Cronaca Commenti e Storia del Judo Italiano

Cronaca Commenti e Storia del Judo Italiano

Quest’oggi il Maestro Silvano Addamiani inaugura su questo portale la rubrica “Cronaca, Commenti e Storia del Judo Italiano” , che ci accompagnera’ ogni giovedi sera.  Una rubrica sulla storia del judo italiano. La storia può insegnarci, affascinarci, saper di umano, di universale, e quindi di particolare, di personale; può corrispondere alla nostra sete di sapere cosa [...]

Pubblicato da S. Addamiani il 11 set 2014 in Roma

Quest’oggi il Maestro Silvano Addamiani inaugura su questo portale la rubrica “Cronaca, Commenti e Storia del Judo Italiano” , che ci accompagnera’ ogni giovedi sera. 
Una rubrica sulla storia del judo italiano. La storia può insegnarci, affascinarci, saper di umano, di universale, e quindi di particolare, di personale; può corrispondere alla nostra sete di sapere cosa è l’uomo, e come l’uomo ha concepito, nel tempo, il suo essere ed il suo fine.
Il latino Terenzio scriveva: “Homo sum, nihil umani mihi alienum puto”. Tutto ciò che è umano mi interessa, mi parla, entra in relazione con la mia volontà di comprendere e di conoscere. 
Abbracciando questo concetto, Italiajudo ha accettato ben volentieri la proposta del Maestro Addamiani di raccontare la nostra storia attraverso il suo punto di vista, e l’abbiamo fatto nella convinzione che ”chi ignora la storia, sarà costretto a riviverla”. Buona Lettura!

 

La storia è la madre di un popolo, di una civiltà, di una nazione.

La storia crea le basi per un solido presente ed un futuro meno incerto.

Senza la storia non ci sono valori di riferimento, non ci sono unioni e non ci sono prospettive.

Il passato è una base su cui confrontarci nel presente, per poi poter tracciare un futuro.

Da questa nostra credenza abbiamo elaborato un sintetico tema della nostra storia del judo, raccontandolo, partendo, dalla sua seconda rinascita; parliamo, degli anni 50 dell’ultimo secolo del secondo millennio. Non esistono libri che parlano di storia federale e della sua cronaca.

La storia è uno svolgersi di eventi, preordinati o casuali, prodotti dall’uomo.

L’uomo dunque, è la causa e gli effetti del suo agire.

Testi federali ce ne sono, tra i più corposi e dettagliati, c’è il libro scritto dal dottor Alfonso Castelli, già segretario generale della F.I.A.P.

Il testo ripercorre i primi settant’anni federali: dati, persone, eventi nazionali ed internazionali, sono ben scanditi ed evidenziati da quelle pagine, elaborate faticosamente.

C’è anche un testo degli ultimi trenta anni elaborato  dal Arch. Livio Toschi, meno dettagliato e più sintetico, una vera e propria catalogazione di dati. Ma quei dati riportati, non sono che una parte della storia; sono solo nomi e fatti descritti, che si succedono temporalmente. Ma quali sono le cause che li hanno determinati?

La cronaca è come l’astrologia: “gli astri indicano, non determinano”. Cosi la cronaca, indica l’evento, ma non lo determina, te lo fa intuire. Questi principi mi hanno spinto a tracciare un personale racconto di storia judoistica, per sapere meglio chi siamo, dove siamo arrivati, e dove si vuole andare.

Abbiamo notato, durante lo scrivere, che il judo italiano, in questi suoi settanta anni di vita, non abbia solitamente seguito una certa rotta preordinata, si è spostato sempre come una mongolfiera, librandosi in alto soltanto quando intervenivano forze esterne che la dirigevano. I suoi addetti alla erogazione della fiamma rigeneratrice sono sempre stati parchi e timorosi nell’erogarla, ed il “pallone” del judo è rimasto impigliato in una rete federale troppo fitta per fargli vedere subito il cielo.

Da queste superficiali considerazioni ho pensato di fare un sunto di cronaca delle orme judoistiche rimaste.

Siamo rimasti in pochi, sopravvissuti, a poter raccontare questi avvenimenti. A me l’occasione mi è stata data per aver cominciato a praticare judo, proprio negli anni della sua seconda generazione. Gli eventi poi, mi hanno coinvolto con ardore e travolto dalla passione per questo sport.

Queste mie righe vogliono indicare agli appassionati del judo, che per avere un judo migliore e dei buoni Maestri in Italia, occorre che ci siano anche dei buoni dirigenti. Questi non nascono su di un tatami dorato federale, essi nascono accanto a noi, vivono le nostre esperienze che sono anche le loro, alcuni di essi, dotati, come è naturale che sia, emergono poi per le loro capacità di governo e quindi intraprendono questo percorso che è una strada di servizio e nel contempo di alto onore per chi la percorre. Noi convinti dai loro programmi ne diveniamo i loro elettori, ma ne diverremo anche i loro giudici quando si presenterà il rendiconto quadriennale. Queste sono le regole democratiche.

La democrazia ci da dei diritti incommensurabili ma richiede anche e soprattutto, i doveri partecipativi. Non si sta in una società se non sin partecipa in essa. L’assenteismo e la delega sono due forme di astensionismo nella vita democratica tanto duramente conquistata da coloro che ci hanno preceduto.

addamianiNella democrazia, ognuno di noi ha il bene più profondo a cui un uomo può aspirare; la libertà di pensiero e di azione perché rinunciarci? Nella democrazia si esprime la meritocrazia: se il governo, fosse la sede dei migliori, anche la società governata godrebbe del prodotto che gli eletti producono. Purtroppo, da sempre non è così, ad insidiare la meritocrazia concorrono altri fattori; il male affare, il compromesso, la corruzione, la truffa, le false promesse ecc. ecc… che sono spesso vincenti.

Nel nastro della cronaca che si srotola in queste pagine, forse compaiono dei personalismi che sicuramente si sono inseriti nel contesto. Le debolezze dell’uomo dobbiamo considerarle, ecco perché dobbiamo conoscere il problema e questo si ottiene solo partecipando alla vita sociale.

Un bravo judoka non è detto che sia un bravo dirigente. C’è un punto incontrovertibile che occorre tener presente, il judo che uno pratica è un piacere personale, il dirigente che si sceglie è per migliorare il piacere di chi pratica. Mi ripeto con queste note; occorre studiare e praticare per essere dirigente.

Il piacere di dare non è proprietà di molti. Questo mi ha detto l’esperienza.

Mi auguro che i futuri dirigenti del judo abbiano coscienza del loro mandato e che operino affinché tutti gli associati siamo dei cittadini sportivi anziché sudditi dipendenti delle protervie e degli arrivisti. Fin o ad oggi, nella nostra federazione, non è stato proprio così, ci sembra.

Continua……


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