Cronaca e Storia del Judo italiano12

Cronaca e Storia del Judo italiano12

Come ogni giovedi’ l’appuntamento con la rubrica curata dal maestro Silvano Addamiani, VIII Dan, dal titolo “Commenti, Cronaca e Storia del Judo Italiano”. La rubrica verra’ interrotra nel periodo natalizio per poi riprendere l’8 di gennaio 2015. Buona lettura!   Questi miei commenti e tal volta sommessi giudizi, che ho espresso in queste note, non [...]

Pubblicato da S. Addamiani il 18 dic 2014 in Roma

Come ogni giovedi’ l’appuntamento con la rubrica curata dal maestro Silvano Addamiani, VIII Dan, dal titolo “Commenti, Cronaca e Storia del Judo Italiano”. La rubrica verra’ interrotra nel periodo natalizio per poi riprendere l’8 di gennaio 2015. Buona lettura!

 

Questi miei commenti e tal volta sommessi giudizi, che ho espresso in queste note, non hanno riferimenti personali o arrivismi di sorta.

Non c’è individualismo in una organizzazione, quando il sistema non scorre a regime, è l’organizzazione che deve essere modificata e con essa i suoi parametri.

Fare una squadra e vincere è molto difficile, però, se si interviene democraticamente, in un vasto parco, come quello federale, i giocatori campioni si trovano e si può fare una grossa squadra, avendo così più possibilità di vincere.

Proprio per i concetti espressi nei miei precedenti articoli, sono rimasto coerente, quando mi fu proposta la candidatura a  consigliere federale, ho rifiutato.

Sapevo benissimo, che per portare avanti un progetto come il judo, necessitava anche di un concorso politico, ma il sottoscritto sapeva di essere il meno indicato nell’arte del compromesso, così declinai l’invito proponendo un’altra persona.

Se uno vuole o vuol essere partecipe, trova altre strade per evidenziare il judo, non c’era solo quella sportiva che avevo percorso, fortunatamente molto bene con i miei atleti vincendo praticamente tutte le medaglie nei vari tornei: europei, mondiali, militari, universitari e olimpici, maschili e femminili, juniores e seniores; quindi dopo tale mia fase esistenziale, nacque il Martial Body Night, uno spettacolo marziale con più di mille atleti con 20 discipline, con in più la lotta e i pesi e con essi 12.000 spettatori, sempre presenti, replicandosi per quattro anni consecutivi presso il Palalottomatica dell’Eur a Roma.

La federazione abbracciò l’iniziativa, e partecipò attivamente con i suoi atleti più rappresentativi.

Questa era per me un’altra strada per far emergere il judo: la diffusione, e ci riuscimmo magnificamente.

Anche altri, intrapresero l’iniziativa romana, come i milanesi con il loro spettacolo, Pasqua del Budo, itinerante per l’Italia.

Se l’idea è buona, ed ha dei contenuti, spesso si trasforma in successo, come si è potuto costatare.

Anche questo modo è “fare judo”.

Allargammo la base della conoscenza delle arti marziali facendo un intero programma sportivo, su di una televisione privata, in prima serata, con un’ora e trenta di trasmissione e dalle sei puntate previste ne svolgemmo ben nove a grande richiesta.

“Insieme per crescere” era il motto di Jigoro Kano, e noi ci eravamo compenetrati in esso.

Erano gli anni 90.

Antesignana di questo evento fu una trasmissione della Rai, intorno agli anni 60, andava in onda nel pomeriggio per mezz’ora, e aveva come tema: l’insegnamento del judo, tecnicamente diretta dalla cintura nera Genolini, con la regia di Gianni Bisiac.

Fu replicata per sei puntate e fu un grande successo conoscitivo del judo. La sala Nervi in Vaticano, il palazzo del Quirinale e piazza Venezia, furono altrettante testimonianze della presenza del judo in tutta la sua bellezza plastica figurativa.

Era solo armonia pura quella che Jigoro Kano chiedeva di cercare ai suoi allievi.

Le strade erano tante, necessitava solo percorrerle sapendo dove si voleva arrivare.

Quindi, cari amici dirigenti, rinfoderate la spada del risentimento e cercate di comprendere.

Io desidero un judo libero da tutte le convenzioni che gli sono state applicate, di tutte le regole che ha dovuto subire, libero da tutte le imbracature che il nuovo gli ha avvolto.

Un judo che sia insegnato liberamente e totalmente da chi conosce il judo.

Il judo è una grande disciplina aperta a tutti per tutte le età, conservatelo così com’è. E’ un tesoro che non può essere dilapidato.

Il nuovo si prenda quello che del judo gli necessita e ne faccia quello che vuole, ma l’anima del judo sia conservato e lasciato ai maestri (che siano riconosciuti tali da tutti).

Tutto il judo, non solo quello agonistico dello shiai e dei kata, ma del judo universale, da troppo tempo dimenticato e non più insegnato, come le leve articolari nella posizione eretta, le tecniche di svincolo della lotta a terra e tant’altro.

Molti maestri le conoscono ma non le praticano e non le insegnano  cosa più grave, perché unicamente presi dall’aspetto agonistico.

Attenzione, questo fatto vi porta a divenire limitati e non totali maestri di judo.

Ciò sta già accadendo, non ve ne siete accorti? Adesso che ci sono i tecnici “settorizzati” nel ramo kata, teoricamente, vi hanno privato anche di questa ala della vostra conoscenza.

Se continua così, cari maestri, come vi definirete con i vostri allievi?

 

Continua…

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  1. Comino says:

    più che altro “come vi definiranno i vostri allievi?”

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