Berlino a bordo tatami

   06/05/2013- Al termine della gara la Commissione Nazionale Attività Giovanile presente al gran completo per la prima volta del nuovo quadriennio si è espressa positivamente e con il consueto piglio critico a proposito della due giorni berlinese e della squadra:   “Il settore femminile si è distinto in modo particolare – ha fatto notare il maestro Nicola [...]

Pubblicato da A.C il 10 set 2013 in Berlino

 

 06/05/2013- Al termine della gara la Commissione Nazionale Attività Giovanile presente al gran completo per la prima volta del nuovo quadriennio si è espressa positivamente e con il consueto piglio critico a proposito della due giorni berlinese e della squadra:

 

“Il settore femminile si è distinto in modo particolare – ha fatto notare il maestro Nicola Moraci – in un torneo intercontinentale che ha il sapore di un mondiale, quattro medaglie non sono una cosa scontata. Anche i ragazzi, in verità hanno detto la loro: anche se non hanno portato medaglie si sono comportati in modo egregio: va considerato il fatto che alcuni di loro erano al quinto week-end di gara consecutivo e non è una cosa da poco. Dando uno sguardo generale alla squadra, ciò che manca è l’abitudine a combattere con atleti di pari livello: chi fa la differenza in Italia, non sempre esprime il meglio di sé a livello internazionale soprattutto per la mancanza di convinzione di essere all’altezza degli altri: abbiamo dei veri e propri talenti a cui per fare la differenza manca soltanto un po’ di convinzione e di cuore.”

 

“Una gara come questa – aggiunge il maestro Sandro Piccirillo – è più difficile di un campionato d’Europa: quattro, cinque russi per categoria, dieci tedeschi e tutti gli altri complicano la gara in modo assoluto. I  nostri ragazzi sono all’altezza di questo contesto ma devono prendere coscienza di essere in grado di poter combattere anche qui”.

 

Pragmatica, la maestra Laura di Toma“Gli appuntamenti della prossima estate sono decisamente importanti per i cadetti: dobbiamo trovare il modo di collaborare di più con i club per impostare un lavoro mirato sui ragazzi”.

 

E’ corale infatti il rammarico di non poter lavorare in modo assiduo con ragazzi: “La possibilità di esserci sempre, di seguire il percorso internazionale, di partecipare ai training camp, di organizzare dei collegiali fa la differenza: quando questo era possibile riuscivamo a costruire una vera e propria squadra superando le individualità, progettando il lavoro in modo costante, tenendo i ragazzi sotto pressione al punto giusto: la mancanza di sinergia si fa sentire e non si può costruire a ridosso di un europeo o di un mondiale. Per il prossimo anno pensiamo di organizzare alcuni stage a prezzo politico presso le strutture federali in modo da consentire la più larga partecipazione di atleti e tecnici: è l’unico modo per crescere insieme nel bene dei nostri ragazzi.”

 

Una riflessione a margine riguarda l’ormai consueta “gara nella gara” combattuta contro la burocrazia degli accrediti: il sistema “fai da te” inaugurato nel 2013 non funziona e non può funzionare. Le segreterie di mezz’Europa si sono costantemente lamentate con l’Italia, colpevole di presentare non una ma dieci, venti e più iscrizioni, a differenza di ciò che avviene per le altre nazioni; se la lamentela non ha ancora raggiunto i vertici dell’EJU è esclusivamente merito dei tecnici presenti che all’ultimo minuto hanno saputo trasformarsi in “segretari d’assalto”: il rischio – come hanno fatto notare anche i tecnici della CNAG presenti a Berlino – è quello di perdere di vista gli atleti per badare alla burocrazia. Tornare ad un sistema centralizzato e ben organizzato – quale lo scorso anno – è un’urgenza inderogabile sia per una questione di praticità che per l’immagine dell’Italia in Europa.


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