Chiacchierata con il maestro Antonio Di Maggio

Chiacchierata con il maestro Antonio Di Maggio

Il Maestro Antonio Di Maggio è uno dei sei candidati alla carica di consigliere nazionale della FIJLKAM per la componente Dirigenti per il settore judo. Dopo essere stato eletto per ben due volte ed ever ricoperto questa carica dal 2004 al 2012, questa volta il Maestro Antonio Di Maggio ritenta la strada politica nella FIJLKAM. Tuttavia, ci tiene a precisare che ora è un “uomo nuovo”. Capiamo il perché.

Pubblicato da ennebi il 13 nov 2016 in Barcellona, ESP

Il Maestro Antonio Di Maggio è uno dei sei candidati alla carica di consigliere nazionale della FIJLKAM per la componente Dirigenti per il settore judo. Egli inizia la pratica del Judo presso il club Judo Pavoni di Roma nel 1965 e nel 1976 è finalista ai Campionati Italiani Seniores. Dal 1977 è allenatore di Judo all’Accademia Nazionale Italiana. Da allora, ha ricoperto il ruolo di Direttore Tecnico di diversi club romani e dal 2014 è socio fondatore e direttore tecnico del Judo Di Maggio Roma. Il maestro Antonio Di Maggio è un ottimo conoscitore degli ambienti federali e ha un trascorso importante in diverse federazioni sportive. Diplomatosi presso l’Istituto Kennedy di Roma in Ragioneria nel 1979, nel 1980 diviene Segretario Generale della Federazione Italiana Karate e Discipline Associate. Nel 1985 diviene Segretario Generale della Federazione Italiana Taekwondo, ruolo che riveste per un decennio. Nel 1995 prende servizio nella FILPJ come segretario della sezione Pesi, mentre dal 1997 al 2004 è il responsabile ufficio gare nazionali e internazionali dell’attuale FIJLKAM. Viene eletto per due mandati consecutivi ricoprendo per 8 anni, dal 2004 al 2012, il ruolo di consigliere nazionale della FIJLKAM, su chiamata dell’imperatore Matteo Pellicone. Nel 2012 non si ricandida per via della spending review che riduce il numero di consiglieri nazionali, accettando l’invito di Pellicone a fare un passo indietro. Tuttavia, arriva per lui l’incarico di “Direttore delle Gare” per il settore Judo, che ricopre per i primi due anni del quadriennio, fino ai Campionati Italiani Assoluti di Asti 2014, passati alla storia anche per la scelta di un “palazzetto dello sport” che sembrava più una tensostruttura per i terremotati. Il Maestro Antonio Di Maggio annovera diverse onorificenze, tra cui meritano menzione la medaglia d’oro d’onore dell’Unione Europea di Taekwondo (1992), le stelle di bronzo (2002), di argento (2005) e d’oro (2013) al merito sportivo rilasciate dal CONI. Questa volta il Maestro Antonio Di Maggio ritenta la strada politica nella FIJLKAM che l’ha già visto protagonista per ben due mandati. Tuttavia, ci tiene a precisare che ora è un “uomo nuovo”. Capiamo perché.

Maestro Antonio Di Maggio, perché si candida?

In realtà non mi candido, ma mi candidano. Il mio percorso e le mie esperienze sono note: ho svolto tutti i ruoli possibili all’interno di una macchina amministrativa complessa come quella di una federazione e sono un ottimo conoscitore degli ambienti del CONI. Quando nel 2012 è stato ridotto il numero di consiglieri nazionali, ho accettato di fare un passo indietro, come chiestomi da Pellicone, anche se non ero d’accordo. In effetti, avremmo dovuto batterci affinché il CONI si riferisse alla FIJLKAM non come una federazione unica, ma come una federazione di federazioni. Pertanto, ogni settore della FIJLKAM, ovvero Judo, Lotta e Karate, dovrebbe avere lo stesso numero di consiglieri nazionali di un’altra federazione sportiva come per esempio il Taekondo, che tra l’altro ha un numero di club di gran lunga inferiore al nostro.

Maestro, questo significa che Lei auspica ad un cambiamento dello Statuto della FIJLKAMA che dia piena autonomia ai settori?

Assolutamente si. Lo Statuto corrente ha fatto il suo tempo e non è il linea con la situazione che viviamo. Prima di tutto, credo vadano cambiate le modalità con cui si raccolgono le proposte di candidature su cui molto si è discusso. Io agirei o abbassando il numero di proposte richieste, oppure definendo un valore in percentuale rispetto ai club affiliati nei diversi settori.

Maestro, vedo con piacere che è un ottento lettore delle rubriche di Italiajudo. Vada pure avanti…

Il problema non è tanto per i candidarsi a consigliere nazionale, visto che in questa tornata abbiamo più di 30 concorrenti, il problema riguarda invece la candidatura a presidente della FIJLKAM. E’ ovviamente squilibrato che in un settore poco numeroso le proposte necessarie siano così tante da rendere complicato per chiunque concorrere per quella carica. Inoltre, per riallacciarmi alla Sua precedente domanda, auspico ad una riorganizzazione della struttura federale per settori, sia per l’aspetto tecnico, sia organizzativo, al fine di evitare ciò che è accaduto in passato: ovvero subire situazioni provenienti da altri settori che non condividevamo. Questo discorso lo porterei anche a livello regionale. Altro aspetto che ritengo importante è il dialogo con il CONI. Non dobbiamo subire le loro decisioni, piuttosto dobbiamo essere in grado di negoziare. Un argomento su cui negozierei un accordo riguarda le modalità con cui il presidente della FIJLKAM viene eletto: mi piacerebbe infatti che fosse scelto dai consiglieri nazionali stessi. Perché no?

E’ vero maestro che Lei avrebbe voluto candidarsi alla carica di presidente della FIJLKAM?

Assolutamente no. Mi spiego: fare il presidente di una federazione come la FIJLKAM è davvero complesso e non credo di esserne all’altezza. Sarebbe diverso fare il presidente di un settore che conosco bene, come il judo, ma quello di tutta la FIJLKAM proprio no. La FIJLKAM richiede delle capacità manageriali straordinarie proprio per la sua complessità. Per questo motivo vedo il presidente Falcone la persone più idonea per svolgere questo ruolo vista anche la sua passata esperienza come Segretario Generale, che gli ha concesso di acquisire una conoscenza approfondita della struttura.

Nel 2014, Lei è stato al centro di molte polemiche – iniziate invero su Italiajudo – per la scelta del palazzetto dello sport degli Assoluti di Asti.

Mi ricordo le polemiche, ma non avevo alcuna responsabilità. Il mio ruolo di “Direttore delle Gare” aveva il solo compito di proporre delle migliorie. In una Federazione complessa come la FIJLKAM, ci sono diversi compiti: c’è chi propone, e c’è chi decide, ovvero il “governo” in carica, di cui non facevo parte all’epoca, che non ha approvato tutte le mie proposte. Ho sempre sostenuto che l’autorizzazione di una competizione dovesse essere una conseguenza di alcune verifiche che evidentemente ad Asti nel 2014 non avvennero. Ho anche sempre chiesto di prevedere delle sanzioni per coloro che non rispettino gli standard definiti da Roma nell’organizzazione delle gare. Anche in questo caso, la mia proposta non ha trovato accoglimento da parte del consiglio federale.

Lei è già stato consigliere nazionale della FIJLKAM per due mandati. Qual è la cosa di cui è più orgoglioso dei suoi 8 anni di governo?

Credo di avere una grande disponibilità ed una abilità nel risolvere problemi sempre e comunque. Mi telefonano in tanti per risolvere mille questioni diverse, a partire da piccole cose come ad esempio il tesseramento.

Entriamo nel merito del Suo programma, se ne ha uno.

Di maggioDello Statuto abbiamo già parlato. La mia seconda priorità è la Scuola di Judo, ovvero la formazione dei tecnici. Io non sono per niente soddisfatto di come questo aspetto sia gestito al momento. Credo ci sia bisogno di un cambiamento dalla base. Non è possibile che a livello regionale ognuno lavori per conto proprio ed invece ritengo ci sia bisogno di una omogeneità di preparazione. Inoltre, quando gli insegnanti tecnici arrivano alla Scuola di Judo, ritengo sia importante fare esami e dare un riscontro immediato fornendo una motivaizone che dia la possibilità di auto valutarsi e di capire eventuali errori e debolezze.

Parlando invece di Nazionale Italiana, adesso ne vediamo due, da un lato la nazionale cadetti e dall’altro quella junior-senior. Io credo ce ne debba essere una sola. Credo sia giusto si definisca una piramide gerarchica, con al proprio vertice un direttore sportivo con compiti specifici diversi rispetto a quelli del direttore tecnico. I collaboratori tecnici dovrebbero essere divisi per settori: a partire dagli esordienti, passando per i cadetti ed i junior ed infine arrivando ai senior. Credo nell’importanza di avere dei collaboratori tecnici che facciano parte di un progetto unico, le cui fila vengano tirate dall’alto in modo che tutti lavorino per un obiettivo comune. Oggi questo non avviene. Io ho l’idea che ci siano parecchi “cani sciolti” tra i collaboratori tecnici e questo non va bene. Credo sia importante che ognuno lavori nel proprio campo all’interno delle proprie responsabilità, chiare per tutti, affidategli dal direttore sportivo, che dovrebbe essere il leader della Nazionale. Faccio un esempio: l’allenatore della squadra senior deve essere un tecnico di esperienza, alle dipendenze del direttore tecnico, con un suo vice allenatore, giovane, che faccia il giusto percorso per prendere un ruolo di più ampia responsabilità in futuro. Non ho mai condiviso l’atleta che termina l’attività agonistica e che il giorno dopo diventa allenatore della nazionale. Mi piacerebbe poi che le atlete della nazionale fossero allenate da insegnati tecnici donne, anche qui per ogni settore, mi piacerebbe avere capo allenatrice e vice. Ne abbiamo così tante, per cui non vedo nessuna difficoltà al riguardo. Anche in termini di preparazione atletica, ritengo sia giusto avere uno staff composto da più esperti, invece di un solo individuo che si occupa di tutti.

Queste proposte Le ha già fatte durante i suoi 8 anni di governo?

In passato c’erano alcuni campi in cui era difficile entrare. La Scuola di Judo e la Nazionale sono state gestite dall’alto e all’epoca si poteva fare poco.

Che cosa è cambiato rispetto a quegli 8 anni?

La mancanza di Matteo Pellicone ha cambiato lo scenario federale. Non perché egli fosse un dittatore, ma perché tutti demandavano a lui la gestione della cosa pubblica. Tutti! E io che sono stato molto vicino a Matteo lo posso testimoniare in prima persona.

Devo dedurre che anche Lei delegava la gestione della cosa pubblica a Pellicone?

Mi confrontavo molto con lui, moltissimo. E devo dire che molte cose che gli dicevo alla fine le faceva. Mi ricordo che abbiamo parlato più volte della Scuola di Judo e della tradizione persa della consegna solenne dei diplomi, che c’era ai tempi dell’Accademia di Judo, che io ho frequentato. A Matteo Pellicone piaceva molto l’idea di ristabilire questa importante tradizione nella Scuola di Judo. Purtroppo non ha avuto il tempo.

E’ soddisfatto di come le competizioni vengono oggi giorno gestite nella FIJLKAM?

Rispetto a tanti anni fa, siamo migliorati moltissimo. Ma questo non significa che non possiamo migliorare ancora. La mia idea sta nel differenziare le competizioni in diversi livelli: a partire dal più alto, rappresentato dai Campionati Italiani Assoluti, Assoluti a Squadre, il vecchio Città di Roma, i Tornei di Lignano Sabbiadoro e Follonica; poi si scende al livello inferiore con i campionati italiani di classe; poi si scende ancora di un livello con i Gran Premi e i tornei del Trofeo Italia.

Dove la mette la Coppa Italia?

Nel terzo livello che ho appena citato, perché non porta punteggio. A meno che non rivediamo questa regola, che mi piacerebbe cambiare. In verità, sogno un ritorno alle origini: mi piacerebbe cioè ristabilire il Campionato Italiano Seniores e avere un Campionato di Elite con i migliori atleti di ogni classe. Ci tengo tuttavia a precisare che Le sto spiegando quelle che sono le mie idee che dovrò poi discutere con gli altri consiglieri con cui mi dovrò confrontare una volta eletto.

Mi scusi ma il presidente Falcone l’ha indicata come uno dei 4 componenti della squadra con cui egli vorrebbe lavorare. Perché non esiste un programma della squadra?

Alla prossima occasione in cui incontrerò il presidente parlerò sicuramente anche della opportunità di presentare un programma.

Quindi mi sta dicendo che avete formato una squadra senza programma, ho capito bene?

Non abbiamo un programma per la squadra, come la chiama Lei. Con le persone indicate dal presidente posso dire di avere conoscenza e rapporti e sono sicuro di poter lavorare bene e di poter realizzare gran parte delle iniziative che ho in mente. Tuttavia, anche gli altri candidati sono tutte persone da me stimate.

La cosiddetta “Squadra del Presidente” non ha nessuna novità rispetto al passato. Faccio fatica a capire come mai la mancanza di Pellicone possa cambiare così drasticamente il modo in cui lavorerete assieme nel futuro, rispetto a quello che invece non avete fatto nel passato.

In realtà io sono l’uomo nuovo rispetto agli altri tre consiglieri indicati da Falcone e pertanto rappresento una novità. In questa tornata elettorale sono candidato dalla base. Mi spiego meglio: sono stato appoggiato inizialmente da molti club del Lazio a cui si sono aggregati molti altri in un secondo momento e per questo motivo io sono nuovo, in quanto candidato con una missione. Nel passato sono stato scelto da Pellicone per l’esperienza che avevo, che era tutta un’altra storia. Per questo motivo, in quest’occasione sono anche molto determinato a realizzare le iniziative di cui Le ho parlato fin ora.

Ultima domanda: ritene che la gestione della FIJLKAM sia trasparente? 

Certo, non ne ho dubbi. Ci sono mille processi e mille controlli che la federazione deve rispettare. Senza ombra di dubbio la gestione della FIJLKAM è trasparente.

La ringrazio Maestro. Le faccio il mio in bocca al lupo per la sfida elettorale.

Grazie.


  1. Pino Morelli says:

    Nella presentazione del Maestro Di Maggio viene fuori una frase che non ho capito. La frase in questione è: Dal 1977 è allenatore di Judo all’Accademia Nazionale Italiana. Questo vuol dire che era allenatore di judo all’Accademia Nazionale Italiana, che era uno dei docenti? O più semplicemente un allenatore come era il compito del Maestro Ciullo quando Tavolucci era il docente? Non mi è chiara la frase. Ma io ho fatto il corso nell’81 è mi ricordo che il Maestro Di Maggio svolgeva un altro ruolo. Non vorrei sbagliarmi…

    • Antonio Di Maggio says:

      Chiedo scusa per la non chiarezza del mio curriculum. Preciso che nel 1977 ho frequentato il Corso PI greco di 4 mesi con docente di Judo il Maestro Franco Giraldi. Il mio ruolo è stato quello di corsista. Successivamente ho collaborato nel ruolo di UKE insieme a Paolo Falsettini e Angelo Beltrachini al libro della Lotta a terra di Giraldi. Ho poi svolto altri ruoli quale l’autista, e il cameriere.
      Sportivi saluti
      Antonio Di Maggio

Commenta con Facebook

commenti