Commenti e Storia del Judo 6

Commenti e Storia del Judo 6

L’appuntamento molto seguito del giovedi’ sera curato dal Maestro Silvano Addamiani, VIII Dan di Judo, ci porta al sesto appuntamento della rubrica “Cronaca Commenti e Storia Del Judo Italiano”. Buona lettura!   Il judo pur vincendo delle medaglie olimpiche, con una continuità impressionante: da Montreal 76 a Londra 2012 (10 olimpiadi di fila) sia maschili [...]

Pubblicato da il 23 ott 2014 in

L’appuntamento molto seguito del giovedi’ sera curato dal Maestro Silvano Addamiani, VIII Dan di Judo, ci porta al sesto appuntamento della rubrica “Cronaca Commenti e Storia Del Judo Italiano”. Buona lettura!

 

Il judo pur vincendo delle medaglie olimpiche, con una continuità impressionante: da Montreal 76 a Londra 2012 (10 olimpiadi di fila) sia maschili che femminili, non riusciva ad esprimersi con la sua pattuglia di governatori eletti, che non vedevano la luna ma solo il dito che la indicava.

Dobbiamo dire per fortuna, che c’era il presidente Pellicone, che pragmatico quale egli era, capì il problema di fondo del judo agonistico; quando finirono le prestazioni dei grandi atleti ereditati come: Gamba, Mariani, Vecchi, Daminelli, Rosati, Motta, etc..etc..decise di recidere ogni fior di ciliegio e del terreno tecnico circostante pieno di pietruzze, ne fece un grande prato verde ( speranza) per far vincerele gare a i suoi judokas. Ai consiglieri di settore per “par condicio” concesse il giardino della tradizione, ove far crescere i fiori di questa magnifica disciplina.

Purtroppo in tale area, fece capolino solo qualche margherita di campo.

Il presidente Pellicone, ravvisò, nella maggioranza delle prestazioni agonistiche dei nostri judokas una carenza di preparazione atletica e d’approccio mentale alla gara.

Così pensando, destituì l’organico tecnico nazionale del judo e mise un “non” judoka al governo tecnico federale. Da questo atteggiamento presidenziale, ci si attendeva qualche dimissione di consiglieri o di tutto il consiglio che era stato manifestatamente, in quell’occasione, squalificato.

Non successe nulla.

E’ proprio vero che il judo è come l’acqua che prende sempre la forma che la contiene.

Cambiò il judo agonistico, più precisamente cambiarono i regolamenti di gara che dettero vita a due correnti di pensiero judoistiche: la tradizionale e l’agonistica.

Altra divisione del judo al suo interno.

Nella federazione costituita non si potevano accettare pericoli di scissioni dovute a causa tecniche di un settore, cosicché si approfittò per inserire dei sottili ma infidi paletti per accedere a concorrere agli alti o bassi incarichi federali.

La politica aveva preso il sopravvento nuovamente, aprofittando della frattura tecnica all’interno della disciplina, tutti comandavo chi, nessuno sapeva che, così si andava avanti.

Ciò non era solo un fatto italico, ma era divenuto un fatto internazionale, le differenze tra il KODOKAN, la Judo Japan Federation e la federazione internazionale di judo si fecero molto tese proprio in virtù del regolamento tecnico proposto.

La IJF, International Judo Federation, cercava con il nuovo regolamento di dare più vivacità allo shiai (combattimento) per renderlo più spettacolare e più appetibile ai media.

Il Giappone, come sempre, cercava di mantenere la tradizione (vedi la sua battaglia (poi persa) delle categorie di peso del 1958).

Ma, nei tempi moderni, lo sport tutto, è inteso come un business e quindi ogni apparato tradizionale è stato travolto in nome di questo Dio materializzato per eccellenza.

Così i giapponesi, anche questa volta, dovettero accettare il nuovo, calpestando lo spirito del suo “nascere”.

In Italia, il fronte tecnico, ebbe dei sussulti, ma non ci fu nessun gesto eclatante, come al solito, vennero promesse gare con il metodo tradizionale, fu un fuoco di paglia, poi, tutto rientrò nella normalità, la federazione si era subitaneamente allineata ai regolamenti internazionali e quindi, come spesso ormai avviene in Italia, ci furono i declamatori del vecchio e del nuovo testamento.

Così, dopo tanto pensare, decisero che il judo era uno ma diviso in due. Nella prima parte, c’era la tradizione con i “kata”. Nella seconda c’era lo “shiai” con il nuovo sport da combattimento; come si integrassero le due parti per divenirne una, non ce l’hanno ancora spiegato.

Però la soluzione si era trovata, sulla carta, all’italiana, come al solito.

Continua…

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