Corso Allenatori: a Parigi

Corso Allenatori: a Parigi

Sabato 7 settembre si é svolto il corso di aggiornamento tecnico per insegnanti all’Institut du Judo di Parigi. Nonostante non abbia un diploma riconosciuto dalla federazione francese, mi é stata data la possibilità di partecipare ugualmente, proponendomi in seguito di seguire un corso per diventare tecnico federale. Il programma dell’aggiornamento tecnico ci era stato mandato [...]

Pubblicato da Myri il 27 set 2013 in Parigi

Sabato 7 settembre si é svolto il corso di aggiornamento tecnico per insegnanti all’Institut du Judo di Parigi.

Nonostante non abbia un diploma riconosciuto dalla federazione francese, mi é stata data la possibilità di partecipare ugualmente, proponendomi in seguito di seguire un corso per diventare tecnico federale.

Il programma dell’aggiornamento tecnico ci era stato mandato per e-mail, con la descrizione di come si sarebbe svolta l’intera giornata e devo ammettere che a prima vista un leggero sconforto ha preso il sopravvento: leggendo il seguito capirete perché…

Per fortuna a fine giornata ho potuto tirare un respiro di sollievo e rientrare a casa contenta!

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Il tatami di allenamento dell’Institute de Judo – Foto di Myri

L’appuntamento era alle 8 del mattino all’istituto del Judo dove la colazione offerta dalla federazione permetteva di entrare nell’ambiente e di scrutare quelle centinaia di persone mai viste in vita mia.

 

H 8.30: lo stage é iniziato con mezz’ora di TAISO, riscaldamento propedeutico al judo molto usato in Francia, dove stretching e rinforzo muscolare hanno permesso di mettersi nella condizione psico-fisica giusta per affrontare uno dei due temi centrali della mattinata : il Kodokan Goshiin Jitsu, spiegato da B.BRIGHEL e N. KAWAISHI. Non posso nascondervi che qui é nato il primo sentimento di sconforto.

 

Il Kodokan Goshin Jitsu, nonché il “Kata delle armi ” é conosciuto e studiato da tutti in Francia già a partire dal primo Dan.

Considerato importante anche per tutti coloro che praticano Ju Jitsu proprio grazie alle presenza di numerose leve, era il tema di fondo della prima parte della mattinata o, per meglio dire, era il maestro BRIGHEL che voleva mettere un accento su alcuni dettagli.

Peccato che io, come la maggior parte degli italiani che hanno sempre dedicato il loro tempo all’agonismo, non l’avevo mai visto né imparato.

Ahimé, mi sono ritrovata fra circa 200 praticanti che provavano il kodokan goshin jitsu con facilità e mentre loro passavano da un gruppo di tecniche all’altro io ero ancora intenta a capire come fare i primi passi e a come tenere in mano il coltello. ” Ti va bene che é di legno, fosse vero ti saresti già aperta in due una mano “ mi é stato detto subito, con il sorriso sotto i baffi. “Cominciamo bene” ho pensato.

 

Quando vedendomi in difficoltà, il mio uke mi ha chiesto che Dan ero, avrei voluto semplicemente sprofondare….

“Terzo dan” ho detto e lo sguardo perplesso dell’insegnante che lavorava con me l’ha portato a chiedermi  come venivano attribuiti i dan in Italia, spiegandomi successivamente che in Francia anche l’agonista che fa solo gare, se vuole essere cintura nera, deve superaregli esami di kata e di arbitraggio.

 

A seguire, P. VIAL e Christian DYOT hanno fatto un intervento tecnico di altre due ore sui principi della difesa e sulle basi tecniche.

In quest’occasione ho potuto respirare un po’ trovandomi a mio agio e soprattutto contenta di vedere nuovi lavori e nuovi spunti.

In effetti, tutti i lavori tecnici mostrati erano rivolti ad un pubblico di adolescenti e agonisti di tutti i livelli.

 

La pausa pranzo era stata organizzata dalla Federazione all’interno del palazzetto: un pranzo a buffet era infatti offerto a tutti gli iscritti e per aiutare la digestione dalle 13.30 alle 15.30 PERETTI, JANICOT e DYOT hanno preso la parola sul tatami per informarci dei cambiamenti attuati della Federazione francese, per parlare del bilancio dei campi estivi, per promuovere il nuovo regolamento, per esporre le nuove proposte di formazione per tecnici e per rispolverare un po’ di nozioni circa la cultura del Judo.

Post pranzo non é stato facile seguirli, ma capire che il Judo é uno sport nazionale qui in Francia pari ad altri è stato più che evidente!

L’altra nota dolente della giornata é arrivata alle h15.30 quando F. ROCHEUX ha mostrato per ben un’ora e un quarto una serie di tecniche di Ju Jitsu e simulazione di combattimento.

Ancora una volta a disagio in quanto completamente ignorante in materia, mi sono fatta aiutare da uno dei tecnici, che mi ha spiegato che in Francia per essere insegnante di Judo devi conoscere il Ju Jitsu e superare degli esami anche in questa disciplina; sono in seguito puoi specializzarti nella disciplina del judo e farla diventare materia di insegnamento.

 

A concludere la giornata è stato P. BOUROMA, il quale ci ha mostrato fino alle ore 17.45 diverse tecniche di NE WAZA, assolutamente destinate ad un pubblico di atleti di alto livello. Infatti, la complessità dei passaggi a terra ha messo tutti in difficoltà, costringendolo a mostrare più volte i diversi dettagli e a fare delle modifiche sul programma.

A detta dei presenti ” ogni anno BOUROMA  si inventa di quei passaggiiii ……..”

 

Alle ore 18 si è svolto l’aperitivo offerto dalla Federazione nell’atrio del palazzetto, per permettere a tutti di condividere un momento simpatico e di svago non collegato allo stage!

 

 

Sarebbero mille i commenti che farei circa questa giornata, circa la diversità di organizzazione, di fondi, di partecipanti.

Un corso totalmente gratuito, facoltativo, aperto a tutti i tecnici, che prevedeva anche una giornata sull’arbitraggio il giorno successivo, ma a cui non ho potuto partecipare purtroppo per motivi di lavoro.

 

Prima di partire, Christian DYOT, responsabile nazionale, mi ha informata della possibilità di fare un corso ufficiale con la Federazione che comprendeva:

- 615 h di corso serale e nei week end nei centri di formazione

- 300 h di pratica nei Club, palazzetti, scuole ecc.

Inoltre, sono stata informata che questa  formazione dura dai primi di novembre fino a fine maggio, con selezione iniziale dei candidati ed esame finale, per un costo ufficiale é di 5.950 € con possibilità di finanziamenti della federazione stessa,  ovviamente.

 

Il titolo finale dopo aver seguito tutto questo percorso è “Insegante di 4° livello di Judo/Ju Jitsu/Taiso” praticamente il nostro “Aspirante Allenatore”.

 

Vi confido che sono arrivata a casa “ubriaca di judo” dopo una giornata così intensa, ma sicuramente ero felice per essermi confrontata con una realtà all’avanguardia e per la possibilità di poter continuare a crescere…


  1. Michele says:

    Formazione da novembre a maggio per diventare l’equivalente del nostro Aspirante allenatore?

    Noi invece in mezza giorata…

    Ho detto tutto!

  2. giuseppe says:

    il grosso problema che abbiamo in Italia è che il judo è un hobby. Dovremmo cominciare a pensare che se anche fare l’insegnante di judo non ci fa mangiare, lo dobbiamo fare cmq da professionisti. Hai corsi d’agg.to la maggior parte quando ha il tesserino scappa via… e non è corretto nei confronti dei bambini e dei ragazzi a cui insegnano.
    Poi è anche vero che i corsi d’aggiornamento sono spesso fatti male e non viene voglia di andarci. C sono regioni che x 4 o 5 anni hanno avuti sempre gli stessi tecnici che facevano sempre lo stesso repertorio o simile. Altri che x risparmiare chiamano un insegnate vicino che però non ha esperienza x insegnare ad altri tecnici. Forse per cominciare sarebbe meglio nn fare corsi obbligatori ma organizzare stage x insegnanti tecnici in tutta Italia e poi ognuno può partecipare a quello che preferisce in base al programma… c sono tante altre proposte ed idee che possono essere portate all’attenzione dei ns vertici, spero solo che le voci che ho sentito siano non vere… e cioè, il corso all.ri ridotto ad una sola settimana!!! Speriamo bene!!!

  3. pietro andreoli says:

    FORSE VOI NON SAPETE CHE ANNI FA, A SEGUITO DELL’INIZIATIVA DELL’ALLORA PRESIDENTE DEL SETTORE JUDO DELLA FEDERAZIONE, AUGUSTO CERACCHINI, PER DIVENTARE ASPIRANTE ISTRUTTORE DI JUDO SI DOVEVA FREQUENTARE L’ACCADEMIA NAZIONALE ITALIANA DI JUDO PER QUATTRO MESI CON QUATTRO ORE DI PRATICA LA MATTINA NELLA PALESTRA REALIZZATA SOTTO GLI SPALTI DEL VELODROMO OLIMPICO DELL’EUR E CINQUE ORE DI LEZIONI TEORICHE IL POMERIGGIO NELLA FORESTERIA DEL VELODROMO STESSO. PER ENTRARE IN ACCADEMIA SI DOVEVA SOSTENERE UN ESAME DI AMMISSIONE E DOPO UN MESE PER RESTARE SI DOVEVA POI SUPERARE UN ESAME DI CONFERMA. ALLA FINE DEL CORSO INFINE SI DOVEVA SOSTENERE UN ESAME FINALE SU TUTTE LE MATERIE STUDIATE E CON LA PRESENTAZIONE DI UNA TESI SU UN ARGOMENTO INERENTE IL JUDO.

    • Michele says:

      E’ chiaro che uno scenario come quello che era stato prospettato in passato con ben 4 mesi un’accademia, oggigiorno non è più attuabile. Tuttavia, la formazione dei nostri tecnici resta un tema centrale che non può essere tralasciato. Le cose devono cambiare perché è davvero troppo semplice raggiungere qualifiche importanti, e ciò si traduce inevitabilmente in una cattiva immagine e nel contempo in una decrescita del nostro sport.
      Le alternative possono essere molte, bisogna sceglierne una e attuarla. Non possiamo rimanere ancora a guardare.

  4. Claudio Zanesco says:

    La formazione è il cardine dell’evoluzione, l’Italia non ha una scuola di judo, perchè non forma gli atleti internazionali che ha, i quali volenterosi si mettono a disposizione e danno agli altri quello che sanno, ma non sanno abbastanza, nessuno che io sappia pratica Kata o Shinken Shobu ( provate a chiedere loro cos’è’) ma la colpa se in parte è dell’individuo, molto è della scuola che lo ha formato

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