Chiacchierata con Andrea Regis

Chiacchierata con Andrea Regis

Fare un’intervista ad atleti di livello è impresa ardua, molto più ardua di quello che pensavo. Aspettare autorizzazioni con tempi molto dilatati e, sopratutto, la selezione delle domande da porre, rende il tutto piuttosto sfiancante e avvilente, sia per chi si propone di fare da megafono per dare voce agli atleti, sia, a mio avviso, [...]

Pubblicato da Andrea Bonechi il 6 ott 2014 in Prato

Fare un’intervista ad atleti di livello è impresa ardua, molto più ardua di quello che pensavo. Aspettare autorizzazioni con tempi molto dilatati e, sopratutto, la selezione delle domande da porre, rende il tutto piuttosto sfiancante e avvilente, sia per chi si propone di fare da megafono per dare voce agli atleti, sia, a mio avviso, per gli atleti stessi. Ecco perchè l’intervista ad Andrea mi ha soddisfatto molto: diversi punti toccati e mai in modo banale, in un dialogo libero in tutto e per tutto. Andrea Regis, classe ’91, ha un curriculum di tutto rispetto. Nonostante un’ottima preparazione fisica ed un’altrettanto ottima tecnica, il suo vero punto di forza è la tattica e lo studio dell’avversario. Volendo calarmi nei panni del giornalista serio, sono andato su Judoinside per snocciolare un po’ di dati. Il problema è che a metà della lista delle sue medaglie sono stato colto da improvviso raptus d’invidia, annegando il mio dispiacere nell’alcol (oltretutto è biondo con gli occhi azzurri, e questo ha peggiorato non poco le condizioni del mio fegato). Tornato sobrio, ho pensato che una lista di risultati non è poi così importante, perchè tutti conosciamo Regis e tutti sappiamo quanto forte sia. L’ultima medaglia aggiunta al suo palmares è arrivata nella World Cup di Tallin, occasione che mi ha spronato a coinvolgerlo in una piacevole chiaccherata virtuale

 

 

1. Considerazioni sulla gara di Tallin. Ti sentivi bene? Te lo aspettavi? Le sensazioni a Tallinn erano buone, anche se chiaramente la stanchezza si faceva sentire (la gara a Zagabria due settimane prima mi aveva tolto parecchie energie, fisiche e mentali). Questa è stata la mia prima vittoria in World Cup. Prima della competizione sapevo di poter ottenere un buon risultato, ma si sa che per arrivare all’oro ci vuole sempre qualche cosa in più.

2. Se ne discute molto: giusto liberalizzare le partecipazioni nel World Tour? Credo sia giusto solo parzialmente. Mi spiego meglio: certamente questa modalità di gare a spese proprie consente a molte persone di provare ad inseguire il proprio sogno. Bisognerebbe comunque riuscire a distinguere tra coloro che investono i propri soldi perché hanno qualche possibilità oggettiva e quelle che vorrebbero andare solo per vantarsi su qualche social network di aver partecipato a gare di qualificazione olimpiche dietro chiamata della nazionale. Quindi non sono d’accordo con quello che talvolta sento e leggo in giro, anche sul vostro sito, riguardo al criterio troppo restrittivo per la partecipazione a queste gare. Forse mi renderò antipatico, ma credo di essere obiettivo. Quindi non vedo perché una persona che tra Coppa Italia e Campionato Nazionale non riesce a vincere neanche un incontro dovrebbe pretendere di andare in giro per l’Europa e vestire la maglia azzurra. In giro per l’Italia ed anche in Francia, Slovenia, Austria e Croazia, ci sono un sacco di gare ogni mese, non appartenenti al circuito olimpico o di European Cup, che permettono di fare esperienza. Quindi si dovrebbe cominciare da queste, per poi aumentare il livello di difficoltà passando allo step successivo.

3. Cosa ne pensi del nuovo arbitraggio? Ti sembra che a livello internazionale si siano mischiate le carte oppure chi vinceva prima vince anche ora e le gerarchie sono sempre quelle? Oltretutto, pensi che sia più spettacolare di prima? Credo che non abbia riservato grandi sorprese. Le male lingue, appena abolite le prese alle gambe, sostenevano che azerbaigiani, russi e georgiani non avrebbero più vinto un incontro. Invece non è assolutamente così, anzi, forse vincono ancora di più di prima! La spettacolarità non è aumentata: ora gli incontri sono più tattici e meno tecnici. Quindi ho tratto i miei vantaggi…

4- Tu sei nell’Esercito ma ti alleni nella tua società di provenienza, l’Akyama Settimo. Pensi che questo sia più vantaggioso del dover cambiare palestra-allenatore- compagni come negli altri gruppi sportivi? E se sì, ritieni che anche gli altri ragazzi della nazionale potrebbero migliorare le loro prestazioni con questo sistema? Ho preso questa decisione (aspettando anche parecchio tempo per l’uscita del concorso nel Gruppo Sportivo dell’Esercito) proprio perché penso che allenarmi in palestra, vivere a casa e continuare la mia Università a Torino siano le scelte vincenti. So che non è sufficiente il solo allenamento nella squadra e che ho bisogno di girare e confrontarmi con altri partner sia ad Ostia che in giro per il mondo, ma voglio che le mie basi siano l’Akiyama Settimo e casa Regis. Forse mi sbaglio, ma fino a quando potrò, starò qui. Riguardo agli altri compagni: io penso di vivere una realtà differente rispetto a quella di molti. Sono fortunato, perché oltre ad avere una famiglia che non mi fa pesare la scelta di vita che ho fatto, ho una palestra piena di partner con cui confrontarmi ed un allenatore pronto a sostenermi e difendermi in ogni occasione. Non tutti però vivono nella mia situazione. Ci sono ragazzi che hanno due o tre partner e basta in palestra, magari neanche dello stesso peso, o che vivono realtà familiari difficili. Altri, semplicemente, vogliono andare via di casa per motivi personali. Questi ragazzi possono rendere maggiormente in una caserma piuttosto che a casa propria. In questi casi, il Gruppo Sportivo “tradizionale” è la scelta migliore.

eju-1050305- I Mondiali non sono stati positivi per la nostra nazionale, mentre gli Europei Juniores sono stati tutt’altra cosa. Dobbiamo aspettare che crescano nuovi talenti? Oppure chi fa parte adesso della nazionale maggiore è in grado di fare di più? Che giudizio dai al panorama judoistico italiano? Penso che all’interno della nazionale italiana Senior ci siano talenti che meritano molto di più di quello che stanno ottenendo. Ritengo però che tra di noi manchi un po’ di quella coesione che ci permetterebbe, secondo il mio parere, di poter scalare assieme le classifiche individuali. Credo che un gruppo, per essere definito tale, debba condividere gioie, dolori, fatiche e tutte quelle emozioni piacevoli e non, che riescono a creare, nel bene o nel male, legami forti.
Col nostro sistema di gare, in cui per la maggior parte delle volte viaggiamo da soli o in piccoli gruppetti, è difficile creare questo tipo di unione.
Inoltre la rivalità non è affatto una caratteristica negativa; essa permette di avere motivazioni ancora maggiori per arrivare “lassù”, dove in pochi giungono. E’ chiaro che io sto parlando della sana rivalità, e non di quella meschina che porta ad inimicarti le persone, fino ad odiarle, solo perché hanno qualche dote in più, o anche solo un po’ più di fortuna. I ragazzi Junior hanno ottenuto un grande risultato agli ultimi Europei, e mi congratulo con ognuno di loro per quello che hanno fatto. Comunque il passaggio di categoria tra Junior e Senior è molto impegnativo e complicato, soprattutto per gli uomini, quindi la strada sarà in salita. Da parte mia mando a tutti loro un grosso in bocca al lupo. L’unione fa la forza: per me non è una frase fatta, ma la reale soluzione a molti dei nostri problemi.

6- Quali sono i tuoi hobby fuori dal judo? E se non avessi fatto judo, cosa avresti fatto? Sembrerà strano, ma per me l’università è un hobby, oltre che luogo per imparare informazioni che potrebbero rendersi utili per le mie performance e per il mio bagaglio culturale. Non so cosa avrei fatto se non avessi intrapreso questo percorso. Ho studiato al liceo classico, anche se sono sempre stato portato maggiormente per le materie scientifiche. Avrei voluto fare medicina parecchi anni fa, per diventare oculista; poi sono passato alla fase giuridica. Mi sono iscritto a giurisprudenza, ma le gare mi portavano via troppo tempo ed ho capito che il mio futuro sarebbe stato sul tatami ed in palestre piene di macchine per il potenziamento. Comunque non escludo qualche corso di marketing. Mi affascina l’economia in questo momento, ma solo per cultura personale.

7- Un uccellino mi ha accennato alle scommesse riguardo ai tuoi capelli… Bé sì… Effettivamente mi piace scommettere. E mi piace ancora di più farlo sulle mie prestazioni agonistiche. Adoro perdere le scommesse, ma purtroppo a pagarne le conseguenze sono i miei capelli!

  1. amministratore says:

    Cari lettori,
    in riferimento alla risposta di Andrea al quesito 2 nell’intervista svolta da Andrea Bonechi, con il quale mi complimento per la scelta delle domande, ci tengo a fare una precisazione, tanto per non creare confusione.

    Su Italiajudo abbiamo piu’ volte chiesto un’apertura totoale delle competizioni del World Tour, tuttavia non si e’ mai chiesto di aprire gare dove di fatto si partecipa con la maglia azzurra a chiunque ne abbia la volonta’ senza il benche’ minimo criterio… non chiediamo che tutti indistintamente possano partecipare, quanto meno non atleti che perdono gli Assoluti al primo incontro.

    Si e’ invece chiesto di aprire i tornei del world tour al podio (o ai primi 5, cosidetti AIN – Atleti di Interesse Nazionale) dei campionati italiani, che’ e’ cosa ben diversa. Quando ci si riferisce alle limitazioni, ci si riferisce a quelle norme che impediscono ai migliori atleti italiani di partecipare a tutte le European Open e a tutti i Grand Prix (infatti, solo alcune gare OPPORTUNAMENTE selezionate sono aperte) e anche ai tornei di Grand Slam (mai aperti fin ora).

    Probabilmente, negli ultimi articoli pubblicati non siamo stati molto chiari su questo aspetto e mi scuso personalmente per qualsiasi misunderstanding che si possa essere creato.

    Pertanto, non posso che condividere il pensiero di Andrea: nessun atleta che non abbia conquistato un podio in Italia (o quanto meno lo abbia sfiorato) puo’ essere libero di andare a rappresentare la Nazionale, mi pare giusto!

    Mi farebbe invece piacere – e lo ritengo altresi’ oltremodo giusto – vedere Andrea e anche altri atleti partecipare liberamente ad un grande slam, cosa attualmente non consentita.

    Spero di essere stato piu’ chiaro di prima.

    Grazie,
    Ennebi

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