Chiacchierata con l’architetto Maria Grazia Perrucci

Chiacchierata con l’architetto Maria Grazia Perrucci

Maria Grazia Perrucci è l’unica candidata donna per il judo nella componente “Dirigenti” a concorrere per un seggio nel consiglio nazionale della FIJLKAM. Architetto, ufficiale di gara e dal 2012 vice presidente del comitato regionale FIJLKAM del Friuli Venezia Giulia.

Pubblicato da Ennebi il 13 nov 2016 in Bercellona, ESP

Alle prossime elezioni federali, Maria Grazia Perrucci è una dei sei candidati a concorrere per un seggio nel consiglio nazionale della FIJLKAM per la componente “Dirigenti” per il settore Judo. E’ l’unica candidata donna in questa specifica componente per la nostra disciplina sportiva. Friulana ed architetto, prima di intraprendere la carriera politica nel 2013 nel comitato regionale FIJLKAM del Friuli Venezia Giulia, di cui è vice-presidente, operava come Presidente di Giuria nazionale. E’ anche membro del team informatico della European Judo Union. L’architetto Maria Grazia Perrucci si avvicina al judo negli anni `80 per via dell’amicizia con Elisabetta Fratina, attuale official dell’IJF, che la coinvolge nell’organizzazione del Judo Club Fenati di Spilimbergo. Nel 1988 supera l’esame di Presidente di Giuria regionale fino al passaggio di Presidente di Giuria nazionale.

Architetto Maria Grazia Perrucci, perché si candida?

Mi candidato perché ho la sensazione è che vi sia un enorme distanza tra la Società presente nel territorio e il Consiglio. Tante volte non c’è nemmeno il dialogo necessario con i Comitati Regionali. Secondo me la crescita sportiva di una nazione non può non passare dalle “periferie” attraverso un lavoro sinergico e capillare tra sede centrale e centri regionali. Credo quindi sia importante che il movimento judoistico della base sia presente all’interno del Consiglio Nazionale della FIJLKAM, dove vengono prese le decisioni che contano.

Qual è il Suo programma?

Non ho un programma vero e proprio, ho piuttosto delle Linee Guida dove esprimo alcuni principi che a mio parere devono essere recuperati. Un aspetto fondamentale è proprio quello cui accennavo prima, ovvero il rapporto con le società sportive. L’obiettivo medaglie è importante ma è il risultato di un progetto che passa dalla condivisione delle strategie e degli  investimenti per realizzarle, per incrementare il numero dei tesserati e costruire un percorso di fidelizzazione. Inoltre, per ottenere una base più larga nella vita federale è opportuno ridefinire lo Statuto: ovvero le modalità con cui l’attività federale garantisce il voto di base ed i voti plurimi in seno all’Assemblea Nazionale. L’attività sportiva in seno alla Federazione è fatta di molteplici componenti e questo metodo elettivo rischia di creare una realtà falsata. Un secondo elemento di fondamentale importanza riguarda il rispetto degli atleti. Mi spiego meglio: ritengo che i risultati debbano essere riconosciuti e supportati in modo equo e coerente e, purtroppo, questo al momento non sempre accade. Diventa così fondamentale promuovere un lavoro per obiettivi, un programma di crescita, un sistema oggettivo e meritocratico per le selezioni, una pianificazione individualizzata a breve, medio e lungo raggio. In questa ottica, Rio 2016 insegna anche che è importante lasciare agli atleti di alto livello la possibilità di scegliere dove allenarsi e con chi. Ci sono poi opportunità da sfruttare sia per gli atleti che per i club, come il doppio tesseramento, che già sperimentato in altre Federazioni si è rivelato vincente. Per costruire il cambiamento servono basi solide e credo che partire da questi due principi possa crearle.

Mi pare di capire che la meritocrazia sia un terzo principio trasversale ai due appena menzionati.

Ma certamente. La selezione agonistica richiede una progettualità di ampio respiro con obiettivi chiari, definizione dei percorso valutazione delle risorse in modo da dare e pretendere il meglio dai migliori. E per scegliere i migliori bisogna definire dei criteri d’accesso chiari e scritti, evitando discontinuità tecniche e riferimenti indefiniti, e ancora, confrontarsi con il territorio e la “periferia”. Meritocrazia significa anche ridefinire i criteri d’accesso e di uscita del mondo professionistico: i Gruppi Sportivi hanno l’onere e l’onore di essere i soli a poter garantire il “professionismo” nel nostro sport; è fondamentale però che l’élite che ne fa parte sia composta sempre dai migliori e che tali devono restare. Non dico che sia facile!

Lei è la vice presidente del settore judo per il Friuli Venezia Giulia dal 2013. Che cosa La rende orgogliosa di questi 4 anni di mandato?

13419140_10208248445642689_6978230453717629062_nAncora una volta devo tornare sulle relazioni con le società sportive e non nego che la regione Friuli Venezia Giulia viva una realtà speciale. Seppure con alti e bassi siamo riusciti a creare un senso di comunità all’interno del comitato: le società collaborano, i tecnici si rendono disponibili, stesso discorso per gli ufficiali di gara, gli atleti e tutto il sistema. Pur sapendo che si poteva fare di più, ci sono tante cose di cui sono contenta, soprattutto perché il volontariato è il vero motore per un CR piccolo come il nostro. E questo rafforza la mia convinzione che tutto parta dai rapporti che si riescono a tessere – in modo equilibrato e trasparente – e di quanto sia importante che i dirigenti siano disponibili ad ascoltare ed a creare sinergie.

Prima di intraprendere la carriera politica nel Comitato Regionale del Friuli Venezia Giulia, Lei era Presidente di Giuria nazionale, molto accorta all’ottimizzazione della competizione. Di fatto era una garanzia per ogni organizzatore di eventi sportivi. Quali sono le proposte che porterà in consiglio nazionale in tal senso?

Un passaggio cruciale nella mia vita di Presidente di Giuria è avvenuto nel 2005 quando ho collaborato all’organizzazione degli EYOF (Giochi olimpici della gioventù europea) in Friuli Venezia Giulia. E’ stata un’occasione per aprire la mente verso nuovi sistemi di organizzazione e gestione gare e per questo motivo da quel momento in avanti abbiamo poi proseguito con il cosiddetto “sistema europeo”. In generale, migliorare l’organizzazione e la gestione delle gare federali è una sfida ardua ed avvincente; credo sia fondamentale definire degli standard minimi suddividendo l’attività agonistica “di circuito” per livelli con parametri organizzativi diversificati ma puntuali; avendo comunque il coraggio di far rispettare tali standard, offrendo incentivi ma anche prevedendo sanzioni.

Ho visto che nelle linee guida stilate, Lei pone l’attenzione sulla comunicazione interna ed esterna. Può per cortesia essere più specifica a riguardo?

Certo. Credo che attraverso la comunicazione si risolvano e si evitino problemi e incomprensioni. Il sistema federale è piuttosto carente in trasparenza e condivisione delle informazioni. Meglio una e-mail in più e un problema in meno che viceversa. Normativa scritta in modo esaustivo, chiaro, coerente evitando modifiche in corso d’anno e dandone tempestiva comunicazione. Perché vi sia partecipazione e collaborazione è fondamentale poter accedere alle decisioni del Consiglio in modo agile e rapido attraverso il web e le newsletter; inoltre, occorre trasparenza nella comunicazione delle convocazioni degli atleti nelle squadre nazionali e a questo proposito sarebbe opportuno riservarvi un’area del sito federale. Sono davvero questioni minime e gli strumenti ci sono!

Per la comunicazione con il mondo esterno il discorso è simile, seppure più complesso. In effetti, ho l’impressione che siamo un mondo molto chiuso. La nostra immagine all’esterno è davvero scarsa, incompleta, debole e altri sport simili al nostro si espandono sempre di più, mentre noi registriamo una contrazione. E’ un dato di fatto che in questo momento sia difficile parlare di partnership e sponsorizzazioni: è tuttavia doveroso adottare una strategia di marketing penetrante al fine di diventare un partner economicamente appetibile, così da garantire visibilità e risorse ad un movimento che per stare al passo con le grandi potenze del judo mondiale necessita di investimenti sempre più importanti. Sono tutti concetti semplici e basilari, su cui credo abbiamo perso la centralità.

Lei crede che la FIJLKAM stia sfruttando adeguatamente l’opportunità fornita dalle Olimpiadi di Rio de Janeiro?

Rio e’ stata una gara bellissima, entusiasmante, emozionante e grazie a queste Olimpiadi ci sono persone che hanno visto il judo in televisione per la prima volta e ne sono rimasti persino affascinati. Abbiamo anche la fortuna che a vincere le Olimpiadi ci sia stato un personaggio come Fabio Basile che è molto comunicativo e che indubbiamente compare di frequente in pubblico. Ciò detto, per rispondere alla Sua domanda, credo che la Federazione avrebbe potuto o potrebbe sfruttare in modo più capillare e molto più forte l’effetto Rio. Parlo di piccole cose: per esempio ho chiesto a Roma che mi venissero mandati dei materiali promozionali, dei poster da appendere in palestra, qualcosa da dare ai bambini e da far portare a scuola e mi hanno risposto che ci sono dei manifesti in download sul sito federale. Forse stiamo perdendo una grande occasione, un oro olimpico non capita così spesso.

Come pensa che la nazionale maggiore debba essere strutturata.

Qui devo tirare fuori ancora una volta il concetto di condivisione. Non ho formule magiche in questo momento e quest’argomento è molto scottante e vede forti contrasti. Ci sono tanti modelli di successo intorno a noi, ognuno di essi ha delle peculiarità: basti pensare al modello adottato dalla Francia, quello adottato dalla Germania, persino dalla Slovenia, una nazione grande poco più del doppio del Friuli Venezia Giulia, ricca di campioni. Dovremmo confrontarci e capire qual è la soluzione migliore per l’Italia. Forse dovremmo partire dal farci delle domande per capire che cosa stiamo ottenendo, quali opportunità stiamo perdendo, quali risultati non riusciamo a raggiungere per poi analizzare le cause e definire conseguentemente un piano di azione.

Il presidente Falcone ha scelto quattro candidati consiglieri con cui vorrebbe lavorare nel consiglio federale. Lei non è tra questi. Che cosa ne pensa di questa scelta?

Il presidente ha fatto le sue scelte ed avrà avuto le sue motivazioni, di fatto però se ci sono tante alternative possibili, un motivo ci sarà e forse dovremmo tornare all’inizio della conversazione per darci un risposta.

Se dovesse riassumere la Sua campagna elettorale, quali parole sceglierebbe.

Ce ne sono molte: Condivisione, Ascolto, Relazione, Ottimizzazione, Obiettivi, Dialogo, Innovazione, Informazione, Educazione.

Grazie e in bocca al lupo.

Grazie e crepi il lupo (nulla contro il lupo)!

Linee guida per il futuro della FIJLKAM – Candidata Consigliere Maria Grazia Perrucci

Linee guida maria grazia perrucci sum-up


  1. Carlo says:

    Ho letto con piacere tutte le interviste e relativi programmi.
    Ho notato però che nel caso dell’Arch.Perrucci non è stata fatta la domanda “Lei ritiene che la gestione della FIJLKAM sia trasparente? “, che invece è stata fatta agli altri candidati (escluso il Sig. Matera perchè non ha potuto rilasciare l’intervista).
    Avrei avuto il piacere di sentire anche la risposta dell’Arch.Perrucci in merito a questa domanda. Personalmente, interivsta e programma dell’Arch.Perrucci sono quelli che maggiormente mi convincono assieme al M° Beltracchini.
    Grazie

    • Ennebi - Amministratore says:

      Buongiorno,
      Mi pare che il riferimento alla trasparenza ci sia, anche se non esplicito. La ringrazio per aver condiviso con noi il Suo pensiero.
      Cordialmente,

  2. Claudio Zanesco says:

    Una donna nel C.Fed. ci deve essere per forza, ritengo questa candidatura necessaria

  3. Zanesco Claudio says:

    e la presenza femminile è arrivata, e come è arrivata, in bocca al lupo, unica candidata sempre sorridente di una giornata storica

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