Capillarità: far centro in periferia

Capillarità: far centro in periferia

  “Perché no” torna per il terzo mercoledì, questa volta mettendo l’accento sul rapporto tra “centro” e “periferia”. Rileggendo uno degli obiettivi di partenza dell’attuale direzione tecnica, si guarda al futuro con la possibilitrà di far crescere il “centro” promuovendo una maggiore sinergia anche con e tra le regioni.   Perché no? – Capillarità: far [...]

Pubblicato da AC il 25 giu 2014 in Monza

 

“Perché no” torna per il terzo mercoledì, questa volta mettendo l’accento sul rapporto tra “centro” e “periferia”. Rileggendo uno degli obiettivi di partenza dell’attuale direzione tecnica, si guarda al futuro con la possibilitrà di far crescere il “centro” promuovendo una maggiore sinergia anche con e tra le regioni.

 

Perché no? – Capillarità: far centro in periferia

All’inizio del quadriennio, una delle sfide annunciate dall’attuale Direzione Tecnica era quella di portare la nazionale sul territorio, cercando di valorizzare gli azzurri oltre i cancelli del Centro Olimpico. Questo obiettivo doveroso ed interessante ci dà l’occasione per rilanciare la possibilità di rendere più capillare l’attività della direzione tecnica nazionale sul territorio.

Di recente è stato nominato un responsabile che guidi le rappresentative civili selezionate dai comitati regionali agli allenamenti “interforze” presso il Centro Olimpico: è un passo in avanti importante che, opportunamente sviluppato con una crescente interazione tra “centro” e “periferia”, potrebbe portare ottimi frutti.

Il nocciolo della questione riguarda proprio il potenziare questa relazione “centrifuga” attraverso un lavoro capillare delle direzioni tecniche che conoscano, incontrino ed impostino gli standard, gli obiettivi e le priorità delle direzioni tecniche regionali troppo spesso dormienti o non all’altezza.

Vi sono infatti esempi lampanti dello squilibrio esistente in Italia: vi sono regioni capaci di sostenere i propri talenti nell’oneroso percorso dell’attività internazionale, altre regioni capaci di aggregare i propri atleti intorno ai campioni di ieri, assorbendone le conoscenze e facendo tesoro della loro esperienza; viceversa…è inutile parlare degli esempi negativi.

Che la nazionale sia più presente in periferia, significa forse promuovere uno scambio sinergico tra regioni e tra regioni e direzione tecnica centrale, affinché si pianifichi un vero e proprio progetto di sviluppo nazionale che definisca obiettivi e tappe di crescita, coinvolgendo ed agevolando i club ed i loro atleti più talentuosi.

Condividere un percorso nazionale significherebbe sostituire l’improvvisazione con l’organizzazione…perché no?

 

 

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