set 2014 in

Siamo giunti al terzo appuntamento della rubrica “Commenti, Cronaca e Storia del Judo Italiano” curata dal M. Silvano Addamiani. Buona Lettura!

Ai primi campionati di judo europei, svoltisi a Parigi nel 1951, vincemmo anche delle medaglie, poi, per ottenere simili successi, dovemmo aspettare otto anni per vincere nuovamente ed unicamente con il fenomeno Tempesta, che la natura aveva predestinato ad essere un campione di judo, per onore di cronaca, ci fu anche una medaglia d’argento in quel periodo, conquistata da Carmeni Bruno.

Anche la nuova generazione, che nella primavera del judo aveva praticato agonisticamente, cominciò a sollevare qualche dubbio di democraticità nella F.I.A.P.

Era stata una battaglia dura, fintanto che al congresso federale, svoltosi ad Aosta, il judo ebbe il diritto di un solo voto; s’affacciava la democrazia con le serrande chiuse a metà; nel contempo, cominciò anche la lotta interna nella disciplina del sol levante.

Non c’erano punti di riferimento nella F.I.A.P., la guerra sportiva tra i rappresentanti ai vertici federali, lotta e pesi, si fece dura e il C.O.N.I. dovette intervenire perché il presidente federale dottor Valente, per motivi non ben definiti ufficialmente, aveva dato le dimissioni.  Il C.O.N.I. nominò un commissario nella federazione, nella persona del col. Di Loreto, già comandante della scuola di polizia di Nettuno e già fautore dell’introduzione del judo nella polizia.

Per il movimento del judo, la nomina era positiva, ma il ministero dell’interno non dette l’autorizzazione al colonnello di avere, con l’elezione a presidente,  il doppio incarico, così il colonnello declinò l’impegno.

Il C.O.N.I. fece una nuova nomina, inserendo un nuovo commissario nella persona del dottor Zanelli.

Questo commissario non conosceva minimamente le problematiche della federazione, con i suoi tre differenti sport, che erano : lotta , pesi,e judo, ognuno bisognoso di specifiche e particolari attenzioni.

Noi del judo rilevavamo il fatto di come la nostra crescita numerica non aveva uguale crescita nel campo dirigenziale. In federazione restò solo il dottor Genolini che era un vecchio neofita della disciplina, discostato però dalle società sportive.

Proprio in questo periodo incominciò la grande diaspora. Al governo del judo, nella F.I.A.P., si alternavano molti personaggi, ma nessuno di questi era un judoka, tranne il dottor Genolini. Ai judokas italiani, piaceva chi, oltre che a conoscere il judo, lo praticava anche, e se lo praticava bene voleva dire che il judo lo poteva governare. Il valore delle persone quindi era misurato, in quell’epoca, dal valore di chi praticava bene il judo e visto solo con quella misura, pertanto il campo dirigenziale rimaneva vuoto perché l’attenzione era rivolta solo alla tecnica, e non al governo della medesima.

I vecchi Maestri non erano riusciti ad  inserirsi nella dirigenza della F.I.A.P.

Dal basso il judo primeggiava, dall’alto l’immobilismo dell’organizzazione federale era palese, sembrava che il judo fosse contro le discipline della lotta e dei pesi; non era così, il judo era contro i dirigenti mal nominati e parzialmente eletti.

Noi, del judo, non potevamo proporre nulla,in federazione c’erano solo tutti quei poteri forti che non accettavano la democraticità della giovane disciplina presente.

L’instabilità del vertice, l’accettazione assai difficoltosa del nuovo, era palese. Le assemblee federali ne divennero la logica arena di scontro.

Si ebbe anche il tempo di dare un nome diverso alla federazione, che si trasformò in F.I.L.P.J. (Federazione Italiana Lotta Pesi Judo).

La trasformazione della sigla federale, fu una idea del judo che non voleva all’interno della federazione, fosse associato il judo come sport pesante.

Lo scontro si fece più cruento, il judo era una disciplina in più che poteva far pendere l’ago della bilancia dall’ una o dall’altra parte delle due forze, le più forti: la lotta e i pesi.

Si divise il judo, per la prima volta, politicamente parlando, e gli altri ne sfruttarono l’occasione.

Come si sa, tra i due litiganti il terzo gode, cosicché il terzo senza conoscenza delle problematiche delle tre discipline, divenne presidente della federazione, il dottor Zanelli.

L’allora situazione ci diceva che il presidente governava due discipline: lotta e pesi, e una parte, a lui favorevole del judo.

Le cause della divisione del judo furono determinate da una banale incomprensione. Dicevamo, che a Roma e centro Italia, Napoli e Firenze compresi, si era acceso un movimento giovanile judoistico contestatore della F.I.AP, divenuta F.I.L.P.J.. Al nord, Milano in particolare, aveva uguale desiderio di avere riforme federali nel judo, ma su tutte ne era preminente una: l’inserimento del judo femminile agonistico, condottiera ne era la direttrice di una azienda risearia nel Novarese, bravissima judoka che era anche divenuta presidente di una magnifica palestra a Milano, si chiamava Maria Bellone, e questa imprenditrice, insieme all’avvocato Giancarlo Zanier, giovane cintura marrone friulana, si rivolsero al tentennante presidente Zanelli, per un aiuto alle loro aspettative.

Il sindaco di Savona fu ben felice di operare un accordo, che gli dette un’agevolazione tonificante nel ripresentarsi al congresso federale di Bologna.

Per mancanza di informazione, il judo, si era diviso per la prima volta.

La Maria Bellone, con la sua squadra, ottenne la possibilità di gareggiare  in un circuito circoscritto e limitato, perché non rappresentava l’intera forza italiana che partecipava agli eventi agonistici femminili; erano solo tre o quattro società sportive del nord.

Come logico, la divisione rallentò la diffusione del judo, ma un evento ineluttabile gli ridiede nuova energia e sviluppo.

Continua ……

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  1. Piero Comino says:

    mah, l’avv Zannier è Friulano non Trentino, poi la dirigente d’azienda era la sig. Gabriella Boniforti non la Bellone per il resto ovvio che il tempo…..

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