Una bell’Italia a Zagabria

Una bell’Italia a Zagabria

E’ stato un fine settimana ricco per gli azzurri volati in terra croata per il primo Grand Prix di Zagabria. Chi per rivincita, chi per riscatto i ventuno “volontari” del team italiano hanno approfittato con reale determinazione della “liberalizzazione” di questa gara, valevole come tre Continental Open per la Ranking List di qualificazione olimpica. Unica [...]

Pubblicato da AC il 14 set 2014 in Monza

E’ stato un fine settimana ricco per gli azzurri volati in terra croata per il primo Grand Prix di Zagabria. Chi per rivincita, chi per riscatto i ventuno “volontari” del team italiano hanno approfittato con reale determinazione della “liberalizzazione” di questa gara, valevole come tre Continental Open per la Ranking List di qualificazione olimpica.

Unica nazione l’Italia con ben sette atleti nel final block per un bottino complessivo di cinque quinti posti e due medaglie di bronzo.

Sono stati un ritrovato Andrea Regis e uno spumeggiante Matteo Marconcini i migliori interpreti del Grand Prix croato che li ha visti sul terzo gradino del podio: Andrea ha messo in riga l’austriaco Peter Sharinger ed l’iberico Kiyoshi Uematsu, per arrestarsi di fronte al non-imbattibile Nicholas Delpopolo (USA); positiva per lui la ripresa ai turni di recupero che l’hanno visto dominare il brasiliano Leandro Cunha e quindi imporsi per due yuko sul collega Marco Maddaloni nella finale per il bronzo; analogo il percorso di Matteo sulla cui strada si è imposto soltanto il temibilissimo Travis Stevens (USA) nell’incontro di semifinale, per lui grande judo nei turni precedenti in cui ha superato brillantemente l’uruguaiano Alain Aprahamian, il montenegrino Srdjan Mrvaljevic, il polacco Jakub Kubieniec e l’ostico russo Murat Khabachirov e nella finalissima con l’israeliano Asaf Chen schiantato per ippon.

Ai piedi del podio Carmine Di Loreto e Marco Maddaloni che ritrovando lo stato di grazia si sono messi in ottima luce per il proseguo della stagione post-Chelyabinsk, ma anche per Valentina Moscatt, Odette Giuffrida ed Edwige Gwend che al primo appuntamento disponibile dopo il mondiale si sono rimesse in gioco con caparbietà e rinnovata determinazione.

“La liberalizzazione dà i suoi frutti” ha commentato il DTN Raffaele Toniolo “La gara era tutt’altro che banale, basti pensare alle prime quattro teste di serie dei 73 e degli 81 kg per fare solo un esempio. Questo fine settimana sono stati i ragazzi ad alzare la testa, raccogliedo due medaglie e due quinti posti importanti per la rankig list e dimostrando che i periodi difficili col duro lavoro si superano. Le ragazze forse sono state un po’ sotto tono, ma sotto tono per loro significa arrivare comunque a disputare una finale. In generale la squadra ha dimostrato di essere un gruppo di professioisti: occorre lavorare sulla voglia di “mordere” fino all’ultimo, sulla capacità di salire sul tatami con la consapevolezza di essere forti.”

Se agli occhi più critici le medaglie azzurre potevano probabilmente essere di più, il bilancio di Zagabria è una riposta positiva e determinata al mondiale ma soprattutto è il messaggio incoraggiante e significativo dell’Italia che guarda a Rio 2016 anche da “volontaria”.

 

 

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