Ave atque vale!

Ave atque vale!

aaa Ho imparato, non senza fatica, che “nella storia c’è qualcosa che va oltre la morte”:  succede infatti che in ciò che si crede la fine “ci si offre il nostro fine.” La scomparsa del presidente Pellicone infatti ci esorta tutti – ed ognuno per la sua parte – a guardare alla vita che ci [...]

Pubblicato da AC il 12 dic 2013 in Monza

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Ho imparato, non senza fatica, che “nella storia c’è qualcosa che va oltre la morte”:  succede infatti che in ciò che si crede la fine “ci si offre il nostro fine.” La scomparsa del presidente Pellicone infatti ci esorta tutti – ed ognuno per la sua parte – a guardare alla vita che ci lascia in eredità.

La morte d’altronde, grande depuratrice, lava della vita anche i difetti più resistenti ed è così che di ogni vita che termina, resta il meglio nella memoria e nella storia, nei fatti e nelle esperienze che ci troviamo a continuare.

Con quel piglio deciso e a volte un po’ austero, il presidente era una presenza cristallizzata nel tessuto federale, quasi ne fosse ormai parte indivisibile. Funambulo per quanto discutibile avvezzo ai più difficili equilibri, lottatore nello sport e nella vita, condottiero di comprovata esperienza, Pellicone non era solo il garante del sistema federale, ne era l’artefice e forse a volte il primo a farne le spese, vittima della staticità e dei troppi timori di chi spesso lo ha circondato.

Nella memoria ho pochi densi incontri col Presidente, concentrati negli ultimi anni in cui Italiajudo lo ha “sfidato”, trovandosi di fronte non un rivale, ma un sostenitore sagace, capace di una dialettica accesa e cordiale. Voi potete andare dove noi non ci possiamo immaginare” ci disse la prima volta che ci incontrò nel suo ufficio nel 2011: “la nostra infrastruttura ha già troppo di cui occuparsi, è inutile corrervi dietro: criticate sì, ma costruite.” Era appena esploso il “caso italiajudo” e fu lui ad accettare la sfida  quando altri allarmati ci volevano tagliare la strada: fu capace di leggere la situazione, consigliandoci di puntare sulla comunicazione. Non si sbagliava.

Alla viglia della partenza per i Giochi Olimpici di Londra accettò di incontrarmi per scambiare due parole: poco tempo prima avevo pubblicato come sempre a nome AC una articolo non pio sul famoso Progetto Rio. “Sei tu a firmarti AC?”  Temevo il peggio. “Secondo qualcuno fai scandalo in ciò che scrivi a proposito del Progetto Rio, secondo me hai ragione. Dopo Londra ci saranno dei cambiamenti.”  Fu rieletto e cominciò davvero coi cambiamenti .

Fu ad aprile, nei giorni di Pasqua, l’ultimo incontro nel suo ufficio: si aspettava delle richieste, gli risposi con un’intervista. Il nostro era un altro sistema. In quell’occasione gli chiesi quale fosse il suo sogno di “padre” guardando alla Federazione che in oltre trent’anni aveva cresciuto come un figlia: “E’ un sogno di crescita e di organizzazione” disse “S’è perso troppo tempo e la crisi ci sfida ogni giorno: abbiamo effettuato una revisione di spesa in cui al primo posto vi fosse l’educazione dei nostri collaboratori al modo di consumare, abbiamo tagliato i rami secchi incidendo sulla carne viva. Ora ci sono le premesse per crescere ulteriormente tre settori uniti e forti…questa figlia dovrà dotarsi di un sistema di comunicazione all’avanguardia e di una scuola efficace che sia centro di formazione e di cultura sportiva….e sarebbe opportuno che si sposasse con dei partner adeguati, così potrà crescere essere davvero  nell’interesse di tutti.”

E’ una storia breve quella di Italiajudo col dottor Pellicone, una storia che per molti ha assunto il sapore di una “sfida” a viso aperto: una sfida giocata al limite di esperienze, generazioni, possibilità ed emotività spesso distanti  ma simili negli intenti, nelle direzioni.

Ora è il tempo del ricordo, della memoria.

Domani dovrà esser il tempo della responsabilità di trasformare la memoria in un’eredità fatta di idee e progetti, rischiando in prima linea, a viso aperto perché ciò che è stato non vada disperso ma si trasformi in ciò che sarà.

 

matteo_pellicone


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