Addio cara FIJLKAM

Addio cara FIJLKAM

Cara FIJLKAM, ti scrivo questa lettera perché ormai credo sia il momento di dirti finalmente addio: te ne ho lasciate passare troppe ma questa no. Sono un ragazzo di 26 anni, cresciuto con il Judo nelle vene e l’immagine quasi eroica di Pino Maddaloni che vince le Olimpiadi; ricordo a malapena un giorno di avergli [...]

Pubblicato da Daniele Scaglia il 14 dic 2015 in Varese

Cara FIJLKAM,

ti scrivo questa lettera perché ormai credo sia il momento di dirti finalmente addio: te ne ho lasciate passare troppe ma questa no.

Sono un ragazzo di 26 anni, cresciuto con il Judo nelle vene e l’immagine quasi eroica di Pino Maddaloni che vince le Olimpiadi; ricordo a malapena un giorno di avergli anche scritto un sms dicendogli che anche io sarei diventato un campione, promessa ovviamente non mantenuta. Non sono un atleta professionista ma non nego che per un brevissimo periodo della mia vita l’ho quasi desiderato.

Ammetto in realtà di non esser nemmeno così male come judoka dilettante, ho cominciato la mia carriera con una stupenda medaglia d’oro ai Campionati Italiani Cadetti – cose che non si dimenticano – , proseguendo con un terzo posto l’anno successivo e così via con una sfilza di risultati altalenanti tra medaglie in finali nazionali e risultati ahimè rovinosi…fino ad oggi che chiudo in tristezza dopo essermi visto sottrarre il secondo incontro agli assoluti di Torino: non da un atleta più bravo di me, ma da una regola applicata con avventata rigidità, senza capacità di lettura della situazione.

Non voglio dilungarmi sul singolo “caso d’abuso” subito perché non scrivo per lagnarmi di una “garetta” persa – chissenefrega, ormai ho tanto altro nella vita e il judo è solo il felice completamento per il mio equilibrio interno –  scrivo, perché voglio dire la mia a chi pratica questo sport così speciale che ha accompagnato me per tanti anni, scrivo per denunciare come TU hai distrutto il Judo come lo ricordavo io, scrivo perché le generazioni future sappiano che quello che si pratica oggi non è più judo: ci sono regole nuove che non apprezzo ma che vanno oltre le decisioni e la volontà della nostra piccola Italia…come queste vengono applicate in modo spesso insensato, rigido e acritico…beh questo è invece responsabilità e colpa anche e soprattutto TUA.

Sai FIJLKAM, quando da piccolo mi chiedevano “Cosa sogni di fare da grande?” la mia risposta è sempre stata “Voglio vincere le Olimpiadi e diventare ingegnere”… sai com’è andata? Ingegnere lo sono diventato veramente ma le Olimpiadi restano purtroppo solo un sogno anche grazie a te: probabilmente in uno stato culturalmente avanzato sarei potuto diventare un Campione di Judo-Ingegnere ma non in Italia; in Italia di Judo non si vive “veramente”.

Probabilmente tu non lo sai o te ne sei dimenticata ma il Judo non è uno sport come gli altri: il Judo è come una montagna da scalare, più è dura la salita, più la grinta e la voglia di andare avanti ti danno soddisfazione quando raggiungi la cima…il Judo si infila sotto la pelle plasmando il carattere di chi lo pratica, il Judo è amore a prima vista: altrimenti nessuno lo farebbe mai…troppa fatica! L’agonismo nel Judo rafforza e rende “invincibili” le persone: è il concentrato del senso della vita racchiuso in un hajimè in cui puoi dimostrare che tipo di uomo sei. E sei un uomo quando perseveri e resti fino alla fine anche quando il Judo ti “spezza il cuore”: il Judo non TU.

Mio malgrado devo ringraziarti ugualmente.

Grazie FIJLAM, per tutte le gare che mi hai fatto perdere, per tutti gli incontri “rubati”, per le volte che mi hai fatto correre prima del peso per 2 insensati grammi di sovrappeso, dopo giorni in cui bevevo acqua in grado di soddisfare la richiesta idrica di un pulcino: ho imparato a dare tutto.

Grazie per la rabbia che mi hai fatto scoprire di avere dentro quanto mi hai penalizzato con un shido inesistente gli ultimi 30 secondi di un incontro e ho dovuto tirar fuori il meglio di me per vincere.

Grazie per le regole applicate con scarsa critica da persone incompetenti, come se, chi salisse sul tatami avesse scelto di giocare ad una roulette russa: ho imparato a rischiare.

Grazie per tutti i risarcimenti mai ottenuti dopo essermi rotto ossa, denti, tendini e legamenti: ho imparato a cavarmela senza di te, imparando che nella vita ci sono figli e figliastri.

Grazie perché a volte non mi hai permesso di perdere con dignità con atleti più forti di me, combattendo fino alla fine, senza che gli “aiutini” frutto dei campanilismi di cui sei maestra chiudessero prima del tempo i giochi. Anche dalle ingiustizie si impara a cavarsela.

Un grazie vero invece a te Judo che mi hai trasformato nell’uomo che sono oggi, quello che è in grado di uscire da quasi ogni situazione, che quando tutto è dato per perso è in grado di rimboccarsi le maniche e rifare tutto da capo per dimostrare che il duro lavoro prima o poi paga.

Grazie per i sacrifici che mi hai abituato a fare e per la grinta che ho imparato ad usare e per la tenacia che mi ritrovo.

Grazie per avermi insegnato cos’è il rispetto per gli altri.

Grazie a te oggi sono Ingegnere, ho sempre passato ogni esame senza mai tardarne uno, allenandomi tutti i giorni e lavorando nel frattempo.

Grazie a te oggi, a 26 anni ho messo in piedi la mia prima azienda e posso guardare lontano dedicando il mio massimo impegno per un grande futuro.

Grazie a te oggi ho una famiglia di cui ho grande rispetto, una fidanzata stupenda al mio fianco che mi sostiene giorno per giorno e amici che ho coltivato grazie ai duri allenamenti.

Cara FIJLKAM, quante volte mi sono ripetuto “BASTA! Giuro che questa è l’ultima, vado a fare rugby e mi diverto di più!” Non ho mai ascoltato questa voce e forse stupidamente mi sono ripresentato ad ogni gara più carico ma alla fine mi hai umiliato.

Beh ho capito la lezione, finalmente ti dico addio per davvero.

Per te ho fatto l’impensabile ma non è servito. Ho logorato e portato al limite della sopportazione il mio corpo, ho rinunciato a serate e weekend con amici, ho rinunciato agli studi lontano da casa, ho rinunciato a vedere la fidanzata la sera pur di allenarmi. Per te ho allontanato i ragazzi che allenavo con tanta cura e il mio primo maestro con la speranza di trovare altrove chi mi avrebbe dato la marcia in più per raggiungere i miei obiettivi ma non è servito perché a te non interessano i judoka come me.

Forse a te non interessa nemmeno il judo: il “grande evento” degli Assoluti 2015, oggi compare sulla Gazzetta Dello Sport, in un trafiletto di due righe, meno di 50 parole in penultima pagina prima solo dell’indice generale. D’altronde viviamo ancora in un’Italia in cui quando parli di Judo le persone pensano ai calci e ai pugni del Karate: questo è tutta colpa TUA cara FIJKAM.

Non meriti più il mio tempo, non meriti i miei soldi, non meriti la mia passione. Ho visto guerrieri stroncati dalla tua noncuranza, dal tuo disinteresse e dai tuoi “abusi”.

Sembra che non te ne freghi niente del bene prezioso che ti trovi tra le mani. Hai spinto tanti in un baratro ma ora sei tu quella che rischia di cadere: non ti dovrai stupire se tra qualche anno ti girerai indietro e non ci saranno più ragazzi con voglia di combattere e di sputare sangue sul tatami o quando i tuoi palazzetti saranno ancora più vuoti perché a nessuno interesserà più nulla del TUO judo.

Sei un’azienda dal futuro triste ed incerto, che non conosce più il suo mondo, che non crede nei suoi uomini, che non sa guardare ai suoi utenti, che teme i giovani e le novità, che aborre il cambiamento, che premia l’arroganza e detesta la meritocrazia.

Sono triste cara FIJLKAM perché hai ucciso il Judo e hai fatto scappare troppi ragazzi da questo splendido sport. Io mi realizzerò nella mia vita, ne sono certo, sono un judoka: ho imparato a rialzarmi e a stringere i denti, ad inseguire un sogno e a cercare di realizzarlo. Ma a te non interessa nulla di quelli come me: e siamo in tanti, troppi, “come me”.

Addio cara FIJLKAM.

 

Daniele Scaglia*

President & COO Friendz Srl


* Daniele Scaglia è un judoka Lombardo tesserato presso la società Robur et Fides di Varese. Classe 1989, ha partecipato alla finale dei Campionati Italiani Assoluti di Torino 2015 nella categoria -66 kg e dopo il primo incontro vinto con caparbietà non ha potuto disputare il secondo turno poiché fermato dalla regola dei “TRENTA SECONDI”: bloccato al controllo judogi per la presenza di macchie di sangue sulla giacca, Daniele è stato vittima dell’attardarsi maniacale delle procedure di controllo sulla seconda giacca, senza una reale coordinazione col presidente di giuria…forse la presenza di Juan Carlos Barcos a tratti ha dato più spazio ai fanatismi normativi che al judo e ai judoka?



  1. Paolo Valli says:

    Grande Dani!!!
    Dai che ai prossimi universitari rivedremo ancora gente con la terza media iscritta alla famosissima “facoltà di Camerino”.

  2. alessandro giorgi says:

    Che lettera interessante Daniele! Sono passati molti anni da quando frequentavo l’allora Filpj e anch’io cercavo una situazione di “normalità sportiva” che peraltro non ho mai trovato….cioè un gruppo di persone interessate al judo che si costituivano per dare la possibilità, qualcuno nella veste di arbitro, qualcuno in quella di dirigente o tecnico a dei giovani di incontrarsi e battersi per migliorare. Non ho mai avuto sogni di Olimpiade, a dirla tutta non amavo molto fare le gare…ma mi impegnavo per dare il massimo perchè così perchè, mi si diceva,il miglioramento del combattente prevedeva quel rito arcaico di ricerca dello stato di mushin. Sono stato anche ricattato perchè filmato ad uno stage dei Vismara, con la minaccia della squalifica sportiva…ecco questo ricordo dell’ambiente federale: pochissime persone interessate al judo, pochissime persone competenti di judo, molte persone prepotenti e di basso livello culturale…Sicuramente oggi non è più così, l’ambiente è migliorato ma io non ho rimpianti, ho avuto la fortuna di incontrare buoni maestri e ho scoperto la luna dietro al dito…Buona fortuna Daniele e grazie per ciò che hai scritto.

  3. Claudio Zanesco says:

    Daniele lo conosco e bene, il suo sfogo è esemplare del sentimento che aleggia nei palazzetti d’Italia. Complimenti per aver scritto delle cose sentite da tutti, complimenti per aver espresso nella sua pur breve carriera sentimenti profondi, ma una certezza lo avvolge ed è quella di essere un JudoKA e non un judoista

  4. Nino Vitanza says:

    ho letto questa lettera con tanta cura, e sento che ce qualcosa che forse non funziona con la federazione, detto questo credo che la federazione deve rispondere a questa lettera e trovare una soluzione con Daniele, la federazione dovrebbe ringraziare Daniele ha mio avviso perché altri forse lasciano senza dire niente e così non si ha l’opportunità di discutere, nessuno e perfetto e nessuna federazione e perfetta, cordiali saluti a tutti .

  5. Alessandro says:

    Hai tutto il mio rispetto….

  6. Giacomo Mellone says:

    Mi sono spesso proposto di scrivere una lettera di questo tipo, ma poi son sempre finito col dire: “Davvero devo stare a perdere tempo e pazienza per delle persone cui non importa nulla?”.
    Mi chiamo Giacomo Mellone e sono anche io uno studente di Ingegneria di 22 anni.
    Prima di intraprendere gli studi universitari mi son tolto delle soddisfazioni: dopo anni di sacrifici, infortuni, stage e montagne di gare son riuscito a prendere un bronzo ai campionati Italiani junior. Inutile dire che è stata l’emozione più grande mai avuta, dopo averla bramata per anni ed averla vista quasi come un miraggio era lì, tra le tue mani.
    Non ho mai avuto tante altre ambizioni, né mai desiderato un futuro nel judo, è uno sport troppo faticoso e poco retribuito per lo sforzo cui si è sottoposti, perché avrei mai dovuto sperare di entrare in un tale vortice? Nulla toglie che sapevo sarebbe rimasto una costante nella mia vita e qualche altra gara me la sarei potuta concedere.
    Come ben sai anche tu, conciliare gli studi con allenamenti logoranti è difficile e ho quindi a malincuore preferito limitarli per favorire altri esercizi fisici, che avessero occupato meno tempo utile per lo studio.
    In Italia l’universitario, quello vero, non può fare sport a livello agonistico senza sacrificare tutto il resto, ci si accorge di ciò notando -anzi, non notando- l’interesse che la Fijlkam stessa mostra nei confronti degli atleti universitari e dei Campionati a loro dedicati.
    Ho sempre ambito a far medaglia in quel tipo di gara ma il calo agonistico rispetto a quando mi allenavo seriamente era notevole, nonostante questo nulla mi ha vietato di partecipare, vedendo questa esperienza come pretesto per svagarsi dai pressanti studi.
    Ogni anno però rimango sempre più deluso, non dalla mia prestazione (ci mancherebbe, chi vogliamo prendere in giro: non si può vincere senza fare allenamenti seri) ma dalla noncuranza e totale irrispetto che la Fijlkam nutre per tutti noi universitari. Atleta universitario non vuol dire solo avere uno straccio di libretto, ma bensì arricchirlo di voti mentre si riesce a ritagliare anche un’oretta al giorno per allenarsi con degli obiettivi precisi, al di là del relax post studio.
    Campionato universitario è il risultato della simbiosi tra due concetti: studio + sport, l’uno imprescindibile dall’altro.
    Il fatto che vi siano molte persone in questa competizione che si sono fermate alla licenza media non mi fa arrabbiare, mi disgusta semplicemente. Non tanto per loro che sicuramente neanche se ne rendono conto, poverini, ma per le persone facenti parte della federazione che guardano e ridono. Tanto è così che deve andare, è solo una garetta.
    Sbagliato: per un atleta universitario è il compimento di un percorso.
    Ma ora basta, mi son stancato, è tardi e ho studiato fino a poco fa. Io il mio percorso l’ho fatto, la mia medaglia l’ho presa come ho anche ottenuto il diploma di Laurea triennale in Ingegneria.
    Spero solo che un giorno ci siano le condizioni per ricominicare seriamente, senza dover abbassare la testa dicendo: “Si sa che le cose vanno così, per il judo, in Italia”.
    Comunque vorrei ringraziare Daniele, grazie per avermi dato lo stimolo per scrivere queste due righe e per aver dimostrato a tutti che il judo non è soltanto quel ridicolo palcoscenico che si vede ormai sempre più spesso. Io ho voluto soltanto aggiungere un’appendice al tuo discorso. Complimenti.

    Giacomo Mellone

  7. Lucio Assegno says:

    Condivido pienamente il tuo sentimento e so che è sentito anche da modernissimi e giovanissimi campioni: non sono tutelati gli interessi del judo, ma gli interessi di gruppi e gruppetti. In ambienti dove circola molto denaro, si chiamerebbero lobby. Del resto, siamo italiani. Il tuo sfogo lascia l’amarezza in bocca: e tanta rabbia per una sacrosanta verità.

  8. Gianluca says:

    Le regole sono importanti e vanno rispettate. Da tutti. Credo che se tutti rispettassero le regole, se il trattamento fosse lo stesso per tutti, se il judo italico non soffrisse del male superiore di questo Paese, di quel nepotismo che ci affligge da sempre, andremmo tutti molto più d’accordo ed i risultati sarebbero migliori.
    Detto ciò gli assoluti sono la massima espressione del judo nostrano, dove l’elite si mette in relazione competendo con la parte migliore del movimento. O no…???!!! Beh no, probabilmente no, e senza entrare nel merito delle ragioni più o meno valide (calendari internazionali, stress del peso, opportunità, ecc), posso affermare che nella maggior parte dei casi questi assoluti non sono serviti a stabilire i termini assoluti che si prefiggevano.
    I campioni in molti casi hanno disertato, in altri gareggiato in altra categoria, qualcuno l’ha pagata con un preoccupante infortunio. Insomma quello che penso è che gli assoluti hanno senso solo se di ASSOLUTI si tratta.
    E l’organizzazione impeccabile ha a mio modesto parere trascurato un dettaglio: se si accetta che in una competizione del genere siano proprio i professionisti a disertare, non si può chiedere ai non professionisti di diventarlo.
    Dobbiamo decidere chi essere, dobbiamo decidere quale è il rispetto che dobbiamo ad un movimento che è la fucina dei nostri campioni, dobbiamo avere una linea precisa, una dignità che ci contraddistingua.
    Questo penso rispetto a come il fatto narrato da questo ragazzo vada ad inserirsi in un contesto più ampio.

  9. delmonaco roberto says:

    sono un judoka di 63 anni, II dan, sono sinceramente d’accordo con Daniele e rimpiango la vecchia FILPJ dove il Judo era veramente il Judo!

  10. antonio says:

    buongiorno, ricordo bene la questione del judogi (visto che ero li al controllo judogi) sporco di sangue gli è stato concesso di cambiarlo, la sua risposta è stata che non aveva il judogi di ricambio,è stato avvertito il suo tecnico di andare al tavolo della giuria e spiegare la situazione del judogi il suo tecnico non è andato, perchè ?la regola dice se avverti il tavolo della giuria danno la possibilità 2 minuti tempo necessario per cambiare il judogi. ci sono delle regole è vanno rispettate, mi dispiace per il ragazzo, gli auguro un BUON NATALE e ANNO NUOVO, spero che nell’anno nuovo ci ripensa e torna a gareggiare.

    • ghiringhelli marco says:

      Sono il tecnico di Daniele, la giuria lo sapeva benissimo della situazione ed io ero tra gli addetti del controllo judogi e la giuria.
      Qualcuno di loro, vedi sig. Corbellini, si è voltato e a visto Daniele che era al controllo judogi con la giacca cambiata.
      Da noi si dice non giriamo il bimbo nella culla.
      Cordiali saluti e Buone Feste.

    • assegno lucio says:

      Gentilissimo sig. arbitro, io però, non ho capito qual è la regola e se è stato applicato integralmente tutto ciò che è previsto dal regolamento (più ampio della sola regola, ovvio). Se parliamo del fatto specifico in sè, e dei pochi attimi che lo precedono, non comprendo chi possa aver sbagliato. Se ce lo chiarisce, con dovizia di particolari e partendo dall’inizio, ci farebbe una grande cortesia così possiamo ben comprenderlo, tutti. Grazie mille.

  11. Mario Castanó says:

    Tengo a precisare innanzitutto che non ho mai considerato ( e non lo è ) il Judo uno sport; dedicare anni ad un’attività, conoscendo i retroscena politici che la tengono in piedi, e poi drammatizzare su una competizione, persa per colpa degli arbitri, che non considero arbitri, gli unici arbitri dovrebbero essere i maestri di Judo almeno sesto Dan, e con un passato da agonisti. Ma questi signori sono così presi dal portare a spasso i loro dan….ni che non possono perdere tempo per ascoltare il malcontento di alcuni ragazzi, pensiamo un po’ al nostro autolesionismo, (senza fare i i moralisti e i commiserandi), quante società di Judo hanno la doppia affiliazione? Toglietevi dalla federazione, Quante società non sono contente dell’andamento federativo? Toglietevi; no! Appena si presenta l’occasione c’è una sudditanza sproporzionata nei confronti della federazione, gira il denaro? Motivo di più per andare via!
    Il ragazzo esordisce con: vado a fare rugby, benissimo vai a fare il Rugby, probabilmente alla prima competizione quando non ti troverai bene inizierai a criticare la federazione di rugby.
    Se vogliamo capire, ma soprattutto cambiare le cose non dobbiamo scrivere non dobbiamo solidarizzare con i vari Maddaloni, Daniele e chissà quanti altri; togliamoci tutti dalla federazione. Creiamo un’alternativa, non i soliti enti di promozione sportiva finalizzati ad innalzare l’Ego individuale, che riescono solo a formare delle anarchie locali, fregiandosi di cinture e di meriti costituiti da loro stessi! Buona continuazione a tutti.

  12. amministratore says:

    Per chi non lo sapesse, Daniele a soli 26 anni e’ uno degli imprenditori piu’ di successo in Italia. La sua start up (Frienz) e’ una delle idee piu’ innovative degli ultimi tempi ed ha gia’ ricevuto finanziamenti importanti da parte di investitori, nonche’ diversi premi.
    La FIJLKAM perde ancora una volta una risorsa importante, una di quelle che fa la differenza.
    Peccato.

    Ora, ho visto alcuni di voi commentare specificando il Dan che si possiede. Io invito tutti quanti voi, come ho già fatto in passato per chi ci segue più assiduamente, a non fare più riferimento ai Dan.
    Dallo scroso 19 maggio la redazione di Italiajudo ha infatti deciso di eliminare ogni riferimento ai dan di coloro che scrivono e contribuiscono alla discussione e al confronto su questo blog.

    Tale riferimento continuerà ad essere presente nella sola sezione “Cerca il Club”, nelle schede delle società sportive (più che altro per una questione di praticità visto che diventa difficile andare ad eliminare il riferimento in ogni scheda di club).

    Per troppo a lungo il Dan ha rappresentato e continua a rappresentare una ‘merce di scambio’ nel mondo judoistico italiano e questo e’ un piccolo gesto che si pone l’obiettivo di riportare (o portare per la prima volta) l’attenzione sugli individui. Il nostro e’ un invito a focalizzarsi su ciò che davvero e’ importante, ovvero la nostra disciplina, la passione con cui ci dedichiamo ad essa e il confronto attraverso il quale tutti insieme possiamo progredire. E’ un invito a guardare oltre il Dan che ripropongo qui ancora una volta a voi lettori.

    Che cosa ne pensate?

    Grazie,
    Ennebi

  13. Rosario says:

    Ho letto questa lettera provando emozione ed amarezza per quanto scritto da Daniele,sono esterrefatto da quanto accaduto.Ancora una volta chi ha pagato è stato un Atleta poco Raccomandato dal sistema che gravita intorno alla fijlkam,la presenza del Sig.Barcos non ha fatto altro che peggiorare la serenità di tutti gli ufficiali di gara compresi coloro che dovrebbero vigilare sull’operato di chi ha la facoltà di dirigere gli incontri.
    Ci vorrebbe una vera riforma della federazione, ma il cambiamento non piace specialmente a coloro che da anni fanno il bello e il cattivo tempo giocando sulla pelle di chi giornalmente pratica il judo.
    Caro Daniele, segui la Tua Via, continua il tuo lavoro avrai certamente Molte più Soddisfazioni

  14. Marco says:

    Non ho mai raggiunto grandi risultati
    Ma ho gareggiato fino a 33 anni (ben oltre la laurea in ingegneria e il dottorato ed il lavoro) con sforzi sovrumani, ancor più per i risultati ridicoli.
    E sì, è tutto vero quel che dice Daniele. Con due annotazioni.
    1. Da che io ricordi la federazione è sempre stata così. Molta arroganza, ignoranza e tanti “maestri”, ognuno più bravo dell’altro
    2. Caro Daniele TI SBAGLI: questo non è il momento di abbandonare ma quello di crederci di più. Di costruire una federazione, un judo migliore.
    Il tempo di scalzare ignoranti che non hanno mai calcato un tatami con persone serie, competenti, preparate, che magari sappiano parlare italiano e far bene judo. Con la passione che hai ben descritto.
    Dopo aver provato il tuo stesso disgusto, solo più maturo e ben oltre le gare che la federazione funziona male non solo nelle gare, ormai, a 45 anni, il mio judo è poca cosa.
    È l’impulso irrazionale, ad ogni settembre, di prepararmi per i campionati master (fino a che uno dei tanti dolori non mi blocca) e il desiderio di trasmettere a mio figlio (4 anni) il judo che amo, non quello della FIJLKAM.
    Ecco, caro Daniele, se oggi abbandoni un giorno ti ritroverai col desiderio, irreprimibile, di trasferire ai tuoi figli il tuo judo e il fastidio di immaginare per loro un percorso in questa federazione.

  15. Zanesco Claudio says:

    Sdrammatizzo, ma avete scelto di togliere il dan dalle discussioni il 19 maggio perchè era il giorno del mio compleanno?
    Complimenti comunque a tutti perchè la discussione è interessante

  16. marco bottinelli says:

    Sabato ero andato a torino anche per veder combattere il Dani, che conosco fin da ragazzino, ci siamo visti giovedì in palestra,di corsa dal lavoro a sudare per il calo peso. Sono arrivato un pò tardi alla gara, l’ho cercato, strano, non lo trovato…..Ora scopro il perché. Se la ricostruzione é quella in calce all’articolo mi vengono
    solo 2 ipotesi:
    1) Siamo di fronte ad una grave forma di pignoleria di stampo fantozziano ,dove una schiera di ragionieri,spaventati dalla presenza del Commissarissssimo Naturale Lup Mannar, brandendo l’appendino per misurare i judogi non riusciva più a ragionare.
    2) Per qualcuno il tempo scorre lento per altri scorre veloce.
    Io spero si tratti della prima ipotesi. Detto ciò quello che manca in questa storia é il RISPETTO. Rispetto per il sudore e i sacrifici degli Atleti, Rispetto per uno sport che si basa sulla Lealtà e Correttezza e non sulle mille pieghe del regolamento.Rispetto infine per lo spirito del JUDO. Forse la federazione dovrebbe approfondire l’episodio e sanzionare…..quindi non mi aspetto succeda nulla. Cosi ci siamo giocati un altro bravo ragazzo, cresciuto a pane e palestra, tanto i ns. tatami sono talmente sovraffollati che uno più uno meno !!!!

  17. elio.paparello says:

    ciao daniele,chi ti scrive ,dopo aver letto con attenzione la tua lettera,è un judoka vecchio.60 anni tra un mese.le stesse tue riflessioni e malcontenti che hai esposto nei confronti della nostra federazione,pure io li ho avuti 35 anni fa.pero’ decisi di non mollare,perche,non potra’ mai essere qualcuno o qualcosa che poteva allontanarmi dal judo.ho continuato prima come insegnante poi come atleta master e nazionale kata a seguirlo con piu dedizione.mi sono ripreso tutto cio’ che secondo me mi fu negato.titoli europei e mondiali,master e di kata.ora ancora insisto nonostante due protesi e 4 operazioni.tanto è quello che il judo mi ha e come dici tu, ti ha dato.il judo mi ha concesso tutto cio’che la vita mi ha negato.siccome non ho nessuna altra moneta per ricambiare; l’unica è la pratica .non prendiamo nessuna decisione buona ho sbagliata perchè qulcuno ce l’ha costretta a fare.il judo ti ha dato e mi ha dato la possibilita di affermarci anche fuori dal tatami come ho letto.non mollare amico e auguri per il tuo lavoro.

  18. GIANPIETRO BRIGATTI says:

    Ciao Daniele, sono rimasto veramente “basito” per quanto successo. Come non condividere la tua amarezza, ciò nonostante vorrei invitarti a non mollare mai, come del resto il judo stesso insegna e come sanno tutti quelli che sul tatami hanno sputato sangue per una medaglia. Condivido quindi il pensiero di Elio. Certamente molte cose devono essere riviste, ma penso anche che la revisione si debba fare dall’interno e non dall’esterno. Credo che nel caso specifico sia mancato il buon senso e il rispetto verso l’atleta. Del resto mi pare assurda la regola dei trenta secondi o dei due minuti eventuali. Cosa dovrebbero fare gli atleti? Portare un minimo di quattro judogi ad ogni gara, due bianchi e due azzurri e nel frattempo accordarsi magari per un eventuale “prestito”. Non è facile Daniele, lo so bene, ma ti invito a superare e andare oltre questa esperienza triste. Con questo settembre ho festeggiato cinquantuno anni di judo, puoi immaginare quante ne ho viste. Si continua, si combatte e si va avanti, per noi stessi e per migliorare il mondo del judo, del quale tu potrai esserne uno degli artefici. Un salutone sportivo a te e hai colleghi intervenuti.

  19. sonia says:

    vorrei fare una precisazione
    le regole ci sono e si devono applicare la regola che si viene a discutere è chiara ma male applicata
    il judogi (x motivi televisivi)non può essere macchiato o sporco
    Però a livello internazionale (regola che viene sempre applicata con rigore)gli atleti hanno a disposizione dalla federazione un judogi di cambio in caso atleta non lo avesse ,hanno a disposizione uno schermo gigante nel quale appare sempre elenco dei 4 incontri prima del tuo
    inoltre gli atleti si devo presentare al controllo 4 incontri prima di dover entrare ,a questo punto se quando si viene chiamati non ci si presenta partono i 30 secondi e si viene squalificati
    come sempre in Italia facciamo delle regole un ns personale menu
    qualche volta si applicano alla lettera ,in altre occasioni si prende solo una parte
    Caro Daniele al tuo posto non abbandonerei la piazza ma farei valere i miei diritti xchè se leggi lo statuto come Atleta hai dei diritti
    l’uomo che questo sport ti ha fatto diventare non può abbandonare la barca quando affonda ma deve tirare fuori la scialuppa andare a riva e riscostruire la nave
    un in Bocca al lupo da chi è in questo ambiente da quasi 50 anni e non ha mai mollato

    • sonia says:

      P.S preciso che cmq Internazionalmente tutti sanno le regole quindi sarebbe più opportuno che anche noi cominciassimo a conoscerle

      • amministratore says:

        Grazie Sonia,
        il tuo commento mi pare molto pertinente.

        Cordialmente,
        Ennebi

      • ghiringhelli marco says:

        Alla gara di European Cup a Zurigo sono stato testimone di questo fatto: eravamo in fila per il controllo judogi e i giudici ad un atleta di nazionalità francese hanno riscontrato del sangue. Sapete cosa hanno fatto: gli hanno detto che l’avrebbero fatto combattere per quell’incontro ma per il prossimo avrebbe dovuto cambire le giacca.
        Questa decisione mi sembra normale e di buon senso!!!!!!!!!
        Marco Ghirnghelli insegnante di Daniele.

  20. pierattilio maino says:

    Bom dia a todos, non conosco personalmente Daniele, ma il suo d.t. Marco Ghiringhelli certamente sí,e da molto tempo e con moltissimo rispetto. Sono emigrato in Brasile 16 anni or sono, ma mi ricordo molto bene dell’ andazzo generale avendo dedicato da insegnante di Judo professionista 20 anni della mia esistenza. Di torti, screzi e sorprusi ne ho visti, applicati (ad altri) e subiti, peraltro tuttora, una buona miriade. Basti solo dire che ho organizzato alla perfezione per ben 7 anni tutta l’ attivitá del CRL al PalaGorle dedicando tempo ed energie per la “buona causa” investito miei capitali personali, messo in palio premi discreti, propagandato da giornalista-pubblicista i risultati su tutti i quotidiani con cui collaboravo, concesso senza riserve i miei preziosissimi punteggi federali all’ ex amigo
    che una volta partito per il Brasile e non piú utile alla sua causa mi ha deplorevolmente scaricato usando il suo scribacchiolino portaborse per impormi una censura di stampo dittatoriale…nemmeno citato sul sito come judoka lombardo di successo all’ estero..(d.t. del sett. giovanile del Ceará con promozione ad alto grado per risultati conseguiti)cosa dovrei dire?? Fortunatamente ho trovato in ambito federale persone che mi hanno “recuperato” ritesserato, e sono ben felice di poter in qualche modo dare un appoggio all’ attivitá judoistica ufficiale principalmente per Italia-Brasile. Peró ti consiglierei di non abbandonare il Judo,sono proprio le avversitá che ti temprano, che ti danno forza, energia e volontá per proseguire nel tuo cammino che ha come fine una realizzazione non facilmente condivisibile a tutti! Tu ti sei realizzato come ingegnere e io come piccolo artigiano in una nicchia di mercato aqui no Brasil. Non avessi avuto la caparbietá ma soprattuto la determinazione ed il coraggio di viaggiare per questo Paese immenso e pieno di tantissime insidie che ne sarebbe stato del marketing della mia impresa di fotoporcellane funerarie?? Per ben due volte ho reagito a pericolosissimi attacchi fisici difendendomi egregiamente come nel migliore MGA (mai peraltro praticato)di “macchie di sangue” (in senso allegorico)
    me ne hanno procurate parecchie ma sono sempre riuscito ad uscirne fuori guardando dritto al risultato della sopravvivenza e al successo personale come “ippon” finale….uno come te, valente agonista, istruito sopra la media, intelligente,professionalmente realizzato, costruttivo e critico al punto giusto servi piú dentro che fuori la Federazione…specialmente dopo Rio de Janeiro…
    p.a.m. brasil

  21. Gbsav says:

    Mettiamoci in testa che alla federazione queste vicende non interessano minimamente, infatti non risponde mai. Finché le regole privilegiano la tattica sulla tecnica e gli arbitri possono facilmente decidere gli incontri non ci sarà futuro.

  22. marco says:

    Perche le cose cambino non bisogna uscire dal sistema solo così nel momento giusto tu ..me e molti altri potremmo formare una nuova federazione di solo judo!!! Il momento è arrivato !

  23. Alessandra Di Francia says:

    Le regole vanno rispettate ma tutte!

    Quando delle regole vengono fatte, per migliorare l’aspetto, sia organizzativo che quello spettacolare, mi trovano sempre favorevole purché tutte le regole che vengono imposte siano anche a favore degli atleti.
    Facendo il caso specifico che ha coinvolto Daniele, va precisato che a livello internazionale l’organizzazione, ovvero la federazione che ospita la gara, mette a disposizione degli atleti un set di judogi di tutte le taglie proprio per evitare che accadano cose come quelle accadute al povero Daniele.

    Questo la FIJLKAM lo sa? Se non si può fare lo stesso in Italia, perché si applica una regola che di fatto é inapplicabile al nostro contesto?

    Io credo che il problema di fondo stia proprio nella non conoscenza, quella approfondita – sia di cosa succede a livello internazionale, sia del contesto nazionale, e questo secondo aspetto é di gran lunga più grave.

    Che dire invece di quella regola che in campo internazionale impone di dare la facoltà agli atleti di pesarsi la sera prima della gara perché non viene applicata anche in Italia? Forse perché salirebbero i costi? Ritengo che di fronte a una regolamento presente in molte, tantissime competizioni internazionali, la Federazione Italiana ha l’obbligo di trovare le risorse per attuarla.

    Tornando ai provvedimenti che partono dai trenta secondi, il minuto, l’ora, la mezzora, ecc. ecc. per accedere alla competizione, devono essere presi con molto “grano salis”: occorre infatti tener presente che i professionisti in gara sono pochi e che tutti gli altri gareggiano a proprie spese per pura passione dopo allenamenti che sottraggono tempo ad altre attività certamente più gradevoli e qualche volta più remunerative. I judogi a disposizione dei partecipanti sono quelli e chi non ne ha altri spesso non sa a che santo votarsi. Una macchia (o delle macchie) di sangue non può e non deve essere motivo per far perdere l’incontro a un atleta che non ha il cambio in tempo utile.

    Infine sono assolutamente contraria a quella regola arbitrale che punisce i combattenti che anche involontariamente sfiorano con una mano o un gomito la gamba dell’avversario. Come ci si può allenare per evitare una simile eventualità? Nel calcio il contatto in area di rigore viene valutato se volontario o no e noi sappiamo quanto è importante il fallo in area di rigore.

    La domanda che mi faccio é: che pensano e cosa fanno i nostri consiglieri nazionali per migliorare il nostro movimento?

  24. michele says:

    Caro Daniele, faccio judo da 40 anni, non mi meraviglio più di nulla, la tua lettera è bellissima e condivisibile, mette in risalto una realtà ormai sempre più evidente,in Italia gli atleti sono l’ultima ruota del carro,sono loro che subiscono la superficialità, l’incapacita arbitrale, cavilli regolamentari insensati o nella peggiore delle ipotesi un giudizio arbitrale molto discutibile avvallato dal dubbio che possa essere voluto .
    La FIJLKAM ormai è diventata una lobby verticistica fatta di potere politico-arbitrale, si bada agli introiti e al mantenimento delle cariche raggiunte etc. etc. In tutto questo noi siamo numeri,non meritiamo ne stima ne rispetto. un gregge di pecore da mungere ad ogni iscrizione gara. Spero che le cose cambino, nel frattempo hai tutta la mia solidarietà, una lettera bellissima che ti fà ONORE che forse nessuno di coloro a cui è indirizzata leggerà. E’il delirio di onnipotenza dei vertici….

  25. Claudio Zanesco says:

    Mamma mia questa lettera caro Daniele è diventato un caso nazionale, osservazioni pertinenti, alcune fuori tema o comunque spaziano sui vari argomenti, una cosa è certa quattro anni fa con Corrado abbiamo tentato una piccola rivoluzione snobbata da tutti, ora dopo quattro anni le cose mi sembrano peggiorate, alcune promesse non sono state mantenute, la frequenza alle competizioni nazionali è calata cosi come la qualità, isole felici con atleti fortissimi nelle fasce giovanili e senior scarsi/sfortunati/ dite quello che volete, ma cambi di DT in corsa olimpica, e tante cose che capitano necessitano di un serio approfondimento, conosco i consiglieri nazionali e so che sono brave persone animate dallo spirito giusto ma come mai non si riesce a far partire le cose con una marcia in più?

  26. PAOLO GERLI says:

    CARO DANIELE, NON CONOSCO I FATTI , MA CERTAMENTE IL TUO SFOGO VIENE DA UN’ANIMA FERITA NEI SUOI VALORI IN CUI HA SEMPRE CREDUTO PROFONDAMENTE.CERTAMENTE VITTIMA DI UNA BUROCRAZIA OTTUSA , STUPIDA ,IGNORANTE , GESTITA DA PERSONE MEDIOCRI LA CUI MEDIOCRITA E’ FRUTTO DI IGNORANZA , STUPIDITA’ E OTTUSITA’.
    SEI UN GIOVANE DI 29 ANNI DALLE GRANDI SPERANZE PROFESSIONALI , INTELLIGENTE E PROFESSIONALMENTE PREPARATO , MA IL FUTURO PURTROPPO, TI FARA’ CONOSCERE QUELLA SOTTOSPECIE DI UMANITA’ CHE TI CREERA’ PROBLEMI E OSTACOLI DI OGNI GENERE NELLA TUA PROFESSIONE.
    JUDO TI HA INSEGNATO AD ESSERE FORTE E SUPERIORE AD OGNI DIFFICOLTA’. SEGUI LA TUA STRADA E IGNORA LA MEDIOCRITA’ CHE CI CIRCONDA AD OGNI LIVELLO ( CHE PER DECENZA PREFERISCO NON MENZIONARE , MA CON LA QUALE SONO COSTRETTO QUOTIDIANAMENTE A CONFRONTARMI )
    CHI TI SCRIVE E’ ORMAI UN “GIOVANE” DI QUASI 72 ANNI , IMPRENDITORE CHE LAVORA ANCORA E NON PENSA ALLA PENSIONE OLTRE A PRATICARE ANCORA IL JUDO IN MODO ATTIVO . IN TANTI ANNI DI ATTIVITA’ LAVORATIVA E DI JUDO ORMAI NE HO VISTE DI TUTTI I COLORI. SGUAINA LA TUA KATANA E VAI ALL’ASSALTO E NON TEMERE NESSUNO.

    PS. LE MACCHIE DI SANGUE SUL JUDOGI SI TOLGONO IMMEDIATAMENTE E QUASI D’INCANTO CON UN PO’ DI ACQUA OSSIGENATA: PORTATEVENE SEMPRE UN FLACONCINO DI POCHI CENTESIMI.

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