Cronaca e Storia del Judo Italiano 13

Cronaca e Storia del Judo Italiano 13

Torna dopo la pausa natalizia la rubrica curata dal Maestro Silvano Addamiani, VIII Dan, dal titolo: “Cronaca, Commenti e Storia del Judo Italiano” giunta alla sua tredicesima uscita. Nell’augurarvi un 2015 ricco di successi, vi auguriamo buona lettura. Se le nostre regioni geopolitiche sono croce e delizia del governo italiano, per la FIJLKAM, le sue [...]

Pubblicato da S. Addamiani il 8 gen 2015 in Roma

Torna dopo la pausa natalizia la rubrica curata dal Maestro Silvano Addamiani, VIII Dan, dal titolo: “Cronaca, Commenti e Storia del Judo Italiano” giunta alla sua tredicesima uscita.

Nell’augurarvi un 2015 ricco di successi, vi auguriamo buona lettura.

Se le nostre regioni geopolitiche sono croce e delizia del governo italiano, per la FIJLKAM, le sue regioni, hanno preso l’intero sopravvento sul governo centrale, creando di fatto, una crisi tecnica inconscia nazionale.

Nella FIJLKAM, si sono generati tanti piccoli stati dipendenti (stati ho scritto volutamente, non regioni) che in un tempo relativamente breve, si sono presi o gli è stato concessa l’autorizzazione gestionale dell’80 per cento delle funzioni proprie del governo centrale.

Scendiamo nei particolari per poterne valutare meglio il danno ricevuto dalla comunità del judo.

Come si sa, ogni regione, per mandato federale, individualmente, indice corsi obbligatori per le riconferme annuali dei propri insegnanti, facendo anche le scelte dei relativi docenti, ricavandone, con tale operato, contemporaneamente, un benefit economico (giusto secondo il nostro punto di vista).

A seguire le regioni sempre su concessione federale, propongono corsi per avanzamento di grado e relative qualifiche tecniche come: insegnanti, arbitri e giudici di gara.

Tali corsi, danno il riconoscimento nazionale ai molti qualificati ed un benefit regionale ai comitati.

Le cose sopraccennate sarebbero sufficienti per ribaltare dopo tanti anni, una classe dirigente, che non è assolutamente più in grado di governare simile situazione resa tecnicamente drammatica ( tutti vogliono cercare la malattia ma non sanno dove sta il malato), se non riformando integralmente il sistema.

Gli sport federali, come il judo ed il karate, ad esempio, hanno una loro unicità che li accomuna: i loro principi fondanti richiedono una unità di pensiero e metodo e debbono essere fatti crescere uniformemente (vedi la Francia tanto per non fare nomi).

In Italia, i corsi nazionali, effettuati negli anni 60/70, l’Accademia nazionale sorta di conseguenza, esprimevano proprio quella ricerca di unità nazionale del metodo di insegnamento delle due discipline marziali.

Poi tutto fu buttato a mare, e non rimase nemmeno l’intenzione dell’unione.

Ufficializzando i comitati regionali ad agire, nell’area tecnica, come si sta facendo da qualche anno, la federazione ha dimostrato chiaramente di non aver capito le necessità primarie e vitali che la disciplina del judo abbisogna: la formazione.

Il terreno tecnico sta smottando, e noi ci vogliamo erigere sopra il monumento della vittoria?

Come può un corpo mutilato autorigenerarsi senza un supporto vitalizzante esterno?

(solo un animale riesce a tanto, la lucertola americana).

Nello sport del judo l’informazione e la pratica vanno all’unisono.

L’informazione da la conoscenza e lo studio; la pratica, supportata dall’informazione è fondamentale perché è la fonte per abbeverarsi della tecnica che deve essere tanta e varia, solo così si eleverà il livello di chi pratica.

La federazione non si è avvalsa, mai, di un organismo tecnico nazionale che le desse la possibilità di uniformare i vari comitati regionali, nell’unico indirizzo tecnico espresso da tale organismo, espressione poi del consiglio di settore. Abbiamo criticato il principio, errato secondo il nostro punto di vista , di queste iniziative regionali ormai consacrate da più di dieci anni, ma il nostro fine ultimo di critica è quello che più ci sta a cuore, la nascita dell’atleta azzurro.

Noi crediamo che dall’origine si deve fare una ricerca che dia il risultato che la federazione ha nel suo Dna: la vittoria degli atleti italiani nell’agone internazionale.

Se qualcuno vede un po’ più in là del proprio naso, può anche vedere che questa origine unitaria ancora non è stata trovata, e quindi il prodotto finale ancora soffre di questa negligenza di pensiero.

Nel corrente anno, la federazione ha intuito che la situazione che avevamo accennato precedentemente sulle regioni ed il loro operato era al quanto bislacca e quindi ha parzialmente provveduto a correggerla.

Come?

Lasciamo a voi le opportune considerazioni, noi scriviamo di cronaca, di storia e non di attualità, domani, se la situazione permarrà ne riparleremo.

N.B.: Il concetto di regione a noi ci piace. I comitati regionali sono dei grandi contenitori di passione sportiva, necessari e indispensabili alla vita dei nostri sport, ma non ci piacciono quando ricevono incombenze tecniche come quelle enunciate precedentemente.

L’unità dello sport del judo, la deve dare solo il governo centrale se vuole avere un atleta azzurro vincente.

                                                                                  Continua….

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  1. Porcari Giuseppe says:

    Grazie Maestro ADDAMIANI per il suo qualificato contributo
    La sua cronaca e la storia sono importanti per ricordare e non dimenticare.
    Giuseppe Porcari

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