I cadetti in finale: 406 + 460 = ?!

I cadetti in finale: 406 + 460 = ?!

Non sono più provvisori  i dati relativi all’imminente finale dei Campionati Italiani Cadetti 2014: i numeri sono ufficiali e sono impressionanti. Sono infatti OTTOCENTOSESSANTASEI i finalisti attesi al Palapellicone di Ostia per il prossimo fine settimana: QUATTROCENTOSEI i ragazzi e QUATTROCENTOSESSANTA le ragazze. Se rispetto all’anno precedente il numero dei qualificati delle categorie maschili soffre [...]

Pubblicato da AC il 19 feb 2014 in Monza

Non sono più provvisori  i dati relativi all’imminente finale dei Campionati Italiani Cadetti 2014: i numeri sono ufficiali e sono impressionanti.

Sono infatti OTTOCENTOSESSANTASEI i finalisti attesi al Palapellicone di Ostia per il prossimo fine settimana: QUATTROCENTOSEI i ragazzi e QUATTROCENTOSESSANTA le ragazze.

Se rispetto all’anno precedente il numero dei qualificati delle categorie maschili soffre un minimo calo (-5.1%), l’impennata nei numeri riguarda come ci si aspettava le categorie femminili: l’incremento che potrebbe registrarsi domenica 23 è dell’80,39% rispetto al 2013!

E’ di dovere l’uso del condizionale perché il sistema di ammissione per le categorie femminili sperimentato qui per la prima volta, ha il forte limite di lasciare tutto nell’incertezza fino all’ultimo minuto.

Certo è che la macchina organizzativa deve essere preparata ad un’invasione e pronta ad un tour de force che potrebbe costare oltre otto ore di gara effettiva sia sabato che domenica: dagli ufficiali di gara ai presidenti di giuria, dalle bilance ai tatami, finanche ai panini del bar…il tutto per un fiume in piena.

E…se così non fosse? Se come ha auspicato qualcuno “tanto non ci saranno tutte”?

Le considerazioni sono due: se affidarsi al fato è imprudente, organizzare per mille e avere la metà dei partecipanti significa buttare tempo e denaro…Ma soprattutto: chi sarebbero i rinunciatari? Se il  buon senso di molti insegnanti ha suggerito di non imbarcarsi nella finale femminile se nella gara di “qualificazione” non  s’è mostrato davvero di meritarsela, chi avrà fatto questo tipo di ragionamento? Chi per partecipare alla finale deve investire 400 o 500 euro per attraversare l’Italia o chi muovendosi da casa in un’oretta o due – fortuna sua –  raggiunge il Palapellicone?

Sarebbe grave se in una gara a punteggio i rinunciatari fossero in gran parte determinati dalla geografia.

Se i rischi immediati del “non criterio” di ammissione sono l’innalzamento dei numeri e lo spianamento della “qualità” a stridere dunque è soprattutto la sua arbitrarietà.

Facendo un passo indietro, quando nel gennaio 2013 la maestra Alessandra Di Francia propose l’ammissione “di diritto” alle finali del campionato italiano assoluto per tutte le donne graduate cintura nera, ci si muoveva in un contesto penalizzato dai numeri esigui. La norma attuale, esacerbando quella proposta – che resta comunque discutibile alla luce del sistema ibrido Qualificazioni/Ranking List valido ed efficace per le categorie maschili – non ha preso in considerazione i numeri effettivi delle judoka italiane. Che senso ha infatti qualificare tutte le ragazze anche nelle classi d’età che non soffrono dal punto di vista numerico? Probabilmente, almeno in termini sportivi, nessuno.

Ma si tratta di una “sperimentazione”: legittimo non coglierne la “portata”…

Ora, a poche ore dalle finali, l’auspicio è che la macchina organizzativa che la scorsa settimana ha reso possibile un Open di Roma impeccabile anche dal punto di vista logistico, si ripeta anche questo week-end nell’interesse di tutta l’Italia. La sfida potrebbe essere anche più impegnativa! Si pensi per esempio al peso di una categoria di 100 ragazze che dovrà svolgersi in un’ora come da programma: per ogni atleta peso ufficiale, verifica identità, firme non potranno durare più di 36 secondi, compreso l’avvicendamento tra atlete successive, senza la possibilità di imprevisti e pause…bei ritmi!

Se nell’imminenza della finale la sfida organizzativa è dunque decisiva, al termine di questo week-end “sperimentale” andranno considerate con attenzione le fragilità che il “non-criterio” più arbitrario di sempre ha già ampiamente palesato.

Per ora auguriamo ai nostri ragazzi di battersi al meglio perché, quali che siano i regolamenti, i veri protagonisti restino sempre loro!

 

 

Clicca qui per l’elenco non uddificale dei qualificati e delle ammesse alla finale

 

 


  1. Zanesco Claudio says:

    Caro ItaliaJudo.com, sarò sabato e domenica a Roma per le finali, e la vergogna delle qualificazioni femminili è chiara e palese, potrebbe anche funzionare tutto a meraviglia con il peso ogni 36 secondi di atlete perfette e ordinate, silenziosamente e ordinatamente in fila come i martelli di The Wall, ma sarò presente per chiedere al Presidente se ritiene giusto e consono ai regolamenti di cui come Presidente e Segretario generale garante del CONI deve essere, avere favorito palesemente le società sportive con atlete femmine a cui andrà comunque un punto per la partecipazione alle finali in contrasto a quelle che hanno solo atleti maschi, magari bravi, che non si sono qualificati rendendo i punti per le prossime votazioni inquinati da un vizio di forma che addirittura potrebbe essere solo casuale per un anno sui quattro del quadriennio olimpico.

    • amministratore says:

      Concordo pienamente con la Sua riflessione.

      Ennebi

  2. 8FJUDO says:

    Solo in İtalia succedono cose del genere

  3. GB says:

    Claudio hai perfettamente ragione.
    Ma questa scelta è dettata solo da interessi economici, pensa al giro di affari.
    Sportivamente parlando invece è assurdo che in certe categorie femminili basterà vincere un incontro oppure se si è fortunati neppure quello, per aggiudicarsi la cintura nera. Basti pensare che di diritto acquisiscono il 1° Dan il 1°-2 e i 2 terzi a parimerito. in categorie di 6 atlete il gioco è fatto.
    Tutto questo è assurdo specialmente per quelle società che non hanno categorie femminili.
    Molto meglio le gare degli amici del judo del maestro Vismara.

  4. Vittorio Serenelli says:

    “Sarebbe grave se in una gara a punteggio i rinunciatari fossero in gran parte determinati dalla geografia.”
    Non capisco l’uso del condizionale.
    Ho 5 ragazze tesserate nella classe cadette, ne ho portate due ai regionali, non ne porterò nessuna ad Ostia. Ma se la finale fosse nel raggio di un’ora dalla nostra sede avrei fatto in modo di portarle tutte cinque? Forse no.
    A mio parere sicuramente questo criterio favorisce chi geograficamente è vicino al Palafijlkam che potrà permettersi di portare atlete non completamente formate magari solo per far fare “esperienza” ma intando sfalsando tutte le classifiche.

  5. Sara says:

    Una “DENUNCIA”… per questa sperimentazione.
    Alle qualifiche ho visto alcune ragazze (anche molto forti) salire sul tatami e rinunciare all’incontro con il semplice gesto della mano. Io credo che onorare l’avversario con un combattimento dovrebbe essere il “minimo” dello spirito sportivo.
    “L’occasione fa l’uomo ladro” non diamo più queste occasioni

  6. Piero Comino says:

    non si fanno esperimenti ad un campionato Italiano, dove è finita la parità uomo/donna? ovviamente poi quanto a punteggi….. chi è il ” genio della lampada”?
    il problema è che andremo alla prossima…..

  7. Marco Bottinelli says:

    La domanda secondo me é: avevamo bisogno di questo esperimento? Non si vedeva a priori che stiamo andando a piè sospinto verso il caos ed il ridicolo? Chi partorisce queste idee geniali lavora in questo settore ? I danni sono già evidenti prima di iniziare, punticini per il voto distribuiti a pioggia,facilitazioni geografiche e sopratutto incertezza per la macchina organizzativa con disagi sicuri per gli atleti e per chi sul campo lavorerà per dirigere e coordinare la gara. Tutto per……….qualche migliaio di euro di iscrizioni in più, 300 atlete in più sono sonanti 3000 euro, ci mancavano veramente ?
    Non era più semplice alzare magari il numero delle qualificate (anche 1 su 2) e accorpare le qualifiche in gironi che dire nord-est, nord-ovest,centro,sud,isole o altro sui generis in modo da salvare la dignità delle qualifiche e fare una pur minima selezione portando a Roma ragazze che seppur meno dei colleghi maschi qualche sacrificio lo avevano fatto per arrivare li (alla faccia della parità tra i sessi).
    Forse queste mie sono banalità ma di fronte a questi ultimi interessanti esperimenti tutti possiamo davvero sentirci liberi di esprimere completamente le ns. osservazioni.

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